Udine matricola oltre ogni aspettativa. Dal 2011, sotto la guida di Alessandro Pedone, il club ha costruito una crescita costante culminata nella Serie A1 conquistata la scorsa primavera, il percorso dell’Apu è stato in ascesa, e ora si raccolgono i frutti di programmazione e visione.
Oggi, con Adriano Vertemati in panchina, la squadra celebra una vittoria storica contro Milano e può permettersi di guardare oltre la semplice salvezza, con l’obiettivo playoff che non appare più irraggiungibile dopo aver già centrato le Final Eight di Coppa Italia.
La scelta di Vertemati
La solidità rappresenta il marchio di fabbrica del gruppo, in linea con la filosofia del tecnico milanese, 44 anni, ancora sotto contratto ma già nel mirino di diversi club, tanto da essere stato scelto anche da Luca Banchi per entrare nello staff della Nazionale.
«Per anni ho inseguito i mostri sacri delle panchine, mi sono stufato e ho scommesso su un giovane che in due anni ci ha regalato la promozione e si è guadagnato la Nazionale», spiega Pedone a La Gazzetta dello Sport.
Tra i simboli della crescita tecnica spicca Andrea Calzavara, guardia classe 2001 originaria di Gallarate, esplosa rapidamente e ora finita nel radar di Milano, nonostante un contratto triennale già firmato con l’Apu.
Un contesto territoriale in fermento
Il successo della squadra si inserisce in un contesto sportivo cittadino in grande fermento: dal calcio dei Pozzo, con l’obiettivo del decimo posto, al ritorno in A1 della Cda Talmassons nel volley femminile.
Intanto il Carnera si conferma un fortino sempre pieno, mentre il lavoro silenzioso del gm Andrea Gracis, in scadenza, continua a dare risultati concreti. «In estate ci davano ultimi sulla griglia, ma questa è una cooperativa con valori morali importanti», sentenzia Pedone, galvanizzato dopo l’impresa contro Milano.
La permanenza in categoria è ormai a un passo, ma l’ambizione non si ferma qui: le prossime sfide, tra cui quella contro Cremona e il derby con Trieste, diranno se Udine potrà sognare ancora in una stagione già oltre le previsioni.
La rete di partner
Alla base di tutto resta una struttura costruita con passione e relazioni solide, a partire dal supporto di figure chiave come Gianpaolo Graberi, oggi responsabile dei conti del club, e Marco Di Giusto del gruppo Cigierre, volto del main sponsor Old Wild West, con cui è stata sviluppata una sinergia strategica.
Il progetto Apu si fonda anche su una rete sempre più ampia di partner, raddoppiati dopo la promozione fino a superare quota 200, con Bcc Credifriuli come financial partner e il sostegno della Regione attraverso il marchio “Io Sono Friuli Venezia Giulia”.
Cuore pulsante è la nuova sede di Tavagnacco, uno spazio aperto e inclusivo che accoglie anche oltre 200 bambini del minibasket, dove si allenano i campioni del presente e si formano i talenti del futuro.
Qui ogni dettaglio è pensato per rafforzare l’identità del club, dal simbolico canestro con tre palloni fino alla presenza del brand ambassador Michele Antonutti, che dopo la carriera in campo ha scelto di continuare a rappresentare questi valori.
Nuova arena per Udine: Live Nation e Apu pronte a chiudere l’accordo da 110 milioni
Le collaborazioni di spicco
Grande attenzione è riservata anche all’immagine: fuori dal parquet la squadra indossa abiti firmati Carlo Pignatelli, con uno stile elegante e riconoscibile, mentre in campo veste la linea Jordan, un valore aggiunto garantito dal rapporto con Nike, storico partner tecnico, grazie anche all’accordo con Gtz.
Sempre a Tavagnacco è presente lo store ufficiale, punto di riferimento per tifosi e appassionati. Sul fronte infrastrutturale, il Carnera resta la casa dell’Apu, ma lo sguardo è rivolto al futuro.
La Regione ha stanziato 23 milioni per migliorare l’impianto, rendendolo più moderno e funzionale, anche se restano interventi ancora da completare, mentre Pedone immagina un salto ulteriore.
I progetti infrastrutturali
L’obiettivo è costruire un’arena da 15 mila posti, progettata insieme a Live Nation, capace di ospitare fino a settanta grandi eventi all’anno. Un’idea ambiziosa, che richiederà nuove valutazioni e un confronto con le istituzioni.
«Mi piace sottolineare che con Trieste, Venezia, Treviso e Trento il Nord Est è la maggioranza in serie A. Il basket è un motore di sviluppo economico culturale e sociale, crea occupazione, promuove inclusione, trasmette valori sani», conclude Pedone.
Oggi Udine stupisce e rappresenta un motivo di orgoglio per tutto il Friuli, anche all’interno di un contesto territoriale e sportivo in cui il basket sta vivendo una fase di grande espansione.