NBA Europe al gong della campanella: ecco le proposte ricevute

La deadline per le manifestazioni d’interesse ha riservato sorprese: Oaktree entra nella corsa e apre un confronto con il fondo proprietario del Milan RedBird. Sullo sfondo, il dialogo riaperto tra NBA ed Eurolega.

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Gli scenari
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La notte americana ha chiuso i conti. Alla scadenza fissata per la presentazione delle manifestazioni di interesse non vincolanti per partecipare alla nuova NBA Europe – il campionato che la lega di Adam Silver punta a lanciare nell’ottobre del 2027 – il panorama italiano si è colorato di un intreccio finanziario-sportivo senza precedenti.

Due colossi della finanza anglosassone, già padroni del calcio milanese, ora in gara per conquistare un posto nel basket del futuro: Oaktree, il secondo fondo di investimento più grande al mondo e proprietario dell’Inter, e RedBird, la società di Gerry Cardinale che controlla il Milan. Un derby inedito, che si gioca non più sul rettangolo verde ma nelle stanze della finanza internazionale.

Il colpo di Oaktree: l’Inter punta al basket

La mossa di Oaktree, riferisce la Gazzetta dello Sport, è del tutto svincolata dal marchio nerazzurro e risponde piuttosto alla logica del suo ampio portafoglio sportivo e agli interessi consolidati del fondo nella città di Milano. Già legato negli Stati Uniti a JP Morgan e Raine – advisor ufficiali di NBA Europe – Oaktree starebbe esplorando una collaborazione con una franchigia già esistente.

Nelle ultime settimane è stato approfondito il dialogo con l’Olimpia Milano, con soddisfazione reciproca, anche se non è la sola opzione sul tavolo: non viene esclusa nemmeno la creazione di un brand del tutto nuovo, che parta da zero.

Non è il primo avvicinamento del fondo al mondo della palla a spicchi. Secondo la Gazzetta, Oaktree avrebbe già avvicinato l’Olimpia con un’offerta di ingresso in società come socio di minoranza accanto al Gruppo Armani: soluzione che lascerebbe inalterata la governance portando però capitali significativi per rafforzare il progetto sportivo.

RedBird e il rebus Varese

Sul fronte RedBird, il Corriere della Sera segnala che i rapporti tra Cardinale e l’Olimpia si sarebbero raffreddati, mentre sembrano andare «molto meglio» le interlocuzioni con il versante interista di Oaktree. RedBird ha tuttavia una carta importante da giocare: il brand Milan è considerato un valore aggiunto dalla lega americana, che conosce bene Cardinale e il suo network. In assenza di un accordo con l’Olimpia, però, il fondo avrebbe bisogno di un altro club con cui partecipare alla Serie A di basket.

Qui entra in scena Varese. Secondo il Corriere, si fanno sempre più assidui i dialoghi tra il numero uno di RedBird e Luis Scola, amministratore delegato e socio di maggioranza della Pallacanestro Varese. Un’ipotesi che però il presidente varesino Antonio Bulgheroni ridimensiona, escludendo una cessione del titolo sportivo. «Restiamo alla finestra di una situazione che per me avrà tempi lunghi», dice Bulgheroni.

L’impressione, riferisce sempre il Corriere, è che un eventuale avvicinamento a NBA Europe procederebbe «dal basso e in modo progressivo», con scenari ancora tutti aperti, compreso quello di giocare le partite di Serie A a Varese e quelle di NBA Europe in un impianto adeguato a Milano.

Roma, due cordate per un posto al sole

Dall’altra parte del quadrante italiano, a Roma si delineano due candidature distinte e per certi versi in competizione. La prima fa capo a Donnie Nelson, ex presidente delle operazioni cestistiche dei Dallas Mavericks, guidata da Rimantas Kaukenas con Luka Doncic tra i soci: questo gruppo ha già l’accordo per rilevare il titolo sportivo di Cremona e trasferire la franchigia nella Capitale. La seconda è quella di Paul Matiasic, presidente e proprietario della Pallacanestro Trieste, che porterebbe il proprio club a Roma.

La NBA dovrà scegliere quale dei due progetti sia più solido, ma prima ancora la partita si giocherà sul campo domestico: Trieste e Cremona rischiano così di perdere le rispettive franchigie in favore di un mercato ritenuto strategico dalla lega americana.

I numeri della corsa: miliardi in campo

Sul piano internazionale, i numeri diffusi da The Athletic restituiscono l’immagine di un processo tutt’altro che simbolico. Alla scadenza del bando, diversi offerenti avrebbero proposto investimenti di almeno un miliardo di dollari, mentre molti altri avrebbero raggiunto o superato la soglia minima di 500 milioni richiesta dalla lega.

Secondo The Athletic, ci sarebbe «interesse serio» da parte di oltre 120 potenziali investitori, tra cui il Fondo pubblico di investimento saudita per Londra e Qatar Sports Investments, proprietaria del Paris Saint-Germain, per Parigi.

Il vice commissario NBA Mark Tatum ha parlato di «notevole interesse da parte di diverse squadre e investitori» e di un livello di coinvolgimento che «riflette la fiducia del mercato nel modello proposto». La lega prevede 12 franchigie permanenti più quattro posti aperti ai club dei campionati nazionali europei, per un totale di 16 squadre al via.

L’Eurolega osserva e tratta

Il dato più rilevante sul fronte europeo è un’assenza collettiva: nessun club dell’Eurolega ha presentato offerte entro la scadenza, inclusa l’Olimpia Milano, legata alla principale competizione continentale fino al 2036. Questa diserzione trasforma di fatto la raccolta di candidature in un censimento delle forze esterne all’establishment cestistico europeo, un segnale che le due leghe stanno ancora cercando una via comune piuttosto che correre su binari separati.

Sullo sfondo si è infatti riaperto un dialogo tra NBA ed Eurolega. I rispettivi vertici, Silver e il nuovo amministratore delegato Chus Bueno – ex dirigente NBA considerato più aperto alla collaborazione rispetto al predecessore – avrebbero già in agenda un incontro nelle prossime settimane. Sul tavolo, secondo la Gazzetta dello Sport, ci sarebbe la vecchia proposta NBA di una lega allargata a 24 squadre, che salvaguardi la tradizione europea pur inserendo nuovi mercati come Londra, Manchester, Parigi e Roma.

La condizione americana, tuttavia, resterebbe quella di un controllo finanziario maggioritario: una partecipazione al 51% che potrebbe rendere i negoziati tutt’altro che lineari. Come avverte The Athletic, una fonte vicina alle trattative ha già segnalato che «si prospettano settimane di negoziati controversi».

Cosa succede adesso

La fase successiva sarà selettiva. NBA e advisor passeranno al vaglio le offerte e ridurranno progressivamente la rosa dei candidati, con annunci previsti a ondate successive anziché in un colpo solo. Il lancio di NBA Europe rimane fissato per ottobre 2027, con tutte le approvazioni finali che dovranno passare dal consiglio dei governatori NBA.

Cosa accadrà da qui ad allora – tra trattative con l’Eurolega, scelte sui mercati e battaglie tra cordate – probabilmente determinerà non solo chi entrerà nel gruppo, ma quale versione del basket europeo sopravvivrà.

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