Da oggi 11 settembre a domenica 13, Budapest diventa il laboratorio della nuova atletica. Qui debutta Ultimate Championship, un format di World Athletics destinato, nelle intenzioni della federazione internazionale, a tornare ogni due anni.
Al centro c’è un montepremi senza precedenti per una singola manifestazione: 10 milioni di dollari da distribuire in 28 gare nell’arco di tre giornate. La posta in gioco è alta: 150mila dollari al primo classificato, 75mila al secondo, 40mila al terzo e 80mila alle staffette.
Numeri che, come ha sottolineato il presidente di World Athletics Sebastian Coe, ridisegnano la scala dei premi dell’atletica: un oro all’Ultimate Championship vale più del doppio rispetto ai 70mila dollari assegnati per un titolo mondiale e quasi otto volte i 20mila previsti per una vittoria in Diamond League.
Format Ultimate Championship: una gara, nessun tempo morto
Il principio del format è semplice: ridurre al minimo le pause e concentrare lo spettacolo. In pedana e in pista arrivano soltanto i migliori: campioni olimpici di Parigi, campioni del mondo di Tokyo, vincitori dell’ultima Diamond League e atleti selezionati attraverso il ranking o invitati con wild card.
Non esistono limiti di rappresentanza nazionale. Così, nei 100 metri femminili, possono ritrovarsi al via cinque giamaicane, mentre nei 5000 metri possono essere sei le etiopi in gara. Anche la simbologia cambia: niente medaglie, ma un anello personalizzato con il nome dell’atleta e la specialità, da inserire nel trofeo dell’evento, realizzato in oro e pietra.
La risposta alle leghe private
Dietro la nascita dell’Ultimate Championship c’è però una partita economica. Negli ultimi due anni gli atleti hanno contestato più volte la distribuzione dei ricavi e il livello dei premi del circuito tradizionale. Da quel malcontento sono nate nuove competizioni private, pronte a contendersi pubblico, campioni e investimenti.
Il Grand Slam Track, ideato dall’ex campione statunitense Michael Johnson, aveva annunciato quattro appuntamenti annuali e un montepremi complessivo di 12,6 milioni di dollari. Il progetto, però, è naufragato pochi mesi dopo, con la bancarotta e il mancato pagamento di alcune somme promesse agli atleti.
Athlos, fondato dal co-fondatore di Reddit Alexis Ohanian, ha invece già disputato due edizioni, entrambe dedicate esclusivamente all’atletica femminile. Un circuito costruito anche attraverso una forte identità di marketing: alla vincitrice viene assegnata una corona firmata Tiffany, oltre a un premio di 65mila dollari.
World Athletics ha scelto di rispondere prima che il fenomeno potesse consolidarsi. Prima con un bonus di 50mila dollari per gli ori olimpici di Parigi 2024, poi con l’aumento dei premi ai Mondiali e in Diamond League. Ora arriva l’Ultimate Championship, nel tentativo di presidiare direttamente quello spazio che le iniziative private avevano cominciato a occupare.
«Il nuovo format è il giusto mix per attirare le nuove generazioni verso il nostro sport», ha spiegato Coe, definendo il montepremi una forma di «financial welfare» pensata perché «nessun atleta se ne andrà a mani vuote».
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Prima lo show, poi la gara
La confezione dell’evento è stata studiata per un pubblico abituato ai social e alla fruizione da smartphone.
Il cronometro sarà l’elemento dominante sullo schermo, mentre la classifica verrà spostata lateralmente. L’obiettivo è rendere le gare immediatamente leggibili anche sugli schermi più piccoli. Non ci sarà inoltre una giuria d’appello, scelta che dovrebbe evitare interruzioni e mantenere più serrati i tempi televisivi. Un’altra novità sarà lo stadio oscurato, con luci solo sull’area della competizione.
«Tutti devono capire che lo sport per noi è professionismo e all’estero non hanno la fortuna di avere delle istituzioni militari che tesserano e aiutano gli atleti, io ho amiche negli Usa che devono pagarsi l’attività e dove il contributo dello sponsor è minimo, – ha dichiarato Larissa Iapichino. – Gli Ultimate sono una buona idea, anche il formato aggressivo mi piace, è subito finale, e l’idea di uno stadio nero illuminato solo nella sede di gara è buona. Soprattutto per gli spettatori che così non saranno distratti da altri eventi in corso e chi è davanti alla tv potrà apprezzare meglio il nostro gesto atletico senza interruzioni. Chi resta indietro va fuori, c’è più dramma, ma anche più adrenalina. Bisogna dare il meglio subito, non mi spaventa».
Anche la musica entra nel progetto grazie agli atleti stessi. Mondo Duplantis ha composto e interpreterà l’inno ufficiale della manifestazione, Gold. Noah Lyles porterà il proprio dj per animare le serate.
Usain Bolt sarà presente nel ruolo di ambassador.
«Ho vinto tre titoli olimpici consecutivi nello sprint e non ho mai visto un soldo», ha raccontato il giamaicano, dicendosi «felice per gli atleti che finalmente sono ricompensati».
Quattordici italiani in gara
L’Italia schiera quattordici atleti. Tra loro c’è Marcell Jacobs, atteso al ritorno nei 100 metri a un mese dall’infortunio rimediato agli Europei di Birmingham. Ci sarà anche Gianmarco Tamberi, che proprio a Budapest conquistò il titolo mondiale tre stagioni fa.
Nel lungo femminile, invece, i riflettori sono puntati su Larissa Iapichino, che parte con i favori del pronostico dopo il forfait dell’americana Tara Davis-Woodhall.
Oltre a loro saranno in gara anche Zaynab Dosso, Darya Derkach, Ayomide Folorunso, Eloisa Coiro, Francesco Pernici e atlete e atleti della staffetta 4×400 mista.
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I dubbi: prestigio e distribuzione delle risorse
L’Ultimate Championship, però, non convince tutti. La scelta di World Athletics di muoversi autonomamente sul tema dei premi in denaro agli atleti ha aperto un fronte con il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che solo da quest’anno ha introdotto un montepremi olimpico.
C’è poi una questione più profonda, legata all’equità all’interno dell’atletica. I grandi campioni, spesso già sostenuti da importanti contratti di sponsorizzazione, sono quelli che beneficiano maggiormente dei nuovi premi. Rimane invece irrisolta la situazione degli atleti che occupano la fascia medio-bassa del ranking mondiale, proprio quella più esposta alla precarietà economica.
Il caso di Nadia Battocletti è emblematico. L’azzurra, che ha rinunciato all’invito di Budapest per concentrarsi sugli Europei di cross di dicembre. «A Budapest non ci sono veri titoli in palio, non è un campionato», ha spiegato il padre e allenatore Giuliano a Runner’s World. Una scelta, ha chiarito, dettata dalla programmazione della stagione e non dal livello del montepremi.
È questa, in definitiva, la scommessa più difficile per World Athletics: capire se l’Ultimate Championship riuscirà a costruire nel tempo un prestigio sportivo importante, oppure se resterà solo un grande spettacolo, ricco di campioni e denaro.
La risposta arriverà dalla pista. Le gare sono in programma da oggi alle 19 fino a domenica, con diretta su Rai 2, Rai Sport e Sky Sport e streaming su RaiPlay, Sky Go e NOW.