Giro d'Italia 2026: la Corsa Rosa riparte dall'Est. In Bulgaria il via della 109ª edizione

Stasera alle 17 l’Open-Air Theater di Burgas ospita la presentazione ufficiale delle 22 squadre del 109° Giro d’Italia. Venerdì il via da Nessebar: è la sedicesima Grande Partenza all’estero nella storia della Corsa Rosa.

Rama Albania-Giro dItalia
Presentazione protagonisti
Image Credits: DepositPhotos.com

Burgas si veste a festa. Questa sera, dalle 17 ora italiana, l’Open-Air Theater della città affacciata sul Mar Nero accoglierà la presentazione ufficiale delle squadre del Giro d’Italia 2026: 184 corridori pronti a sfilarsi davanti al pubblico bulgaro in attesa del via che scatterà venerdì dalla vicina Nessebar, la cosiddetta “Perla del Mar Nero”.

Per la sedicesima volta nella sua lunga storia, la Corsa Rosa varca i confini nazionali per aprire le danze all’estero. Un’abitudine inaugurata nel lontano 1965 a San Marino e che negli ultimi anni ha assunto un respiro sempre più internazionale.

Ora è la volta della Bulgaria, prima assoluta per il Paese balcanico con il grande ciclismo internazionale.

Il prologo bulgaro

Tre le tappe in programma prima del rientro in Italia. Si comincia venerdì con la Nessebar-Burgas di 147 chilometri, disegnata per i velocisti. La seconda frazione, la Burgas-Veliko Tarnovo di ben 221 km, è quella che potrebbe accendere le prime schermaglie tra i big.

Il tracciato prevede 2.600 metri di dislivello, con la salita verso il monastero di Lyaskovets – 3,5 km al 7,5% di pendenza media – e uno strappo finale su ciottolato che potrebbe favorire le prime mosse dei candidati alla classifica generale.

La terza tappa riporterà il gruppo a Sofia, e poi domenica sera il Giro vola in Calabria, dove martedì, con la Catanzaro-Cosenza, inizierà la risalita della Penisola.

I protagonisti del Giro d’Italia 2026

La cerimonia di presentazione odierna avrà un ordine simbolicamente eloquente. Ad aprire la sfilata sarà la NSN Cycling Team – erede della Israel – guidata da Andrés Iniesta, nome capace di evocare classe ben oltre i confini del ciclismo. A chiudere, alle 18:18 ora locale, sarà invece la Visma-Lease a Bike di Jonas Vingegaard, il grande favorito. Poco prima sfilerà la Red Bull-Bora con Giulio Pellizzari, il principale rappresentante italiano nella lotta per la classifica generale.

I pronostici parlano chiaro: il Giro 2026 sembra cucito addosso al danese. Due volte vincitore del Tour de France, e tre volte secondo, Vingegaard punta a precedere Pogacar almeno su questo fronte, conquistando la tripletta non consecutiva con Tour e Vuelta. Si presenta con una Visma solida e rodata, con pedine del calibro di Sepp Kuss, Victor Campenaerts e Wilco Kelderman al suo fianco.

La sfida aperta, secondo molti osservatori, riguarda le posizioni alle sue spalle. È proprio in quelle posizioni che l’Italia si gioca le sue speranze. Giulio Pellizzari arriva dal Tour of The Alps dove, oltre alla vittoria, ha dimostrato maturità tattica e carattere nella gestione della prima leadership della carriera. Con lui una squadra competitiva: i solidi Aleotti e Moscon, il vincitore del 2022 Jai Hindley come capitano aggiunto, e il russo Vlasov.

Il podio manca all’Italia dal 2021, quando fu Damiano Caruso a salire sul secondo gradino. Un’eternità nel ciclismo che conta.

Alla caccia di un piazzamento d’élite anche Egan Bernal, Adam Yates, Jay Vine, Ben O’Connor ed Enric Mas. Tra i velocisti, invece, Milan, Magnier e Groenewegen puntano a colpire fin dalle prime tappe bulgare.

Il Giro e il fascino dell’estero

La Bulgaria è solo l’ultimo capitolo di una storia che affonda le radici nel 1965, quando il Giro varcò per la prima volta i confini italiani scegliendo San Marino. Da allora, quella che poteva sembrare un’eccezione si è trasformata in una delle tradizioni più affascinanti della Corsa Rosa.

L’anno successivo toccò al Principato di Monaco, poi Verviers in Belgio nel 1973 e addirittura Città del Vaticano nel 1974. Dopo un lungo intervallo, il Giro tornò a guardare oltre confine nel 1996 scegliendo Atene, in omaggio al centenario dei Giochi Olimpici dell’era moderna, prima grande partenza con un significato storico esplicito. Nel 1998 fu Nizza ad accogliere il via.

Il nuovo millennio ha portato con sé partenze cariche di simbologia: nel 2002 la corsa scattò da Groningen attraversando le nazioni firmatarie del Trattato di Roma del 1957, nel nome dell’Europa unita. Nel 2006 fu Seraing, in Belgio, a ospitare il via in ricordo del 50° anniversario della tragedia di Marcinelle, in cui persero la vita 262 minatori italiani emigrati.

Dal 2010 in poi le partenze estere hanno assunto una cadenza quasi biennale, con mete sempre più lontane e suggestive: Amsterdam nel 2010, Herning in Danimarca nel 2012, Belfast in Irlanda del Nord nel 2014, Apeldoorn nei Paesi Bassi nel 2016, Gerusalemme nel 2018, la più orientale fino ad allora. Poi Budapest nel 2022 e Durazzo nel 2025, con il Giro che progressivamente sposta il baricentro verso Est.

La Bulgaria rappresenta dunque il punto più avanzato di questo lungo viaggio: non solo geograficamente, ma anche simbolicamente. Ogni Grande Partenza all’estero è stata, nella storia della corsa, un atto diplomatico oltre che sportivo; un modo per il Giro di raccontare l’Europa e il mondo attraverso le ruote dei suoi campioni.

E Burgas, questa sera sotto le luci del suo teatro all’aperto, ne diventa il capitolo più recente.

La Bulgaria e il grande palcoscenico

Per il Paese ospitante, che conta appena una ventina di corridori dilettanti e la cui unica star del ciclismo è la campionessa mondiale di downhill Izabela Yankova, il Giro rappresenta un’opportunità storica di visibilità internazionale. A Burgas, a testimoniare il momento, ci saranno il sindaco Dimitar Nikolov, il Ministro dello Sport Dimitar Iliev e il Ministro del Turismo Irena Georgieva.

Un evento che va ben oltre lo sport: un racconto al mondo intero.

Poi, come sempre, sarà la strada a decidere.