Abodi: «La vera eredità dell’America’s Cup non sarà una fotografia del 2027»

Il ministro per lo Sport e i Giovani alla vigilia delle regate preliminari: «L’America’s Cup è un acceleratore, non una parentesi». Da Bagnoli alla blue economy, l’obiettivo è trasformare il grande evento in un progetto strutturale per Napoli

Accordo America's Cup
la visione del ministro
Image credit: media hub America's Cup

Non è più questione di giorni, ma ormai di ore. Il conto alla rovescia si assottiglia e giovedì 24 settembre l’America’s Cup tornerà a prendere il largo nel Golfo di Napoli, con le regate preliminari della Louis Vuitton America’s Cup che daranno di fatto il via alla grande manifestazione destinata a culminare nel 2027.

Un ritorno atteso tredici anni, dopo le prime esperienze napoletane del 2012 e del 2013, ma questa volta con una differenza sostanziale: alle spalle dell’evento c’è un progetto di rigenerazione urbana e territoriale che punta a lasciare qualcosa alla città anche quando le barche avranno lasciato il Golfo.

È proprio il concetto di legacy a emergere dall’intervista concessa al Mattino dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che individua nell’America’s Cup non un traguardo in sé, ma uno strumento attraverso il quale accelerare trasformazioni già avviate e costruire nuove opportunità per Napoli e per il Mezzogiorno.

«La vera eredità dell’America’s Cup non sarà una fotografia del 2027 – spiega il ministro, – ma ciò che resterà quando i team avranno lasciato il Golfo, magari nel 2029. Penso a Bagnoli che tornerà a vivere, agli spazi dedicati alla cittadinanza, a nuove competenze, a una maggiore consapevolezza della forza dell’economia del mare e nuove opportunità che continuino a produrre valore per la comunità».

Bagnoli e non solo: l’America’s Cup come acceleratore di una trasformazione già avviata

Il riferimento a Bagnoli non è casuale. La nuova area che ospiterà le basi operative dei team rappresenta infatti uno degli elementi più importanti del progetto napoletano, anche per la coincidenza tra lo svolgimento dell’evento e il più ampio processo di rigenerazione dell’area, sostenuto da 1,2 miliardi di euro di investimenti.

Ed è proprio qui che, nella lettura del ministro, si misura la differenza tra ospitare un grande appuntamento internazionale e utilizzarlo come leva per un progetto di più lungo periodo. «L’America’s Cup è un acceleratore, non una parentesi – sottolinea Abodi – il vento di questo straordinario evento continuerà a soffiare anche dopo la Coppa», richiamando anche quanto avvenuto con i Giochi del Mediterraneo e, prima ancora, con le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina.

Il principio è quello di evitare che l’investimento venga esaurito dal calendario sportivo, facendo invece in modo che le opere e le relazioni costruite per l’evento possano continuare a produrre effetti sulla città. Nel caso di Bagnoli, il progetto dell’America’s Cup si sovrappone così a una trasformazione urbana attesa da decenni, mentre sul piano più generale l’obiettivo dichiarato è rafforzare il rapporto di Napoli con il mare.

Dalle regate alle competenze: la legacy passa anche da giovani e lavoro

L’eredità, nelle parole di Abodi, non è però soltanto fatta di infrastrutture o meglio, non solo. Il ministro, che ha anche la delega alle Politiche giovanili, insiste infatti sulla possibilità di utilizzare l’evento come occasione formativa, soprattutto per i ragazzi napoletani.

«Dalla nautica alla tecnologia, dall’accoglienza alla comunicazione, dalla logistica ai nuovi mestieri del mare, ci sono filiere da costruire, professionalità da formare e nuovi spazi lavorativi da mettere a disposizione – spiega Abodi – la sfida è fare in modo che proprio i giovani siano protagonisti, non semplici spettatori». Da qui il collegamento con i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento delle scuole superiori, sviluppato insieme al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

L’obiettivo, nelle intenzioni del Governo, è fare in modo che l’America’s Cup non produca soltanto un incremento temporaneo di visitatori, ma possa avvicinare giovani, scuola, università e imprese alle filiere che ruotano attorno al mare e allo sport. «L’America’s Cup può diventare un’aula a cielo aperto, dove la passione diventa competenze che incontrano il lavoro – aggiunge il ministro – alimentando sinergie con la scuola, l’università e le imprese».

Un ragionamento che si lega anche alla capacità di Napoli di trattenere almeno una parte dei visitatori attesi nei prossimi giorni che, pur trattandosi di regate preliminari porteranno in città oltre 600mila turisti.
«Le preregate sono il motivo per arrivare a Napoli, ma non l’unico per restare – osserva Abodi – dobbiamo trasformare la curiosità per la competizione in desiderio di conoscere la città e la Campania». Cultura, natura, arte, storia, enogastronomia, borghi e isole dovrebbero quindi trasformare il pubblico dell’evento in un potenziale ambasciatore della città.

Blue economy e grandi eventi: l’obiettivo è trasformare l’occasione in un modello

Ma in definitiva è il concetto di legacy ad assumere la dimensione economica più ampia. L’America’s Cup può diventare, secondo Abodi, un’occasione per consolidare la relazione tra Napoli e la blue economy, mettendo in connessione nautica, cantieristica, ricerca, innovazione e turismo.

«Questa è la vera sfida: fare in modo che ciò che un grande evento genera diventi strutturale – afferma il ministro – l’America’s Cup può rafforzare il rapporto di Napoli con il mare e valorizzare la filiera della blue economy, dalla nautica alla cantieristica, dalla ricerca all’innovazione, fino al turismo, creando nuove competenze e opportunità per i giovani».

È questo, in definitiva, il punto sul quale si gioca la partita che va oltre le regate. Il 24 settembre sarà il giorno dell’esordio sul campo di gara, il 2027 quello nel quale Napoli ospiterà il grande appuntamento dell’America’s Cup, ma la misura più importante del progetto arriverà necessariamente dopo, quando si potrà verificare quanto delle infrastrutture, delle competenze e delle relazioni costruite attorno all’evento sarà rimasto alla città. «L’eredità deve tradursi in infrastrutture, relazioni, e capacità di attrarre investimenti – concude Abodi – così l’evento diventa un acceleratore della crescita e della proiezione internazionale di Napoli e del Mezzogiorno».

E Bagnoli, da questo punto di vista, rappresenta il banco di prova più evidente: non soltanto la base operativa dell’America’s Cup, ma uno dei luoghi nei quali la promessa di una legacy dovrà trasformarsi in una realtà permanente.