Olimpiadi Milano Cortina 2026: il debito sale oltre un miliardo di euro

Fondazione Milano Cortina 2026 pubblica il bilancio 2025 – settimo esercizio in perdita – da cui emerge un passivo di quasi 40 milioni di euro. Il deficit patrimoniale sale così a 176 milioni di euro.

Milano Cortina 26
Dal Bilancio 2025
Livigno, salto con gli sci. Image credit: Depositphotos.com

Debiti superiori a 1 miliardo di euro e un deficit patrimoniale di 176, 4 milioni di euro, grazie alla “dote” dell’ultimo anno che aumenta la perdita di altri 40 milioni di euro. I proverbiali nodi vengono dunque al pettine per Fondazione Milano Cortina ha finalmente pubblicato il bilancio 2025 – approvato il 30 giugno 2026 – facendo registrare il settimo esercizio in perdita, con un deficit di poco più di altri 39 milioni di euro.

Un passivo a dir poco strutturale, che ha caratterizzato tutta la vita della Fondazione – sulla carta ente di diritto privato – ma nella realtà supportata da enti pubblici, sin dalla sua nascita nel 2019.

Il bilancio 2024 si era chiuso con un passivo di circa 30 milioni di euro che aveva già fatto salire il deficit patrimoniale sopra 150 milioni di euro, cifra che, come anticipato in apertura ha dunque superato di 176 milioni di euro grazie al nuovo passivo riscontrato nell’ultimo esercizio.

Cifra che, come già stimato da Sport e Finanza, è destinata a superare i 200 milioni di euro quando sarà depositato l’ultimo esercizio della breve e morosa vita della Fondazione, nell’estate del 2027.

Servizi di consulenza, amministrativi e personale: i costi monstre

Nel bilancio 2025, i costi hanno superato i ricavi – così come negli esercizi precedenti – di quasi 40 milioni di euro. Secondo quanto analizzato da Altraeconomia, le uscite per “servizi di consulenza tecnica” hanno raggiunto 83 milioni di euro, altri 25 milioni di euro son stati spesi per “diritti di royalties”, 24 milioni di euro per servizi di vigilanza e altri 18 milioni per consulenze fiscali, amministrative e commerciali.

Ci sono poi i contratti di locazione, 25 milioni di euro solo nel 2025 per gli spazi di via della Boscaiola, la Torre Allianz e Palazzina Liberty, tutti a Milano.

Infine, non di poco conto sono i costi per i software applicativi legati alla rete di tele comunicazione Juniper e, da ultimo – nota voluta – i 33 milioni di euro di costo del personale con il record di 1.515 persone assunte, tra cui 37 dirigenti, 130 quadri, 1.221 personale impiegatizio e 227 risorse definite come “altri”.

Da un ente, seppur privato è giusto ribadire, incaricato di organizzare e gestire un evento della portata di un’Olimpiade non ci si aspetta che generi chissà quale utile – anche se Oltralpe con Parigi 2024 sono stati in grado di farlo – ma che lambisca un pareggio e non viaggi sempiternamente in passivo forse sì.

MiCo2026 debito oltre un miliardo: l’esposizione bancaria e gli altri creditori

Ma oltre al deficit patrimoniale a destare perplessità se non quando preoccupazione è la situazione con i creditori: secondo quanto stimato da Il Fatto Quotidiano i debiti avrebbero superato quota 1 miliardo, (1,2 mld di €).
Tra esposizione bancaria e creditori vari si calcolano 550 milioni di euro di debiti vari – tra cui in prestito lampo di 120 milioni di euro stipulato a giugno 2026 con scadenza a dicembre 2026 – contro crediti che raggiungono i 365 milioni di euro, meno di un terzo.

Una situazione che non desta preoccupazioni, almeno di facciata, nel board della fondazione che nella nota integrativa di bilancio, descrive la dinamica economico-finanziaria come “peculiare del ciclo pluriennale dei Giochi, caratterizzato da un’anticipazione di costi e investimenti rispetto a ricavi e fonti di copertura”.

Vero è che i contributi del CIO, 452 milioni di dollari legati al broadcasting agreement, saranno contabilizzati come ricavi solo a fine 2026, ma anche solo a colpo d’occhio si è lontanissimi.

La mano pubblica e la cassaforte paralimpica

E aprendo il capitolo coperture entra in campo pesantemente la mano pubblica.

Le due Regioni – Lombardia e Veneto – i due comuni, Milano e Cortina d’Ampezzo e le due province autonome di Bolzano e Trento hanno rappresentato i soci – in quanto venue/organizzatori – che hanno iniettato il capitale iniziale, con l’impegno a coprire l’eventuale disavanzo.

Come è noto, a ridosso dell’avvio dei Giochi, è stata istituita la figura del commissario straordinario per le Paralimpiadi, con una dote che è salita, fase dopo fase, iniezione dopi iniezione oltre il mezzo miliardo di euro.

Il decreto di luglio 2025 aveva portato il tesoretto a 387 milioni, a cui si sono aggiunti altri 60 milioni con la Legge di Bilancio 2025. Altri 32 milioni di euro sono stati riconvertiti da fondi che, originariamente, erano destinati all’accoglienza delle delegazioni olimpiche degli altri Paesi partecipanti. Infine, con uno degli ultimi decreti – datato maggio 2026 – il commissario ha sbloccato anticipi per circa 64 milioni di euro – per saldare, secondo quanto rileva Today.it, servizi di vigilanza appaltati a Sicuritalia, Italpol ma anche servizi di steward erogati da Fiera Milano e infine altri servizi di trasporti e lavanderia.

La dote potrebbe arricchirsi ulteriormente, perché la vita della struttura commissariale è stata allungata fino al 31 dicembre 2026 e sono state già firmate delle convenzioni con la Fondazione per importi di circa 130 milioni di euro.

E tutto questo rappresenta un’anomalia, non solo per le cifre di per sé, ma quanto più perché nella storia olimpica da che sono state introdotte le Paralimpiadi con i Giochi di Roma 1960, Olimpiadi e Paralimpiadi son sempre state concepite come un unicum, sia per un tema etico che per un tema, forse più prosaico ma comunque da considerare, di natura economica.

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