Le Finals pronte al trasloco dal Medio Oriente. L’appuntamento conclusivo della stagione che riunisce le migliori otto giocatrici e le migliori otto coppie del circuito, sembrano destinate a lasciare l’Arabia al termine del contratto attuale.
Dopo tre edizioni nella capitale saudita, infatti, il torneo è pronto ad aprire un nuovo capitolo, con i contatti tra WTA e federazione locale che, secondo diverse indiscrezioni, sarebbero già orientati verso una separazione.
La strategia saudita
La scelta di portare un evento così rilevante in Arabia Saudita aveva fin da subito acceso un acceso dibattito, soprattutto per le questioni legate ai diritti civili e alla parità di genere. Nonostante ciò, le giocatrici non hanno mai espresso critiche sul tema, mantenendo una posizione sostanzialmente neutrale.
Tuttavia, l’equilibrio è cambiato con l’assegnazione di un nuovo Masters 1000 nel Paese a partire dal 2028, fattore che ha inevitabilmente ridimensionato il peso e l’attrattiva delle Finals, rendendo meno strategica una loro permanenza.
In questo scenario di transizione, emerge con sempre maggiore forza una possibile alternativa rappresentata gli Stati Uniti: secondo quanto riportato da Ben Rothenberg sul blog Bounces, la città in pole position per raccogliere il testimone sarebbe Charlotte.
La voglia di tennis di Charlotte
La città del North Carolina punterebbe a riportare la manifestazione sul suolo americano dopo oltre vent’anni di assenza. L’ultima edizione disputata negli USA risale infatti al 2005, quando a trionfare fu Maria Sharapova a Los Angeles.
Charlotte, pur non ospitando tornei di primo piano da decenni, ha recentemente dimostrato un forte interesse per il tennis internazionale: eventi esibizione di grande richiamo, come quelli con Carlos Alcaraz, hanno registrato un’ottima risposta di pubblico.
Un entusiasmo che le istituzioni locali non hanno esitato a sottolineare, evidenziando la volontà concreta di attrarre eventi di alto livello, e in tal senso si inserisce il dialogo esplorativo per una collaborazione con la WTA.
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La disponibilità infrastrutturale
Dal punto di vista infrastrutturale, la candidatura poggia su basi solide. Il principale impianto individuato è lo Spectrum Center, arena moderna e recentemente rinnovata, già casa degli Charlotte Hornets in NBA.
Con una capienza vicina ai 20mila spettatori, la struttura garantirebbe standard elevati, pur richiedendo adattamenti specifici per il tennis e per una domanda di pubblico differente rispetto al basket.
A rafforzare ulteriormente l’ipotesi Charlotte c’è anche il sostegno di Ben Navarro, imprenditore miliardario e figura influente nel panorama sportivo statunitense, essendo proprietario fra gli altri del Master di Cincinnati e del WTA 500 di Charlestone, nonché padre della tennista Emma Navarro.
Il suo impegno per portare grandi eventi nel North Carolina non è una novità, e potrebbe rappresentare un elemento decisivo nelle trattative con la WTA, già alla ricerca di una sede stabile per il futuro.
L’orizzonte temporale del potenziale accordo
Resta comunque un margine di incertezza, legato alla possibilità che altre città possano inserirsi nella corsa con nuove proposte e insidiare le trattative attualmente in corso tra le parti.
Allo stesso modo, non è ancora chiaro quale potrebbe essere la durata di un eventuale accordo con Charlotte: si parla di un ciclo triennale, ma non si escludono soluzioni più a lungo termine, in linea con una strategia di rilancio globale dell’evento.
Ciò che appare ormai sempre più probabile è che il 2026 segnerà l’ultima edizione delle Finals a Riad. La WTA, pur mantenendo il massimo riserbo, ha già confermato di essere attivamente impegnata nella ricerca di una nuova destinazione.