Dalla bustina all'asset class: il mercato delle figurine sportive

La figurina Topps di Andrea Kimi Antonelli venduta per 201.910 dollari non è una curiosità. È il segnale più nitido che il collezionismo sportivo si è trasformato in una categoria d’investimento a sé.

antonelli f1
Da topps a panini
Image Credits: media Mercedes

Qualcuno ha aperto una bustina. Dentro c’era la carta giusta. E quella carta ha appena cambiato mano per oltre duecentomila dollari. Non stiamo parlando di un Picasso, di un bond ad alto rendimento o di un lotto di Bitcoin acquistato nel 2013. Stiamo parlando di una figurina di Andrea Kimi Antonelli, il ventenne bolognese al volante della Mercedes che comanda la classifica del Mondiale di Formula 1 2026.

La “2025 Topps Dynasty F1 Racing Glove Jumbo Patch Autograph” – un esemplare unico al mondo, con frammento di guanto da gara cucito sulla card e firma originale del pilota – è stata battuta all’asta da Goldin Auctions per 201.910 dollari, diventando la settima figurina di F1 più costosa di sempre e il record assoluto per qualsiasi cimelio legato al nome Antonelli.

Un segnale che il mercato delle carte collezionabili sportive è sempre più strutturato, globale e vicino alle logiche finanziarie degli asset alternativi.

Il cambio generazionale: il futuro vale più del passato

Per capire cosa sta succedendo, bisogna guardare la classifica delle vendite della collezione Topps Dynasty F1 2025 nel suo complesso. Quello che emerge è un dato controintuitivo rispetto alla logica tradizionale del collezionismo sportivo, dove la legacy conta più di tutto.

  1. Andrea Kimi Antonelli (Glove Jumbo Patch Auto 1/1): $201.910
  2. Lewis Hamilton (Race-Worn Patch Auto 1/1): >$100mila
  3. Gabriel Bortoleto (Patch Auto 1/1): >$89mila
  4. Max Verstappen (Race-Worn Patch Auto 1/1):  $79.301

Antonelli in testa è prevedibile: guida il Mondiale e ha l’aura del predestinato. Ma che Bortoleto – rookie alla Sauber, team di metà classifica – superi di oltre 10mila dollari la card di Max Verstappen, tre volte campione del mondo, è un segnale preciso.

Il mercato non premia il campione di ieri. Premia chi potrà vincere per i prossimi vent’anni. Le figurine sono diventate uno strumento di speculazione sulle carriere sportive, esattamente come il mercato azionario anticipa gli utili futuri di un’azienda.

La logica finanziaria sottostante è quella del “potenziale non ancora prezzato“: i collezionisti acquistano la narrativa futura di un atleta, non la sua storia. Una card di Antonelli a 200mila dollari oggi potrebbe valere dieci volte tanto se dovesse vincere tre mondiali. O zero, se dovesse ritirarsi per infortunio.

La volatilità è strutturale, non occasionale.

Fanatics e la verticalizzazione della filiera

Dietro ogni bustina c’è un’industria che si è trasformata radicalmente in cinque anni. Nel 2021, Fanatics – la piattaforma americana di merchandising sportivo – ha acquisito Topps per circa 500 milioni di dollari. Non è stato un acquisto sentimentale: è stata una mossa strategica per controllare l’intera filiera del collezionismo sportivo, dalla licenza alla distribuzione, dall’esperienza retail all’evento live.

La strategia è chiara e si articola su tre livelli.

  • Controllo delle licenze esclusive: Fanatics ha ottenuto i diritti per le figurine di Formula 1, NFL (un ritorno dal 2016), NBA e Premier League (a partire da giugno 2025, includendo tutti i 20 club).
  • Verticalizzazione della distribuzione: negozi fisici a Londra e Tokyo, e-commerce diretto, eventi dedicati come il Collector Celebration Day al Draft NFL 2026.
  • Innovazione di prodotto: patch indossate in gara, autografi certificati, materiali legati a momenti sportivi specifici, tutto ciò che trasforma una figurina in un oggetto con una storia verificabile e quindi con un valore difendibile.

Il modello Fanatics assomiglia sempre più a quello delle grandi case d’asta nel mercato dell’arte: controllo della provenienza, certificazione dell’autenticità, gestione della scarsità artificiale attraverso tirature limitate (1/1, esemplari unici) e presidio dei canali di vendita primaria e secondaria.

La differenza è che qui l’asset è vivo – e può segnare un gol, o rompersi un ginocchio – la domenica prossima.

La F1 come piattaforma di monetizzazione globale

La Formula 1 è il terreno più fertile di questa trasformazione. Dal 2020, anno in cui Topps è diventata partner ufficiale della serie, il mercato delle figurine F1 ha subito un’accelerazione senza precedenti. La collezione Topps Chrome 2020 – ancora oggi considerata il punto di riferimento del settore – ha prodotto vendite a sei zeri per carte di piloti come Hamilton, Verstappen e Leclerc.

Il rinnovo pluriennale siglato nel 2024 è stato letto dai mercati come una scommessa sulla traiettoria di crescita dello sport: la F1 attira un pubblico sempre più giovane, sempre più internazionale, sempre più femminile.

Le figurine in questo ecosistema non sono semplice merchandising: sono strumenti di fan acquisition e retention, capaci di creare un legame emotivo con un atleta che va ben oltre la visione di una gara. La card di Antonelli nella collezione di un sedicenne americano è l’inizio di una relazione commerciale decennale con la Formula 1.

Un mercato cross-sport che guarda oltre la pista

La trasformazione non riguarda solo le quattro ruote. Il baseball ha registrato il record moderno assoluto: la Bowman Chrome SuperFractor autografata di Aaron Judge del 2013 – un esemplare unico classificato BGS 9.5 – è stata venduta in trattativa privata per 5.200.000 dollari, settima figurina sportiva più preziosa in assoluto, dopo essere passata di mano nel 2021 per soli 324.000 dollari. Un rendimento nell’ordine del 1.500% in quattro anni.

Il basket replica il modello: la card RPA 1/1 Logoman di Luka Doncic della collezione Panini Flawless 2018-19 ha raggiunto 4,7 milioni di dollari, record assoluto per una figurina emessa negli anni 2010. L’NBA ha attivato il programma MVP Buyback – le carte base del vincitore del premio MVP stagionale diventano convertibili in buono acquisto – trasformando la corsa al titolo individuale in un elemento speculativo anche per i collezionisti.

Il tennis si affaccia sul mercato con Jannik Sinner, che ha firmato un accordo esclusivo pluriennale con Panini nel 2024 che include figurine, memorabilia autografata, attrezzatura da gioco e contenuti digitali. È la prima volta che un tennista di questa levatura struttura un rapporto così sistematico con l’industria del collezionismo: un segnale che il fenomeno sta attraversando le discipline.

Da hobby a investimento: il cambio di paradigma

La domanda legittima è: quanto di questo è bolla speculativa e quanto è strutturale? Gli argomenti a favore della solidità del mercato sono concreti. La scarsità degli esemplari premium è matematicamente garantita: non esisterà mai una seconda “1/1”. La crescita della platea – le vendite NFL sono aumentate di quasi sei volte dal 2019 – è documentata. L’ingresso di investitori istituzionali e il lancio di piattaforme di trading secondario stanno portando liquidità e trasparenza.

I rischi, però, sono altrettanto reali. La correlazione con le performance sportive è diretta e brutale: un infortunio grave di Antonelli potrebbe dimezzare il valore della sua card nel giro di un weekend. La dipendenza dalla narrativa è totale: il mercato compra storie e aspettative, non fondamentali.

E la concentrazione è estrema: pochissimi soggetti – Fanatics su tutti – controllano licenze, distribuzione e canali d’asta, con un potere di pricing che non ha precedenti nel settore.

Quel che è certo è che qualcosa di strutturale è cambiato. Una figurina da 200mila dollari è, al tempo stesso, l’oggetto più ingenuo e l’asset più sofisticato del momento: pezzo di cartone stampato con un frammento di guanto cucito sopra, capace di muovere capitali, costruire comunità globali e anticipare le gerarchie sportive prima ancora che si formino.

I mercati finanziari tradizionali hanno sempre cercato di prezzare il futuro. Le figurine collezionabili ci riescono, a modo loro, da molto più tempo.