Silere non possum. Anche perché se tutto attorno il rumore continua a crescere, non si può stare in silenzio. E così da Maranello invertono la rotta e alla strada del silenzio, si trovano costretti a preferire quella delle dichiarazioni, del dialogo.
Perché quando Christian Horner ha raccontato al Times che la Ferrari rappresenterebbe per lui una sorta di sogno professionale, indicando proprio la Scuderia come l’unica squadra nella quale sarebbe disposto a lavorare anche senza entrare nella proprietà, a Maranello hanno scelto inizialmente di non alimentare il rumore. Ma in Formula 1, soprattutto quando si parla della Ferrari e in particolar modo quando il Rosso non brilla da troppe stagioni, il silenzio rischia rapidamente di diventare terreno fertile per le interpretazioni.
E così, alla vigilia del Gran Premio della Malesia, il Cavallino ha scelto la strada della chiarezza, convocando i media per ribadire la propria posizione e allontanare le indiscrezioni su un possibile arrivo di Horner al posto di Frédéric Vasseur. «La posizione della Ferrari è chiara e non è cambiata. Ferrari ha fatto una scelta – fanno sapere dal team – la fiducia nei confronti di Fred Vasseur c’era e continua ad esserci. In questo momento è fondamentale che la squadra resti unita e coesa, concentrando tutto il suo lavoro e le sue energie sulle gare che ci attendono da qui alla fine della stagione».
Una presa di posizione necessaria, anche perché il tema non nasce soltanto dalle parole dell’ex numero uno della Red Bull consegnate in un contesto di pregio come il The Times. L‘autocandidatura di Horner arriva in un momento – l’ennesimo – nel quale la Ferrari non è riuscita a trasformare le aspettative della vigilia in un salto di qualità concreto.
Dopo la vittoria ottenuta da Lewis Hamilton nel GP di Barcellona – la prima in rosso per il sette volte campione del mondo – e il successo di Charles Leclerc a Silverstone, nel Regno Unito, la Scuderia non è più riuscita a salire sul gradino più alto del podio mentre l’ultimo piazzamento di pregio risale al secondo posto del monegasco nel Gran Premio del Belgio di Spa, disputato a fine luglio.
Il risultato è una Ferrari che si trova oggi a difendere il secondo posto nel Mondiale Costruttori, con la McLaren sempre più vicina, mentre la Mercedes ha costruito un vantaggio che rende ormai – matematicamente ancora possibile – ma realmente estremamente complicato immaginare una rimonta per il titolo.
Ed è proprio qui che la questione Vasseur smette di essere soltanto una voce di paddock e diventa una questione di governance sportiva.
La fiducia a Vasseur c’è, ma dovrà passare dalla pista
La Ferrari ha quindi scelto di blindare, almeno per il momento, il proprio team principal, facendo scudo al manager francese. Non è però una garanzia a tempo indefinito e sarebbe probabilmente ingenuo leggerla in questo modo: la regola aurea a Maranaello è che la stagione deve essere portata a termine con l’assetto iniziale e che la squadra deve ritrovare compattezza e soprattutto deve difendere quel secondo posto Costruttori che rappresenta oggi il principale obiettivo realistico.
«Vogliamo che il team torni a lavorare con serenità — viene chiarito in Ferrari —, ciò che succede nella nostra squadra genera da sempre un interesse straordinario ed è un segno della forza di quello che rappresenta la Ferrari a livello mondiale. Siamo orgogliosi di questo, ma non vogliamo alimentare speculazioni o ipotesi che arrivano dall’esterno».
Il messaggio è dunque quello di una squadra che si stringe attorno a Vasseur, anche in linea con la posizione dei vertici aziendali. La presidenza, fanno sapere da Maranello, è allineata sulla scelta di confermare il team principal. Ma il fatto che non siano arrivate dichiarazioni dirette né da John Elkann né da Benedetto Vigna lascia comunque intatto un elemento facilmente sintetizzabile: la fiducia espressa oggi dovrà essere verificata dai risultati di domani.
Perché Vasseur non è arrivato a Maranello per gestire una fase di transizione. Il suo incarico, iniziato nel 2023, era stato inserito in un progetto più ampio, con l’obiettivo di preparare la Ferrari al nuovo ciclo regolamentare e riportarla stabilmente a competere per il Mondiale.
Dopo tre stagioni, il nuovo regolamento è arrivato, ma il salto di prestazioni atteso non si è ancora visto.
Otto vittorie in 84 GP: il confronto con Arrivabene e Binotto
I numeri aiutano a mettere la gestione Vasseur nella corretta prospettiva, soprattutto perché il confronto con i due precedenti team principal può essere costruito su periodi di durata quasi identica.
Si parte con Maurizio Arrivabene, che ha guidato la Ferrari per 81 Gran Premi, dal 2015 al 2018, ottenendo 14 vittorie e 71 podi. Mattia Binotto, tra il 2019 e il 2022, ha invece gestito 82 gare, con 7 vittorie e 47 podi. Vasseur è arrivato finora a 84 Gran Premi, con 8 vittorie e 47 podi.
Vasseur ha ottenuto una vittoria in più di Binotto, ma lo stesso numero di podi, mentre resta distante dai numeri del quadriennio di Arrivabene, quando la Ferrari conquistò 14 successi e salì 71 volte sul podio.
È un dato che non può naturalmente essere utilizzato come misura assoluta del lavoro di un team principal, perché regolamenti, competitività degli avversari, piloti e condizioni tecniche cambiano da un ciclo all’altro. Ma restituisce con sufficiente chiarezza il problema che la Ferrari deve affrontare: in nessuno degli ultimi cicli la Scuderia è riuscita a mantenere prestazioni da vertice per tutta la loro durata.
Vasseur ha migliorato di una unità il numero delle vittorie rispetto a Binotto, ma non ha ancora modificato il dato più strutturale, quello dei podi. E proprio la regolarità, più ancora del singolo successo, è l’elemento chiave per costruire una stagione da titolo: in casa Ferrari, prima ancora di quello Piloti, significa tornare a competere – leggersi vincere – per il Costruttori.
Questione che, probabilmente, rappresenterà uno dei parametri attraverso i quali a Maranello verrà valutato il suo operato.
Horner, un’autocandidatura che non è una trattativa
Ed è qui che si inserisce Chris Horner. L’ex team principal della Red Bull non ha annunciato una trattativa con Ferrari e, per quanto emerge dalle ricostruzioni degli ultimi giorni, non è stato il Cavallino a cercarlo. È stato invece il manager britannico a indicare pubblicamente Maranello come la destinazione nella quale sarebbe disposto a lavorare.
La differenza non è soltanto semantica. Oggi non esiste una successione Vasseur-Horner, né la Ferrari ha comunicato di essere alla ricerca di un nuovo team principal. Esiste però un dirigente con un curriculum difficilmente ignorabile che ha manifestato pubblicamente il proprio interesse per il posto più prestigioso della Formula 1.
Horner ha guidato la Red Bull per quasi vent’anni, costruendo una delle epoche più vincenti della storia recente della Formula 1. Sotto la sua gestione la squadra ha conquistato otto Mondiali Piloti, quattro con Sebastian Vettel e quattro con Max Verstappen, oltre ai titoli Costruttori ottenuti nell’era Red Bull. Un profilo che, al di là delle dichiarazioni attuali, i vertici della Rossa non possono ignorare e che, in un eventuale avvicendamento, rappresenterebbe inevitabilmente un nome in cima alla lista.
Il secondo posto Costruttori come ultimo banco di prova
La Mercedes è ormai lontana nella classifica Costruttori e il primo posto, per la Ferrari, appartiene alla categoria dei traguardi difficilmente raggiungibili. Più concreta è invece la battaglia per il secondo posto, con la McLaren che ha ridotto progressivamente il proprio distacco.
Arrivare davanti alla McLaren, quindi, non sarebbe la soluzione di tutti i problemi della Scuderia, ma rappresenterebbe almeno il risultato minimo stagionale. Al contrario, perdere anche la seconda posizione significherebbe chiudere il secondo campionato dell’era Vasseur con un bilancio ancora una volta inferiore alle aspettative.
Per questo il messaggio arrivato da Maranello va letto per quello che è: Vasseur resta, la squadra lo sostiene e non esiste oggi una sostituzione annunciata, si pensa alla pista e alle prossime gare.
«La posizione della Ferrari è chiara e non è cambiata», hanno ribadito da Maranello. La posizione può essere chiara oggi, ma la Formula 1 ha una caratteristica che rende ogni certezza temporanea: alla fine, il cronometro e la classifica hanno sempre l’ultima parola.
E allora Horner può essere considerato, oggi, soltanto quello che è: un’ex autocandidatura. Ma se la Ferrari dovesse chiudere il campionato in minore come l’ha condotto finora, senza riuscire a scaldare il cuore dei tifosi e avvilendo ancor più due piloti di assoluta qualità, mortificati dalle prestazioni della monoposto, allora sì che la questione Horner potrebbe tornare a essere un’opzione molto meno teorica di quanto appaia adesso.