Maranello fa i conti con un contesto geopolitico complesso e i fantasmi dei dazi americani, ma il bilancio del primo trimestre 2026 regge. I ricavi netti si attestano a 1.848 milioni di euro, segnando una crescita del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – che sale al 6% a cambi costanti – mentre l’utile netto raggiunge quota 413 milioni.
L’EBITDA si ferma a 722 milioni, con un margine del 39,1% in crescita del 4%, e il free cash flow industriale vola a 653 milioni (+5%).
A fare da contrappeso è stata però la reazione di Borsa: il titolo ha chiuso in calo del 3,95% a 279,55 euro, penalizzato dalla flessione delle consegne. Nel trimestre sono state consegnate 3.436 vetture, un dato in leggera riduzione rispetto all’anno precedente e frutto, come spiega la società, di una scelta deliberata legata al cambio di lineup in corso.
Vigna: «Portafoglio ordini fino alla fine del 2027»
L’amministratore delegato Benedetto Vigna ha tracciato un quadro di sostanziale fiducia, confermando la guidance su tutti i principali indicatori per l’anno in corso. Il manager ha sottolineato come i risultati siano stati garantiti da «focus e flessibilità», due elementi che definisce nel dna della casa di Maranello insieme all’innovazione.
Il portafoglio ordini, ha precisato, si estende ulteriormente fino alla fine del 2027: un orizzonte che, secondo la società, offre visibilità sufficiente per navigare le incertezze del contesto attuale.
Sul piano finanziario, al 31 marzo 2026 la società registra una posizione di liquidità netta industriale di 388 milioni di euro, rispetto a un indebitamento netto di 32 milioni al 31 dicembre 2025. Il miglioramento incorpora il riacquisto di azioni proprie per 226 milioni e la distribuzione di un dividendo da circa 640 milioni, approvato dall’assemblea degli azionisti e corrisposto nella stessa giornata della trimestrale.
Dazi e Medio Oriente: la flessibilità come scudo
Sul fronte geopolitico, il conflitto in Medio Oriente ha imposto qualche aggiustamento logistico, ma non ha inciso sul totale delle consegne: la casa di Maranello ha anticipato alcune unità verso altre regioni, sfruttando la flessibilità del proprio modello distributivo globale. Sul tema dei dazi americani al 25% sulle automobili, Vigna è stato diretto: «Siamo pronti».
La riduzione deliberata delle consegne, d’altra parte, è stata pianificata per agevolare il cambio di lineup in corso e non riflette un indebolimento della domanda.
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Mix di prodotto, sponsor e lifestyle
Dal lato dell’offerta, il trimestre ha visto le prime consegne della famiglia 296 Speciale, dell’Amalfi e della 849 Testarossa, mentre la F80 – la supercar di punta – ha intensificato progressivamente i propri volumi in linea con il piano industriale. Crescono le famiglie 12Cilindri, Purosangue e SF90 XX, mentre la 296 «base» e la Roma Spider segnano il naturale calo di fine ciclo vita. Nel trimestre è stata inoltre lanciata l’Amalfi Spider, la cui distribuzione inizierà nel 2027.
Le personalizzazioni continuano a rappresentare un driver fondamentale della redditività, con un contributo crescente al mix di prodotto complessivo.
Le attività al di fuori delle sport cars contribuiscono in modo sempre più rilevante al conto economico. I ricavi da sponsorizzazioni, proventi commerciali e marchio crescono del 14%, arrivando a 218 milioni di euro, trainati dai contratti con i partner del Mondiale di Formula 1 e dall’espansione dell’offerta lifestyle.
Tra le iniziative del periodo figurano il nuovo flagship store di Londra e la mostra “The Greatest Hits” al Museo Enzo Ferrari di Modena. Anche la fornitura di motori ad altri team di Formula 1 porta un contributo positivo agli «altri ricavi».
L’attesa per la Luce: la sfida elettrica
La grande attesa della stagione rimane la Ferrari Luce, prima vettura elettrica del Cavallino.
«A soli venti giorni dalla sua prima mondiale, l’attesa non è mai stata così alta», ha dichiarato Vigna, descrivendo la Luce come la prova tangibile di come «tradizione e innovazione possano fondersi per creare qualcosa di unico».
La presentazione è imminente e l’industria osserva: sarà il banco di prova più importante per capire fino a dove il modello Ferrari – fondato su esclusività, personalizzazione e margini elevati – può spingersi nell’era dell’elettrico.