Le azzurre della pallavolo hanno scritto una nuova pagina di storia, conquistando il titolo mondiale 23 anni dopo l’ultima volta. Una vittoria che porta la firma di Alessia Orro, eletta miglior giocatrice del torneo, di Paola Egonu e soprattutto di Julio Velasco, il commissario tecnico che ha riportato l’Italia sul tetto del mondo con la sua visione lucida e pragmatica.
Appena atterrato a Malpensa, Velasco ha raccontato al Corriere della Sera la sua filosofia: «Quando una persona comincia a confondersi con il suo personaggio, è lì che comincia il declino».
Parole che testimoniano la distanza del tecnico argentino da ogni retorica dell’invincibilità e che restituiscono la cifra di un approccio che mette sempre il presente al centro.
Una vittoria dal sapore speciale
Nella carriera di Velasco non mancano i trionfi: il primo Mondiale nel 1990 con la Nazionale maschile, l’Olimpiade del 2024 con le ragazze, due generazioni di fenomeni guidate al successo. Ma questo oro ha un significato diverso.
«Mi ha dato emozioni maggiori rispetto all’Olimpiade, – ha spiegato – perché è stata una competizione lunga, difficile, piena di insidie. Per questo ha un sapore speciale».
In finale contro la Turchia, l’Italia ha vissuto momenti di grande equilibrio, risolti solo con pochi palloni decisivi. Velasco lo ha ricordato con realismo: «Si può anche perdere facendo tutto bene, solo perché l’avversario ha fatto un po’ meglio. Avere cultura sportiva significa accettare anche questo».
Il metodo Velasco: autonomia e dedizione
Determinante, ancora una volta, la gestione dei time-out, in particolare quello del tie-break, quando il ct ha lasciato libertà di scelta alle sue atlete: «Io faccio l’allenatore e cerco di mettere le ragazze nelle migliori condizioni. Ho sempre detto che le volevo autonome e autorevoli. E lo sono state».
Il filo che lega la “Generazione di fenomeni” degli anni ’90 e il gruppo attuale è chiaro: la dedizione quotidiana.
«In due anni non hanno mai fatto un allenamento senza dare il massimo, – ha sottolineato Velasco nel corso dell’intervista. – Le squadre che vincono hanno giocatori di talento che si allenano come se fossero normali».
Pallavolo femminile: numeri e crescita di un movimento da record
Un movimento in crescita
Il trionfo mondiale non è solo un risultato sportivo, ma anche un volano per la crescita della pallavolo femminile. «Il movimento ha potenzialità enormi e queste vittorie continuano ad alimentare la passione: oggi sempre più ragazze vogliono giocare a pallavolo», ha detto il ct.
Con 36 vittorie consecutive all’attivo, le azzurre hanno consolidato un record che conferma il livello raggiunto dal gruppo.
Il futuro con nuovi obiettivi
Velasco, come da sua filosofia, non guarda troppo avanti. La Federazione intanto sembra avere le idee chiare: l’intenzione è che prosegua il suo lavoro alla guida della Nazionale femminile.
L’allenatore argentino non nasconde l’importanza del contesto:
«Non basta un bravissimo tecnico senza una squadra fortissima. Se si trovano cavalli da tiro e li si allena bene, tireranno di più, ma alla corsa all’ippodromo perderanno. Per vincere servono i cavalli da corsa».
Condivisione e responsabilità
Nella sua conferenza post-finale, Velasco ha voluto accanto tutto lo staff, ribadendo l’importanza del lavoro collettivo: «Tutti parlano di squadra, ma pochi lo fanno davvero».
È questa cultura della responsabilità condivisa, unita alla capacità di vivere ogni punto come fosse l’unico, che ha permesso all’Italia di tornare sul gradino più alto del podio.
Concludendo con la sua consueta sobrietà, Velasco ha ricordato che lo sport non è mito ma realtà: «Gli invincibili esistono solo nella mitologia. Io sono un bravo allenatore che allena una squadra forte».