Puma torna all'utile nel primo trimestre 2026: +20% nonostante il freno dei cambi

Puma archivia i primi tre mesi dell’anno con un EBIT di 51,9 milioni di euro, quasi il 20% in più rispetto al 2025. Le vendite scendono del 6,3%, smaltimento delle scorte e taglio dei costi sostengono la marginalità.

puma-building
anno di transizione
Image Credits: Christoph Maderer - Puma

Il gruppo tedesco dell’abbigliamento sportivo Puma chiude il primo trimestre del 2026 con segnali contrastanti: da un lato una redditività in netto miglioramento, dall’altro un fatturato compresso dalle turbolenze valutarie che affliggono diversi mercati chiave. Le vendite si sono attestate a 1,863 miliardi di euro, in calo dell’1% a cambi costanti ma in discesa del 6,3% a cambi correnti, con il dollaro statunitense, la lira turca e il peso argentino a fare da freno.

Nonostante questo contesto, il margine di profitto lordo è salito di 60 punti base al 47,7%, e l’utile operativo (EBIT) ha toccato quota 51,9 milioni di euro, quasi il 20% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A sostenere la marginalità hanno contribuito lo storno degli accantonamenti sulle scorte, la riduzione dei costi di trasporto e una quota crescente di vendite dirette al consumatore, che ha raggiunto il 28,3% del totale rispetto al 27,5% del primo trimestre 2025.

«Siamo riusciti a ridurre le scorte più velocemente del previsto, – ha dichiarato Arthur Hoeld, CEO di Puma SE – a razionalizzare il portafoglio prodotti e a correggere le inefficienze operative. Gettiamo così le basi per la crescita futura.»

Canali e geografie

Per canale di distribuzione, il wholesale ha ceduto il 2,8% a 1,33 miliardi di euro, penalizzato dalla domanda anemica dei partner retail nell’area EMEA, dove le vendite complessive sono arretrate del 10,4% a 774,5 milioni di euro. Il conflitto in Medio Oriente ha aggravato il quadro, riducendo i volumi in una regione tradizionalmente rilevante per il gruppo.

Sul versante opposto, le Americhe hanno guadagnato il 6,1% in valuta locale, con l’America Latina a +10,5%, ma i forti effetti valutari hanno trasformato la crescita in un calo dell’1,8% a cambi correnti.

A brillare è stata l’area Asia-Pacifico, cresciuta del 7,9% a 433,8 milioni di euro. La Grande Cina ha contribuito con un +9%, trainata dalle vendite dirette al consumatore e da una domanda sostenuta per i modelli a basso profilo – in particolare la famiglia Speedcat – anche grazie alla solida performance registrata durante il periodo del Capodanno cinese.

Prodotto e scorte

Sul fronte prodotto, le calzature hanno segnato un -2,3% a 1,09 miliardi, con le categorie running e training in controtendenza positiva grazie alla linea NITRO e ai prodotti pensati per il format HYROX, lanciati con successo nel trimestre.

L’abbigliamento è salito dello 0,9% a 546 milioni, con il calcio a fare da traino in vista della Coppa del Mondo FIFA 2026: undici delle nazionali qualificate indossano divise firmate Puma, tra cui il Portogallo. Gli accessori si sono mantenuti stabili attorno ai 228 milioni di euro.

Le scorte si sono ridotte dell’8,6% a 1,898 miliardi di euro, una discesa più rapida del previsto, e il management punta alla loro normalizzazione entro fine anno. Il flusso di cassa libero, pur restando in territorio negativo a -201,4 milioni, è migliorato in modo marcato rispetto ai -737,6 milioni di un anno fa, grazie a una gestione più efficiente del capitale circolante.

Nuovo CFO e outlook 2026

Sul piano manageriale, il Consiglio di Sorveglianza ha nominato Mark Langer nuovo direttore finanziario a partire dal 1° maggio 2026, in sostituzione di Markus Neubrand. Langer, 57 anni, porta con sé oltre venticinque anni di esperienza maturata tra McKinsey, Procter & Gamble, Hugo Boss – di cui è stato CEO dal 2016 al 2020 – e Douglas, dove ha guidato la trasformazione della funzione finanziaria.

La nomina è stata accolta positivamente dagli investitori, che vedono nel suo profilo una garanzia di credibilità sui mercati dei capitali.

Per l’intero esercizio 2026, Puma conferma le previsioni già comunicate a febbraio: vendite a cambi costanti in calo tra il 5% basso e il 5% medio, EBIT atteso in un intervallo tra -50 e -150 milioni di euro, e investimenti in conto capitale per circa 200 milioni. Le previsioni non incorporano gli effetti di eventuali sviluppi legati ai dazi statunitensi o all’escalation in Medio Oriente.

Il 2026 resta dunque un anno di transizione, ma il gruppo si dice fiducioso di tornare a una crescita superiore alla media di settore a partire dal 2027.