L’ipotesi di concludere il Mondiale di Formula 1 a dicembre a Imola, invece che in Qatar o ad Abu Dhabi come previsto dal calendario, ha riportato al centro dell’attenzione del paddock una questione che ha ben poco di sportivo: il contenzioso fiscale tra l’Agenzia delle Entrate e le scuderie che hanno sede all’estero.
A riaccendere il dibattito è stato Valtteri Bottas, che durante la conferenza stampa dei piloti a Sepang, dove questo fine settimana si disputerà il Gran Premio del Bahrain trasferito in Malesia a causa delle tensioni in Medio Oriente, ha elencato le ragioni della propria freddezza nei confronti della gara del 6 dicembre.
Secondo quanto riferito dalla Gazzetta dello Sport, il finlandese ha indicato «il meteo, la nebbia, il tramonto precoce, le basse temperature e le tasse italiane», aggiungendo che «nessun pilota vuole correre in Italia per quello che è successo lì con la tassazione» e manifestando la preferenza per una gara «al caldo in Qatar e ad Abu Dhabi». La sua scelta ricadrebbe sugli Emirati anche perché, a suo dire, lì «non ci sono tasse».
Il contenzioso e i quasi 100 milioni recuperati
Il riferimento è a un’indagine che ha interessato i Gran Premi disputati sul territorio italiano: i piloti stranieri e i team privi di una sede in Italia sono stati considerati lavoratori autonomi che avevano prodotto profitto, ma le rispettive squadre non avevano effettuato la ritenuta alla fonte, configurando di fatto un’evasione.
Il Resto del Carlino, che aveva ricostruito la vicenda nelle settimane precedenti, ha precisato che gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno interessato i compensi relativi alle gare del 2020 e del 2021, mentre altre fonti ampliano il perimetro agli anni successivi al 2018 e ai weekend di Mugello, Imola e Monza. L’intervento delle Fiamme Gialle ha consentito di recuperare quasi 100 milioni di euro tra imposte e sanzioni, con i piloti chiamati a versare quanto dovuto all’Agenzia delle Entrate.
La questione, tuttavia, rimane aperta sul piano del dibattito pubblico, come dimostra l’intervento di Bottas.
«Le tasse basta pagarle»
A Bottas ha risposto Max Verstappen, che già nei giorni precedenti aveva indicato Imola come «piano B» e aveva manifestato scarsa propensione a correre in un luogo situato vicino a un conflitto armato. Il quattro volte campione del mondo ha ridimensionato la questione con una battuta asciutta, riportata anche dalla Gazzetta: sul fisco non vede «alcun problema», perché «le tasse basta pagarle».
Per quanto riguarda il clima romagnolo, l’olandese ha osservato che in inverno esistono «posti peggiori» e che, nonostante il freddo maggiore e il buio anticipato, i piloti sono «abbastanza intelligenti da non guidare al buio». In sostanza, basta programmarlo all’orario giusto.