Red Bull si tiene stretta Racing Bulls. Il colosso delle bevande energetiche avrebbe respinto un’offerta proveniente da Abu Dhabi per l’acquisizione della seconda scuderia del gruppo partecipante nel Mondiale di Formula 1, per una valutazione di 3 miliardi di dollari.
A guidare il tentativo sarebbero stati Dean Attew, investitore con base negli Stati Uniti ed ex collaboratore di Bernie Ecclestone, e il finanziere Andrew Herriot. Secondo quanto appreso da The Times, i due avrebbero avviato i contatti con Red Bull contando sul sostegno economico di diversi fondi con sede ad Abu Dhabi.
I dettagli dell’offerta
Il gruppo austriaco avrebbe però interrotto sul nascere la trattativa, rifiutando le avances della cordata. Non si tratterebbe del primo interessamento ricevuto per la squadra di Faenza: nell’ultimo anno Red Bull avrebbe già respinto altre proposte superiori di poco ai 2 miliardi di dollari.
Attew è un nome conosciuto negli ambienti della Formula 1. Cofondatore della società di sicurezza Titon International, in passato è stato uno stretto consigliere e uomo di fiducia di Ecclestone, proprietario e dominus commerciale del campionato prima dell’ingresso di Liberty Media.
Nel 2016 Attew era stato individuato come possibile guida di una cordata interessata ad acquistare il Formula One Group dal fondo di private equity CVC, azionista di maggioranza dal 2006. L’operazione non arrivò tuttavia al traguardo, e il controllo della Formula 1 passò a Liberty Media attraverso un accordo che valutava il Circus circa 8 miliardi di dollari.
L’interesse crescente verso la F1
La nuova offerta per Racing Bulls testimonia l’interesse crescente verso un mercato caratterizzato da una disponibilità estremamente limitata di asset. Le squadre di Formula 1 sono soltanto undici e il numero dei partecipanti viene rigidamente controllato, con l’obiettivo di tutelare il valore economico e sportivo della griglia.
Per gli investitori intenzionati a entrare nel campionato, le alternative sono quindi ridotte: acquistare una scuderia esistente oppure affrontare un complesso processo di ammissione come nuovo team. Una scarsità che, insieme alla crescente redditività del sistema, ha alimentato negli ultimi anni una forte rivalutazione delle franchigie.
Storicamente molte scuderie erano costrette a sostenere perdite rilevanti, ma l’introduzione del budget cap nel 2021 ha modificato in profondità il modello economico della Formula 1. Il cost cap ha contenuto i costi operativi e contribuito a migliorare sensibilmente la capacità delle squadre di generare profitti.
Alla maggiore disciplina finanziaria si è aggiunta l’espansione globale del campionato, sostenuta anche dal successo della serie Netflix Formula 1: Drive to Survive, lanciata nel 2019. L’aumento del pubblico ha favorito la crescita dei contratti televisivi, delle sponsorizzazioni e dei ricavi commerciali distribuiti alle squadre.
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Le valutazioni delle scuderie
La combinazione tra numero chiuso, maggiore sostenibilità e potenziale di crescita ha spinto verso l’alto le valutazioni. Secondo le stime di Sportico, la scuderia principale di Red Bull avrebbe raggiunto un valore di 4,32 miliardi di dollari – collocandosi all’ultimo posto tra le Big 4 di F1 -, mentre Ferrari, considerata il team più prezioso del Mondiale, sarebbe valutata 6,4 miliardi di dollari.
All’ottavo posto della griglia si colloca Racing Bulls invece avrebbe un valore pari a 2,05 miliardi di dollari: la proposta da 3 miliardi respinta da Red Bull incorporava quindi un premio di circa il 46% rispetto all’ultima rilevazione.
Racing Bulls ha la propria sede operativa a Faenza, in Italia, e dispone inoltre di un centro tecnico a Milton Keynes, nelle vicinanze del quartier generale della squadra principale. I piloti titolari della stagione sono Liam Lawson e Arvid Lindblad.
La scuderia rappresenta tradizionalmente il secondo livello della struttura Red Bull ed è stata utilizzata come piattaforma di crescita per i giovani piloti più promettenti. Nel corso degli anni ha svolto anche una funzione tecnica, permettendo al gruppo di sperimentare componenti, soluzioni e tecnologie prima del loro eventuale trasferimento al team maggiore.
Le critiche verso la multiproprietà
La multiproprietà è però sottoposta a un’attenzione crescente all’interno del paddock. Diversi protagonisti della Formula 1 ritengono che il modello possa garantire vantaggi competitivi, per esempio attraverso una maggiore facilità nel trasferire personale, competenze e risorse da una struttura all’altra.
Tra i critici più espliciti figura Zak Brown, amministratore delegato di McLaren Racing, secondo il quale il sistema «comporta un elevato rischio di compromettere l’integrità sportiva» della Formula 1.
Anche il presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem ha espresso dubbi sulla presenza di più squadre riconducibili allo stesso proprietario. In un’intervista rilasciata al Times a maggio, aveva spiegato che, a suo giudizio personale, possedere due team «non è il modo giusto», pur riconoscendo che si tratta di «un’area complicata».
Il rifiuto dell’offerta da 3 miliardi di dollari suggerisce tuttavia che Red Bull non consideri al momento Racing Bulls un asset da dismettere. Al di là delle valutazioni economiche, la seconda squadra continua infatti ad avere un ruolo strategico nello sviluppo dei piloti, nell’organizzazione tecnica e nel più ampio progetto sportivo del gruppo.