Record social, fondi e palazzetti esauriti: il volley femminile italiano non si ferma più

Da Conegliano a Milano, passando per fondi d’investimento internazionali e 1,4 miliardi di visualizzazioni social: il volley femminile italiano non è mai stato così forte. La finale scudetto è solo la punta dell’iceberg.

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verso la finale scudetto
Image Credits: Rubin / Lega Volley Femminile

Da sabato 11 aprile, Conegliano e Milano si contendono il tricolore nella finale scudetto della Serie A1 Tigotà. Da un lato l’Imoco, con Alexandra Haak e Gabi a guidare la caccia all’ottavo titolo consecutivo; dall’altro la Numia Vero Volley di Paola Egonu, al quarto tentativo di sfatare il tabù scudetto dopo le finali perse nel 2022, 2023 e 2025.

Ma al di là del campo, il volley femminile italiano sta vivendo una trasformazione profonda che va ben oltre i risultati sportivi: è una storia di fondi d’investimento, diritti digitali e crescita strutturale.

Un movimento che cresce, ma con i freni

La stagione regolare ha fatto registrare 360mila spettatori nei palazzetti: appena quattromila in più rispetto all’anno precedente, ma con ben sette turni infrasettimanali in più nel calendario. Un dato che racconta due cose insieme: la vitalità del pubblico e i limiti fisici che ne frenano l’espansione.

«Il pubblico della pallavolo femminile è in costante crescita, ma abbiamo un ostacolo fisiologico nella limitata capienza e nell’arretratezza tecnologica e architettonica delle arene», sottolinea Mauro Fabris, presidente da vent’anni della Lega Pallavolo Serie A Femminile, a Il Sole 24 Ore. Un esempio plastico: le Final Four di Coppa Italia a Torino, a fine gennaio, hanno radunato 25mila persone in due giorni – con l’80% del pubblico locale – pur in assenza di qualsiasi squadra cittadina.

Le capienze ridotte hanno consentito di incassare solo cinque milioni di euro nella scorsa stagione, una cifra pari al 10-15% del fabbisogno complessivo delle 14 società di Serie A. Sul fronte infrastrutturale di base, la carenza di palestre continua a costringere le società a rifiutare iscrizioni. Un nodo che il Parlamento ha appena iniziato ad allentare con l’approvazione definitiva del disegno di legge n. 1674, il cosiddetto «palestre aperte», che facilita l’utilizzo di impianti scolastici da parte delle associazioni sportive.

Fabris è esplicito sulle richieste al sistema politico: «Non vogliamo la ‘Norma Ronaldo’, non vogliamo la spalma debiti come nel calcio, – ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Sport e Finanza nel mese di febbraio. – Ci basterebbe la defiscalizzazione delle sponsorizzazioni sportive e scelte di natura politica e amministrativa coerenti».

Al ministro per lo Sport Andrea Abodi ha già chiesto più volte di estendere le semplificazioni previste per gli stadi anche alle altre discipline.

La newco, i social e la rivoluzione dei diritti

La vera svolta di questa stagione è però di natura commerciale. Lo scorso luglio è entrata in operatività la newco Spike Media, frutto dell’accordo tra la Lega Volley Femminile e NJF Holdings – la società di investimenti fondata da Nicole Junkermann – con una ripartizione 60-40. L’ente ha gestito i diritti marketing collettivi per la prima volta in modo centralizzato, con risultati già tangibili: «Nel primo anno abbiamo distribuito circa tre volte tanto quello che facevamo di margine nello scorso campionato», riferisce Fabris.

Da luglio, alla scadenza dell’attuale contratto con Volleyball World, Spike Media subentrerà anche nella gestione dei diritti televisivi: un asset che nella scorsa stagione ha totalizzato, tra campionato e playoff su Rai Sport e VBTV, 10 milioni di spettatori.

La strategia digitale è il fulcro del nuovo modello. La Lega, supportata da Gameday e NJF Holdings, ha superato 1,2 milioni di follower sui social media con oltre 45 milioni di interazioni e un tasso di engagement del 2,8%, diventando la seconda lega sportiva italiana per presenza digitale. L’ecosistema legato al campionato ha superato 1,4 miliardi di visualizzazioni durante la regular season: un record assoluto.

«In termini di visualizzazioni siamo sopra il basket e sopra il volley maschile, siamo dietro solo alla Serie A di calcio», precisa Fabris a Sport e Finanza. La leva, spiega, è duplice: da un lato la partnership con Meta e la distribuzione gratuita di contenuti per aumentare l’engagement; dall’altro le atlete stesse, con le loro audience globali, che funzionano da amplificatori naturali del brand-campionato.

Il modello sportivo che alimenta tutto

A sostenere la crescita commerciale c’è, inevitabilmente, un primato sportivo senza precedenti. I club della Serie A1 Tigotà hanno centrato il nono titolo internazionale consecutivo a partire dalla stagione 2023-24, di cui sette europei.

L’ultimo in ordine di tempo è la CEV Challenge Cup conquistata dalla Megabox Vallefoglia, la quinta vittoria italiana consecutiva nella competizione, dopo Savino del Bene, Chieri, Novara e Roma Club. Sul totale storico, l’Italia sale a 27 affermazioni su 45 edizioni complessive della Challenge Cup: un record assoluto. Il 2 e 3 maggio, a Istanbul, Imoco Conegliano e Savino del Bene Scandicci si giocheranno le final four della Champions League.

Alla base del sistema, i settori giovanili: quasi tutti i club ne gestiscono uno direttamente o attraverso reti di club satellite. Il Consorzio Vero Volley schiera circa cinquanta squadre nei campionati nazionali, regionali e provinciali. Conegliano ha una squadra di sviluppo a San Donà di Piave che compete in Serie B1. E il Club Italia – incubatore federale delle migliori giovani, quest’anno in A2 – continua a sfornare talenti per il vertice.

«Grazie alla Megabox per aver ribadito ancora una volta la leadership assoluta della LVF Serie A italiana nel mondo», ha dichiarato Fabris dopo il successo di Vallefoglia in Challenge Cup. Un commento che vale anche per tutto ciò che il movimento ha costruito intorno al campo: infrastrutture digitali, fondi internazionali, un pubblico in cerca di palazzetti più grandi.

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