Costi alle stelle: la guerra in Medio Oriente colpisce la MotoGP

Il conflitto iraniano ha fatto esplodere i costi di trasporto del 30% e costretto il rinvio del GP del Qatar. Tra fan furiosi e calendari stravolti, Liberty Media affronta la sua prima vera crisi operativa.

MotoGP Qatar
problemi logistici
Image Credits: media KTM - Rob Gray (Polarity Photo)

La guerra non risparmia nemmeno il Motomondiale. Mentre i missili continuano a cadere in Medio Oriente, la MotoGP fa i conti con ricadute logistiche ed economiche sempre più pesanti. A rivelarlo è Carles Jorba, responsabile delle operazioni di MotoGP Sports Entertainment, in una conversazione con Palco23 tra rinvii, cambiamenti di calendario e costi.

Un calendario da 22 GP e quasi 4mila persone in movimento

Il calendario 2026 prevede 22 Gran Premi in 19 paesi. Dietro ogni gara si muovono quasi 4mila persone, 900 casse di materiali e dai tre agli otto mesi di pianificazione preventiva. Una macchina organizzativa di tale portata è strutturalmente vulnerabile alle turbolenze geopolitiche.

Jorba ammette che quantificare l’impatto complessivo sulla stagione è, al momento, impossibile: «Dipende dal fatto che il conflitto armato si protragga o meno. Non abbiamo una percentuale esatta, anche se mi piacerebbe conoscerla».

Per contenere i costi, la federazione ha firmato un contratto con Qatar Airways, compagnia aerea ufficiale del campionato. Un accordo che sta dimostrando la sua utilità: «Siamo partiti dalla Thailandia senza aerei e siamo riusciti a trovarne due in soli dieci giorni, – sottolinea Jorba. – Questa settimana i costi sono schizzati alle stelle a causa del conflitto in Medio Oriente».

Per quantificare l’aumento dei costi di trasporto, tra la Thailandia, sede del Gran Premio d’apertura, e il Brasile, tappa del campionato che si terrà questo weekend, è stato al 30%.

Il GP del Qatar rinviato a novembre: l’effetto domino sul finale di stagione

L’impatto più visibile della crisi è il rinvio del Gran Premio del Qatar, originariamente in calendario per il weekend del 10-12 aprile, spostato al 6-8 novembre. Una decisione che ha innescato un effetto domino: il GP del Portogallo slitterà al 22 novembre, mentre il gran finale di Valencia si correrà il 29 novembre, data senza precedenti nella storia del Motomondiale.

Il rischio maltempo a fine novembre è concreto, ma le alternative erano scarse: gli unici buchi nel calendario cadono in estate, periodo in cui le temperature a Losail renderebbero la gara impraticabile.

Il capo della MotoGP, Carmelo Ezpeleta, ha escluso fin dall’inizio la cancellazione: l’obiettivo era posticipare, non eliminare. Le voci su un possibile reintegro dell’Argentina nella data liberatasi sono state rapidamente smentite.

I costi ricadono (anche) sui team

Dal punto di vista contrattuale, MotoGP Sports Entertainment copre l’intero costo del trasporto fino a una soglia prestabilita. Superata la franchigia, i team devono farsi carico della quota eccedente.

Secondo Jorba, «la maggior parte dei team ufficiali tende a superare il limite, mentre i team satellite sono appena entro tale limite».

Con un aumento dei costi del 30% già registrato a stagione appena iniziata, i budget dei team – già ottimizzati nei minimi dettagli da professionisti dedicati – rischiano di subire pressioni significative.

Le novità 2026 complicano ulteriormente la logistica

Il 2026 porta con sé il debutto di una nuova competizione Harley-Davidson, che sostituisce la MotoE (quest’anno assente). «Il paddock sarà diverso; dalle tribune si potranno vedere i box Harley; c’è una complicazione logistica interna nel paddock durante i GP», riconosce Jorba, specificando però che tra una gara e l’altra sarà tutto uguale.

Guardando al futuro, il manager indica due priorità strategiche: rafforzare i processi per le gare extraeuropee perchè «meno gare ci sono tra una data e l’altra, più la situazione si complica» e valutare l’espansione del trasporto marittimo: «È più economico che volare e dobbiamo mantenere la nostra attuale flotta di cinque aerei».

Fan sul piede di guerra: sui social esplode la protesta

La reazione del pubblico è stata durissima. Su Reddit e X, i commenti si sono moltiplicati con toni accesi. «Stanno spostando due gare, causando enormi difficoltà agli organizzatori e ai tifosi che avevano programmato di venire. Tutto questo solo per evitare di cancellare una gara le cui tribune sono sempre state vuote», scrive un utente.

C’è anche chi legge la vicenda in chiave strettamente finanziaria: «Il denaro del Qatar è troppo prezioso per rifiutarlo».

Liberty Media e MotoGP SEG hanno più volte sottolineato di tenere in grande considerazione il parere dei tifosi. Sarà interessante vedere se questa valanga di critiche influenzerà le scelte future, a partire dalla conferma o meno del GP di Losail a novembre.

La MotoGP, sotto Liberty Media, sta seguendo lo stesso percorso di espansione globale già intrapreso dalla Formula 1, ma con risorse economiche inferiori e un calendario ancora molto eurocentrico. La gestione della crisi qatariota dimostra che, in un campionato mondiale sempre più esposto alle variabili geopolitiche, il margine di manovra è spesso molto limitato.

E la scommessa implicita che il conflitto si attenui entro l’autunno resta, purtroppo, tutt’altro che scontata.

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