Se prima era solo teorizzato, ora si entra nella fase della progettazione. Il 31 marzo, nella sede di Fondazione Fiera Milano, si è tenuta la presentazione di Milan Ice Fiera Arena, segnando una svolta concreta nella legacy infrastrutturale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
L’arena sorgerà nel quartiere fieristico di Fieramilano, in prossimità dell’ingresso di Porta Sud. Si tratterà di una struttura temporanea – operativa da ottobre 2026 per un arco di circa tre anni – in attesa della realizzazione del palazzetto definitivo, la cui progettazione è appena iniziata e la cui apertura è attesa intorno al 2030.
L’investimento, pari a circa 5 milioni di euro interamente autofinanziati, è a carico di Fondazione Fiera Milano.
Un impianto versatile in cifre
La struttura, una tendostruttura con portante in acciaio zincato e doppio telo in PVC anticondensa, avrà una superficie principale di 5.130 metri quadrati e una copertura complessiva di 5.710 metri quadrati. La pista misurerà 60×26 metri – formato NHL – e l’impianto potrà accogliere circa 4mila spettatori.
Otto spogliatoi da 42 mq ciascuno, area riscaldamento pre-gara e un moderno sistema di trattamento aria e deumidificazione completano il quadro tecnico.
La struttura potrà ospitare hockey su ghiaccio, para ice hockey, pattinaggio di figura, curling e corsi di avviamento allo short track.
La voce della federazione
Andrea Gios, presidente della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio (FISG), non nasconde l’emozione. «Si realizza un sogno, – dichiara. – La realizzazione della Milan Ice Fiera Arena rappresenta un passaggio fondamentale per lo sviluppo degli sport del ghiaccio in Italia e, in particolare, in un territorio strategico come Milano».
Gios inquadra il progetto come un modello da esportare: «Costituisce un elemento concreto di legacy delle Olimpiadi di Milano Cortina e auspichiamo possa diventare un modello replicabile anche in altre città italiane».
Il ragionamento è supportato da dati che parlano chiaro: secondo quanto riportato da Il Giorno, il 72% delle presenze complessive sui campi di gara milanesi durante i Giochi è stato generato dagli sport del ghiaccio, con il 70% dei ricavi da biglietteria. «Le Olimpiadi hanno riacceso la fiamma della passione per questi sport e noi non vogliamo che si spenga», ha aggiunto Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano.
In una recente intervista rilasciata a Sport e Finanza, Gios aveva espresso in merito alla realizzazione dell’impianto: «L’impegno assunto dall’amministrazione comunale, dalla Regione e da Ente Fiera rappresenta un passaggio decisivo». L’obiettivo dichiarato è la sostenibilità economica: «Un’iniziativa che gravi totalmente sulle risorse pubbliche non possa avere un futuro stabile. L’obiettivo è costruire un progetto remunerativo, che non rappresenti un peso per la comunità ma che anzi generi valore».
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Hockey Club Milano: il club che (forse) verrà
L’arena da sola non basta. Per far funzionare il modello serve un motore sportivo, e quel motore potrebbe chiamarsi Hockey Club Milano. Come confermato dallo stesso Gios, il 6 marzo è stata firmata una lettera di intenti da parte di un gruppo di investitori italiani e nordamericani: da un lato House of Doge, società statunitense attiva nel settore delle criptovalute e già proprietaria della Triestina calcio; dall’altro Christof Leitner, imprenditore altoatesino specializzato in impianti a fune.
Il 13 marzo il gruppo ha presentato formale istanza di ammissione all’ICE Hockey League – il torneo transnazionale che comprende già Vienna, Lubiana e Budapest – versando la relativa entry fee. «La League dovrebbe deliberare l’ammissione entro fine aprile o inizio maggio», ha spiegato Gios.
I colori scelti sarebbero il bianco e il rosso di Milano, con un budget operativo previsto tra i 5 e gli 8 milioni di euro annui. Il club, se ammesso, potrebbe disputare almeno 30 partite l’anno nella nuova arena di Rho, con la possibilità di ospitare anche gare della Nazionale, favorite dalle dimensioni della pista da 26 metri, standard poco diffuso in Europa.
A dare voce all’entusiasmo della base c’è Davide Fadani, portiere della Nazionale cresciuto a Milano e oggi in forza al Kloten in Svizzera: «Per chi come me ha iniziato a giocare in questa città la notizia di oggi vale tantissimo. Sin dal 2019, quando sono state assegnate le Olimpiadi a Milano, speravo che queste potessero dare un futuro all’hockey milanese e così è stato».
Il peso della storia
Milano conta 32 titoli nazionali nell’hockey su ghiaccio e custodisce la memoria di una rivalità leggendaria tra la Saima e i Devils di Berlusconi, capace di riempire il Forum di Assago.
L’ultima pagina di quella storia risale a trent’anni fa. Oggi, tra tensostrutture, criptovalute e impianti a fune, quella pagina potrebbe finalmente girare.