Jacobs e FIDAL fanno pace, Mei: «C'è stato un misunderstanding»

Il presidente FIDAL Stefano Mei conferma la riappacificazione con Marcell Jacobs dopo le tensioni sul declassamento. Obiettivo Los Angeles 2028.

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Image Credits: GRANA / FIDAL FIDAL

La tensione tra Marcell Jacobs e la Federazione Italiana di Atletica Leggera sembra definitivamente rientrata. A confermarlo è stato il presidente FIDAL Stefano Mei, che dalle colonne de La Gazzetta dello Sport ha annunciato la riappacificazione con il campione olimpico di Tokyo 2020.

«Mercoledì sera ci siamo sentiti e c’è stato un importante chiarimento. Sono felicissimo, – ha dichiarato Mei, spiegando che il malinteso era nato anche dalla distanza fisica tra i due. – Nel suo caso c’è stato un misunderstanding dovuto anche alla scelta impattante di allenarsi in America. Abbiamo avuto difficoltà di comunicazione, alla fine sta dall’altra parte dell’oceano, è tutto più complesso».

Il nodo del declassamento e le risorse limitate

La controversia era esplosa quando Jacobs aveva manifestato pubblicamente il proprio disappunto per il declassamento dalla lista degli atleti d’élite della federazione. Una decisione che, secondo Mei, non aveva nulla a che fare con la volontà di emarginare il velocista bresciano: «Se Jacobs non è stato inserito tra gli atleti d’élite, non è perché volevamo farlo smettere, magari per risparmiare».

Il presidente federale ha posto l’accento sulle difficoltà economiche della FIDAL:

«Gli atleti azzurri di élite fortunatamente aumentano, mentre i soldi che riceviamo sono più o meno sempre gli stessi. La coperta è quella che è, io devo riuscire a gestire tutti e cerco di farlo nel modo più equo possibile».

Mei ha rivendicato i progressi ottenuti sul fronte delle sponsorizzazioni, passate «dai 400 mila euro di parte cash del 2021 ai 3 milioni di oggi».

Nessun rancore, solo comprensione

Il presidente della FIDAL ha voluto sgombrare il campo da ogni ipotesi di astio nei confronti del campione olimpico: «Assolutamente no, il dispiacere di cui parlavo è durato un attimo, io non sono proprio il tipo che se la prende con gli atleti». Mei ha mostrato empatia verso le difficoltà vissute da Jacobs nell’ultima stagione: «Marcell viene da un anno difficile, ci sta che sia un po’ incavolato e io mi prendo senza problemi anche certi sfoghi».

Il numero uno federale ha poi voluto ribadire la propria fiducia nelle capacità dell’atleta:

«A Parigi ha fatto 9″85 a 29 anni. È un signor atleta e sono d’accordo con lui quando dice che non vale 10″20, si è visto bene nella staffetta. Se si stabilisce tra i 9″80 e i 9″90 può dire ancora la sua anche per Los Angeles».

Gli obiettivi futuri e la gratitudine per Tokyo

Mei ha accolto con favore l’intenzione di Jacobs di puntare alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, suggerendo però un obiettivo intermedio: «Mi fa piacere che abbia fatto un programma a lunga scadenza, ma fossi in lui proverei prima a rivincere gli Europei».

Il presidente ha voluto anche ricordare l’emozione del trionfo olimpico:

«Quel 1° agosto 2021 a Tokyo ho vissuto il momento più bello della mia vita. Non posso non essere grato verso una persona, un grande atleta, capace di regalarmi una gioia così. È una delle grandi leggende dell’atletica italiana, anzi direi di tutto lo sport».

La vicenda Jacobs-FIDAL si chiude dunque con un lieto fine, almeno per il momento. «Appena tornerà in Italia dagli Stati Uniti ci vedremo e insieme definiremo come poterlo supportare», ha concluso Mei, promettendo massimo sostegno al campione olimpico in vista dei prossimi impegni internazionali.

L’affondo sullo Stadio dei Marmi

Nell’intervista alla Gazzetta dello Sport, Mei ha anche lanciato una frecciata alla Federazione Italiana Tennis e Padel, criticando la destinazione dello Stadio dei Marmi:

«Sono davvero perplesso per il fatto che lo Stadio dei Marmi Pietro Mennea sia ormai praticamente destinato al tennis. Parliamo di un impianto dedicato alla più grande stella dell’atletica italiana, non capisco perché si stia andando in quella direzione».

Un attacco neanche troppo velato al presidente della FITP Angelo Binaghi, in una rivalità tra federazioni che si inserisce nella più ampia competizione per risorse e strutture sportive.