Tredici anni dopo, il Golfo di Napoli tornerà a vedere nel suo mare le imbarcazioni dell’America’s Cup. L’ultima volta era stata nel 2013, dopo la prima esperienza del 2012, ma stavolta la differenza è a dir poco sostanziale: le regate preparatorie in programma dal 24 al 27 settembre rappresentano soltanto l’antipasto della Louis Vuitton America’s Cup che andrà in scena nel 2027, e culminerà con “The Match” la finale dell’America’s Cup contro il defender Emirates Team New Zealand
Perché, è cosa nota tra i velisti, “per vincere l’America’s Cup, prima devi vincere la Louis Vuitton Cup”.
Tornando a Napoli però, mentre la macchina organizzativa corre verso l’appuntamento del prossimo anno, l’ambizione è di non fermarsi lì e guardare oltre. È infatti obiettivo dichiarato portare – o per meglio dire tenere – in città anche la prossima edizione della Coppa, quella del 2029.
Non è ancora un’assegnazione, naturalmente, ma l’ipotesi trova una motivazione concreta negli investimenti che stanno trasformando Bagnoli e altre aree della città e, soprattutto, nella possibilità di utilizzare anche in futuro infrastrutture e strutture già realizzate per l’evento.
È una prospettiva che cambia anche la dimensione economica dell’operazione, sottolineando la bontà dell’investimento in un’ottica più lungimirante.
Per l’edizione complessiva dell’America’s Cup prevista tra settembre 2026 e luglio 2027 sono stimati 1,5-1,7 milioni di visitatori, un impatto economico di lungo periodo nell’ordine di 1,2 miliardi di euro e circa 11mila posti di lavoro legati all’indotto della manifestazione.
Numeri che spiegano perché dietro le regate Napoli possa rappresentare l’esempio concreto già visto spesso all’estero e decisamente meno in Italia di come l’evento sportivo diventa un acceleratore di investimenti e trasformazioni urbane.
Bagnoli al centro del progetto e la lezione del 2013
Il confronto con la precedente esperienza napoletana è quasi inevitabile. Nel 2013 la città aveva organizzato le regate tra cantieri, polemiche sulla pedonalizzazione del lungomare e la chiusura della Riviera di Chiaia; tredici anni dopo i lavori sono ancora numerosi, ma questa volta fanno parte di un processo molto più ampio, che interessa Bagnoli e diverse infrastrutture strategiche della città e che ha nell’America’s Cup una delle scadenze capaci di accelerarne la realizzazione.
Dal grande cantiere di Bagnoli al Tram del mare, passando per la sistemazione di piazza Municipio, le nuove fermate della metropolitana di Poggioreale, Tribunale e Capodichino; ma anche il rifacimento di corso Umberto, la Villa Comunale e il Lungomare, sono questi gli interventi più eclatanti, che dovranno essere completati nell’ambito della più generale trasformazione urbana in corso a Napoli.
A Bagnoli, in particolare, il Governo ha investito 1,2 miliardi di euro per la riqualificazione dell’area, che Sport e Salute considera uno dei principali lasciti del progetto America’s Cup. «La vera sfida, per noi, non è organizzare bene quattro giorni di regate – ha spiegato l’ad di Sport e Salute Diego Nepi Molineris a Sportweek -. La vera sfida è fare in modo che tra dieci, quindici, vent’anni qualcuno possa guardare Bagnoli e dire: “Da qui è cambiato qualcosa”».
Che il senso dell’operazione debba andare oltre il calendario sportivo, per lo più così circoscritto, è cosa piuttosto nota ma che non debba essere considerata ovvia. Infrastrutture, competenze, lavoro, formazione, sport e nuovi spazi sono gli elementi attraverso i quali l’organizzazione punta a costruire una legacy destinata a rimanere anche quando le barche avranno lasciato il Golfo.
E proprio Bagnoli potrebbe diventare uno degli argomenti a favore di un ritorno nel 2029. La base dei team sulla Colmata, che sarà inaugurata all’inizio di ottobre, offre infatti spazi e caratteristiche difficili da trovare altrove per un evento di questa dimensione, soprattutto considerando le esigenze delle imbarcazioni più grandi e il pescaggio degli AC75 che saranno protagonisti della Coppa America del 2027.
Per i team, inoltre, poter contare su una struttura già realizzata e su un’organizzazione già rodata significherebbe ridurre una parte significativa dei costi necessari per un nuovo appuntamento; elemento che, al di là della suggestione del Golfo di Napoli, introduce una logica economica concreta nella prospettiva di un possibile ritorno, a maggior ragione se caldeggiata dagli stessi team.
Dalla regata alla città: l’ambizione di portare la vela a tutti
Sport e Salute ha avviato una serie di iniziative per coinvolgere territori e fasce di popolazione normalmente lontani dai grandi eventi sportivi e in particolare dalla vela: tra queste, il progetto realizzato con la Federazione Italiana Vela che ha portato 350 ragazzi di Caivano a provare gli Optimist e le attività sviluppate insieme a Mascalzone Latino, con un presidio sportivo all’interno di una base della Marina Militare. Anche Nisida, dove sono già arrivati gli AC40 dei team, viene indicata come uno dei luoghi destinati a cambiare ruolo nella narrazione internazionale della città.
«Bagnoli e Nisida fino a poco tempo fa erano scommesse che in pochi avrebbero definito possibili – ha sottolineato il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma -, oggi sono chiamate a diventare luoghi simbolo di un evento globale. L’America’s Cup in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno rappresenta una sfida che richiede visione, organizzazione e capacità di fare squadra tra livelli istituzionali diversi».
La stessa impostazione emerge anche nelle parole di Nepi Molineris, secondo cui «se l’America’s Cup resta confinata al mare, abbiamo perso una parte della sua forza: la Coppa, , deve entrare nella città, nei quartieri, nelle scuole e nelle periferie, portando con sé non soltanto la competizione, ma anche tecnologia, ingegneria, design, sostenibilità, professioni e nuove competenze».
Lo sguardo al 2029 e oltre: un elemento permanente della trasformazione di Napoli
È proprio questa eredità, che abbraccia sia gli aspetti più materiali che quelli meno tangibili ma forse di valore ancor superiore, a sostenere l’ambizione di Napoli di non fermarsi al 2027.
Il Governo guarda già alla possibilità di ospitare nuovamente la Louis Vuitton America’s Cup nel 2029 e Sport e Salute, attraverso Nepi Molineris, ha esplicitato l’obiettivo di convincere l’organizzazione a restare in Italia e a Napoli anche per la successiva edizione.
La prospettiva non nasce soltanto dalla bellezza del campo di regata, che non ha bisogno di grandi descrizioni ma è di fatto un vero e proprio anfiteatro naturale con Vesuvio, Capri, Posillipo, lungomare e isole a fare da sfondo alle imbarcazioni.
Nasce anche dalla combinazione tra infrastrutture, spazi per i team, capacità organizzativa e investimenti che stanno modificando il territorio. Per la regata preliminare di settembre, ad esempio, Sport e Salute ha previsto un investimento di 1,2 milioni di euro per la realizzazione di quattro piattaforme sul mare, ciascuna in grado di ospitare 250-300 persone.
La vera scommessa, quindi, è fare in modo che l’America’s Cup non sia soltanto un appuntamento da consumare in mare nell’arco di alcune settimane, ma diventi un elemento permanente della trasformazione di Napoli.
«Vogliamo convincere l’America’s Cup a restare in Italia e a Napoli fino al 2029, ma soprattutto vogliamo vincere la regata più importante: fare in modo che qualcosa di grande sia rimasto», ha spiegato Nepi Molineris.
Una città diversa, trasformata in meglio grazie alla leva del grande evento sportivo è indubbiamente la prima vittoria. Ma se a questa si aggiunge il lascito di una capacità più strutturale di ospitare manifestazioni del genere, Napoli potrà dire di aver vinto la vera regata.