Scommesse in maglia: Premier League sotto pressione per gli sponsor di gioco

Nella stagione 2022-23 erano ancora nove i club della Premier League con un operatore di gioco in bella vista sulla maglia, per un valore complessivo stimato intorno agli 80 milioni di sterline. Da allora il numero è sceso progressivamente, ma la questione non ha perso rilevanza.

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Il calcio inglese non è mai stato così ricco, e forse mai così esposto. Il dibattito sugli sponsor di scommesse sulle maglie da calcio ha raggiunto il Parlamento britannico, con dati che rendono difficile ignorare la questione: nella stagione 2022-23 erano ancora nove i club della Premier League con un operatore di gioco in bella vista sulla maglia, per un valore complessivo stimato intorno agli 80 milioni di sterline.

Da allora il numero è sceso progressivamente, ma la questione non ha perso rilevanza. Non si tratta solo di un problema etico astratto. Secondo i dati della UK Gambling Commission, circa 1,8 milioni di persone nel Regno Unito sono classificate come giocatori a rischio, con i giovani tra i gruppi più vulnerabili. Le maglie da calcio, indossate da bambini e adulti allo stesso modo, diventano in questo contesto uno strumento pubblicitario con una portata che va ben oltre gli spalti. Quanto valgono questi contratti Gli 80 milioni di sterline stimati non sono distribuiti in modo uniforme.

Club come Brentford, con Hollywoodbets in maglia, hanno firmato accordi che si avvicinano ai 10 milioni di sterline all’anno. Altri club di media classifica si assestano su cifre tra i 5 e i 7 milioni. Per dare un’idea della scala: i contratti con sponsor di betting rappresentano in media il 15-20% del valore dello sponsor principale sulle maglie per i club fuori dalla top 6. Per chi vive di equilibri di bilancio sottili, quella percentuale vale spesso la differenza tra attivo e passivo a fine stagione.

Scommesse in maglia Premier League: cosa prevede il Gambling Act

La nuova normativa e i tempi di transizione Il governo britannico ha annunciato nel 2023 una riforma del Gambling Act del 2005, con misure specifiche sulla pubblicità sportiva. L’intesa raggiunta con la Premier League prevede che entro la stagione 2025-26 nessun operatore di scommesse possa apparire sul fronte delle maglie dei club della massima divisione inglese.

E’ una vittoria parziale per i gruppi di tutela dei consumatori, che avrebbero preferito una scadenza anticipata. I club, dal canto loro, hanno ottenuto il tempo necessario per trovare sponsor alternativi, un processo che in alcuni casi richiede 12-18 mesi di trattative. Chi ha già cambiato rotta Alcune squadre hanno anticipato i tempi. Il Tottenham Hotspur ha chiuso il lungo rapporto con AIA, compagnia assicurativa asiatica, per poi passare a Socios.com e, dalla stagione 2024-25, a HP come sponsor principale. L’Arsenal ha da anni evitato sponsor di betting. Entrambi i club dimostrano che alternative valide fuori dal settore del gioco si trovano, a patto di investire tempo nelle trattative. L’esperienza di questi club dimostra che alternative credibili esistono.
Il nodo è il valore: trovare un sostituto che garantisca cifre simili a quelle degli operatori di scommesse, notoriamente disposti a pagare premium per la visibilità calcistica, non è sempre semplice. Il modello italiano a confronto In Italia la situazione e’ diversa ma non per questo priva di tensioni.

Il Decreto Dignità del 2018 ha vietato qualsiasi forma di pubblicità per il gioco d’azzardo, incluse le sponsorizzazioni sulle maglie. Una norma che ha fatto discutere, ma che ha di fatto eliminato il problema alla radice, almeno nel calcio professionistico. Chi volesse approfondire come funziona il mercato delle sponsorizzazioni sportive in Italia può trovare un’analisi dettagliata nel pezzo sugli sport più seguiti in Italia, che offre una prospettiva utile sul peso economico del calcio rispetto ad altri sport nel panorama nazionale.

Come viene affrontato il tema in Italia

Le scommesse online e i codici promozionali Nonostante i divieti pubblicitari sulle maglie, il mercato delle scommesse sportive online resta attivo e competitivo anche in Italia. Gli operatori si affidano a strumenti di marketing digitale, tra cui offerte promozionali e bonus di benvenuto rivolti ai nuovi iscritti. Per chi vuole orientarsi tra le offerte disponibili, una buona partenza è capire dove trovi i codici promo William Hill, uno degli operatori con maggiore storico sul mercato italiano. Un settore che si reinventa Il dibattito sulle sponsorizzazioni di betting nel calcio non è solo europeo.
In Australia, Canada e in diversi stati degli Stati Uniti si discutono misure simili, con livelli di restrizione variabili. La tendenza globale sembra però chiara: i governi stanno iniziando a trattare la pubblicità del gioco con gli stessi criteri applicati al tabacco e all’alcol.

Per il calcio inglese, la fine degli sponsor di scommesse sulle maglie rappresenta un punto di non ritorno. Resta da vedere se il mercato saprà colmare il vuoto in termini di valore, e se le leghe minori, escluse dagli accordi, seguiranno la stessa strada. Le sponsorizzazioni sportive in Italia seguono logiche proprie, che chi segue il settore ha imparato a conoscere nel dettaglio.
Per chi è curioso di capire quanto pesano gli accordi commerciali anche per i singoli atleti, l’analisi su quanto valgono gli sponsor di Sinner offre un punto di partenza concreto su come si calcolano questi contratti e cosa li rende sostenibili nel tempo.