Armani, il 15% si divide in tre: Essilux, Lvmh e L'Oréal verso una quota paritaria

La Giorgio Armani spa avvia il processo di cessione previsto dal testamento del fondatore: l’ipotesi prevalente è vendere ai tre colossi internazionali un pacchetto azionario del 5% ciascuno.

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La Giorgio Armani spa si appresta ad aprire un nuovo capitolo della sua storia, dando esecuzione alle ultime volontà del fondatore scomparso lo scorso settembre. Secondo quanto riferisce La Repubblica, l’amministratore delegato Giuseppe Marsocci sta definendo un piano industriale quinquennale in continuità, da consegnare alle banche d’affari che saranno incaricate di selezionare i futuri soci di minoranza del gruppo.

Il processo prenderà avvio dal 9 settembre.

Il documento lasciato dallo stilista è chiaro: entro un arco temporale compreso tra i 12 e i 18 mesi dalla lettura del testamento, dovrà essere ceduto il 15% del capitale. I destinatari preferenziali individuati dallo stesso Armani sono tre grandi gruppi internazionali – Lvmh, EssilorLuxottica e L’Oréal – oppure altre realtà della moda o del lusso ‟di pari standing”, da individuare con il benestare di Leo Dell’Orco, compagno di una vita dello stilista ed erede del 40% della società.

La soluzione dei tre pacchetti

Come scrive il quotidiano, il processo è ancora nella fase preparatoria: devono essere selezionati almeno due advisor, con Rothschild indicato come probabile scelta per uno dei mandati. Tuttavia, in azienda starebbe prendendo corpo l’ipotesi di suddividere la quota in tre tranche da 5% ciascuna, da assegnare contestualmente ai tre gruppi individuati nel testamento.

Una soluzione che, nella prima fase di esecuzione del piano industriale, consentirebbe di mantenere vivo l’interesse di tutti e tre i potenziali acquirenti, guadagnando tempo per valutare quale potrebbe rivelarsi il miglior compagno di viaggio a lungo termine.

I corteggiatori

I tre candidati hanno caratteristiche assai differenti, e ciascuno porta con sé motivazioni specifiche per diventare soci di minoranza.

EssilorLuxottica vanta il legame più antico: la collaborazione con Armani risale al 1988 e si protrarrà fino al 2037 per il segmento occhiali. Il gruppo guidato da Francesco Milleri ha già tra i propri azionisti storici gli eredi dello stilista, con circa il 2,6% del capitale. Una partecipazione finanziaria del 5% sarebbe, per Essilux, la condizione ottimale: nessun interesse a incidere sulla governance, grazie allo storico legame con Dell’Orco e con la famiglia Del Vecchio.

Anche L’Oréal collabora con Armani dal 1988, con una licenza nel beauty e nei profumi di grande rilevanza economica, destinata a durare fino al 2050. Il colosso francese ha sempre acquisito partecipazioni di minoranza nei marchi con cui lavora, come nel caso recente di Jacquemus, senza mai assumere la gestione diretta di un’azienda di abbigliamento e accessori. Anche per questa ragione, il 5% rappresenterebbe un ingresso coerente con la propria strategia.

Lvmh, infine, è l’unico tra i tre con un profilo da operatore puro del settore moda e lusso. Il gruppo di Bernard Arnault ha dimostrato di saper coesistere con i fondatori delle maison acquisite, come testimonia il rilancio di Loro Piana, e di operare con equilibrio anche come azionista di minoranza in realtà del made in Italy, tra cui Tod’s (socio dal 2000, con il 10%) e Moncler (10% attraverso la Double R di Remo Ruffini).

Il modello ‟democratico” e la seconda fase

La strategia aziendale si fonda su un’identità plurale, quella che Armani aveva voluto per il suo gruppo: linee capaci di abbracciare pubblici diversi, dalla sportswear di EA7 all’Emporio, fino all’haute couture di Armani Privé. È su questo modello che si costruisce il piano industriale presentato agli advisor.

Il testamento contempla poi una seconda fase: tra il 2028 e il 2030, su impulso di Dell’Orco, la società potrà scegliere se quotarsi in Borsa oppure cedere una quota compresa tra il 30% e il 54,9% del capitale allo stesso acquirente del primo 15%. La Fondazione Giorgio Armani manterrà in ogni caso una partecipazione minima del 30,1%.

Cedere oggi il 15% in tre tranche uguali significa, dunque, non solo rispettare le volontà del fondatore, ma anche riservarsi la possibilità di scegliere con maggiore cognizione di causa il partner ideale per la stagione più delicata della storia del gruppo.