Due anni ai Giochi di LA. Se l’accensione della fiamma olimpica sembra ancora lontana, i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028 sono già entrati nel pieno della fase di pianificazione. Il calendario delle competizioni è stato definito e il piano delle sedi completato, ma il passaggio decisivo sarà ora mettere in connessione tutti gli elementi all’interno di una delle aree metropolitane più grandi e articolate del mondo.
Tra i protagonisti della macchina organizzativa c’è Niccolò Campriani, tre volte campione olimpico nella carabina tra Londra 2012 e Rio 2016 e oggi senior vice president of sports del Comitato organizzatore. L’ex tiratore italiano, ingegnere di formazione e da tempo residente negli Stati Uniti, è chiamato a trasferire nell’organizzazione dei Giochi la prospettiva maturata prima da atleta e poi da dirigente internazionale.
«Il calendario delle gare è stato stabilito, il piano delle sedi è stato completato – ha raccontato Campriani al Corriere dello Sport -. Non partiamo da zero: utilizzeremo impianti di altissimo livello già esistenti, senza costruire nuove strutture permanenti. La sfida principale dei prossimi due anni sarà riuscire a integrare tutti i diversi elementi. L’area metropolitana di Los Angeles è vastissima e sarà quindi importante fare in modo che trasporti, sedi di gara, calendari e servizi funzionino come un unico sistema».
Il ricorso a strutture già operative rappresenta uno dei pilastri del progetto californiano. A differenza di altre edizioni caratterizzate dalla realizzazione di nuovi stadi e villaggi, LA28 punta a contenere l’impatto infrastrutturale permanente, valorizzando un patrimonio di arene, impianti universitari e strutture professionistiche abituate a ospitare appuntamenti sportivi e spettacoli di scala globale. Il vantaggio sul fronte degli investimenti si accompagna, tuttavia, alla necessità di coordinare sedi distribuite in un territorio molto esteso.
Il rapporto con l’industria dello spettacolo
Il rapporto tra competizione e spettacolo sarà uno dei tratti distintivi dell’edizione del 2028. Los Angeles è il centro mondiale dell’industria cinematografica, televisiva e musicale: l’obiettivo degli organizzatori è utilizzare questa capacità narrativa per amplificare le storie degli atleti.
«I Giochi riguardano prima di tutto gli atleti e le loro prestazioni. Il nostro compito è costruire il palcoscenico e lasciare che il mondo si esprima. Los Angeles, però, ci offre un’opportunità unica per raccontare queste storie in modi nuovi, ma l’intrattenimento non deve entrare in competizione con lo sport: deve anzi aiutare ad avvicinare gli atleti ai tifosi di tutto il mondo».
La dimensione multiculturale della città diventa così parte integrante del posizionamento dell’evento. Il Comitato organizzatore vede Los Angeles come una metropoli globale capace di riflettere la varietà di culture e provenienze che caratterizza il movimento olimpico. Un elemento che potrebbe favorire sia il coinvolgimento delle comunità locali sia la proiezione internazionale dei Giochi.
«Avendo vissuto, studiato, lavorato e svolto la mia preparazione sportiva negli Stati Uniti, ho sempre conosciuto un Paese dinamico, accogliente e caratterizzato da una straordinaria diversità. Qui persone provenienti da contesti, culture e prospettive differenti condividono idee, esperienze e ambizioni. Questo è particolarmente evidente a Los Angeles, una città fatta di comunità, influenze culturali e forme di creatività molto diverse tra loro. Per molti aspetti, Los Angeles assomiglia al Villaggio Olimpico durante i Giochi: una casa lontano da casa per moltissime persone».
Il debutto paralimpico
Los Angeles ospiterà le Olimpiadi estive per la terza volta, ma l’edizione del 2028 presenterà caratteristiche profondamente diverse rispetto a quelle del 1932 e del 1984. Accanto a luoghi simbolici della storia sportiva americana troveranno spazio discipline inedite o di ritorno, come baseball, softball, cricket, lacrosse e flag football, inserite in un programma pensato anche per intercettare nuovi pubblici e rafforzare il legame con il mercato nordamericano.
«Dopo il 1932 e il 1984, LA28 ha l’opportunità di scrivere un nuovo capitolo della storia olimpica. Saranno Giochi plasmati dalla Los Angeles di oggi: una città giovane, creativa, globale e caratterizzata da una straordinaria diversità. Ciò che rende unica LA28 è la combinazione tra sedi iconiche, assenza di nuove costruzioni permanenti, introduzione di nuove discipline e al contempo ritorno di sport storici, insieme alla straordinaria forza culturale della città».
Il debutto paralimpico della città rappresenta una delle principali novità del progetto. Il doppio appuntamento impone di progettare impianti, servizi e trasporti secondo criteri di accessibilità fin dalla fase organizzativa.
«Saranno Giochi chiaramente riconoscibili come olimpici, ma allo stesso tempo inconfondibilmente legati a Los Angeles. E mentre i Giochi Olimpici torneranno in città, i Giochi Paralimpici si svolgeranno qui per la prima volta. È qualcosa di cui siamo incredibilmente orgogliosi».
Il ritorno del baseball e il flag football
La presenza dei principali professionisti delle leghe americane potrebbe aumentare ulteriormente l’attrattività commerciale e mediatica dei Giochi. Nel baseball, in particolare, l’eventuale partecipazione delle stelle della Major League trasformerebbe il torneo olimpico in una vetrina globale, avvicinandolo per capacità di richiamo all’effetto prodotto dal Dream Team del basket statunitense a Barcellona nel 1992.
«Barcellona 1992 non è stata l’unica occasione in cui abbiamo potuto vedere quel tipo di impatto. Abbiamo osservato un effetto simile anche in Italia, con il ritorno dei giocatori della NHL nell’hockey su ghiaccio a Milano Cortina 2026. Se il baseball riuscirà a creare lo stesso legame tra le sue stelle e il palcoscenico olimpico di Los Angeles, sarà un momento davvero speciale».
Il coinvolgimento delle leghe professionistiche sarà determinante per costruire una competizione il piu possibili attrattiva. L’introduzione del flag football permette alla NFL di entrare nel programma olimpico attraverso una versione della disciplina più compatibile con tempi e rischi dell’evento, mentre il ritorno del cricket offre ai Giochi l’accesso a un pubblico globale composto da centinaia di milioni di appassionati.
«Anche la NFL ha creato un percorso per consentire ai propri giocatori di partecipare al torneo di flag football; i giocatori professionisti di cricket faranno il loro debutto olimpico con il ritorno di questa disciplina ai Giochi; e stiamo lavorando con tutte le Federazioni Internazionali e con l’intero movimento sportivo per portare a Los Angeles i migliori atleti del mondo».
La sfida logistica
La concentrazione degli atleti nel campus della UCLA dovrebbe semplificare almeno in parte la gestione del Villaggio Olimpico, mantenendo un centro principale dal quale organizzare gli spostamenti verso le diverse sedi. Il sistema dovrà però confrontarsi con le distanze, il traffico e la complessità urbana di Los Angeles, richiedendo una programmazione particolarmente accurata degli orari di gara e dei percorsi riservati alle delegazioni.
«Los Angeles non è una città compatta, ma i Giochi non saranno geograficamente estesi quanto Milano Cortina e la grande maggioranza degli atleti vivrà insieme in un unico Villaggio Olimpico nel campus della UCLA. Il vantaggio è rappresentato dal fatto che utilizzeremo numerosi impianti già esistenti e con una grande esperienza nell’organizzazione di eventi sportivi e di intrattenimento di alto livello. Questo ci garantisce solide basi operative».
Il modello basato sull’utilizzo di strutture esistenti riduce la necessità di grandi cantieri, ma amplifica la complessità di sincronizzare una rete di sedi, servizi e collegamenti. «La vera sfida sarà il coordinamento: trasporti, calendari, spostamenti degli atleti, personale, sicurezza e flussi degli spettatori. Stiamo affrontando tutti questi elementi come parti di un unico sistema integrato. L’obiettivo è semplice: rendere la complessità invisibile agli atleti e facilmente gestibile per il pubblico».
Per Campriani è su questo terreno che si giocherà una parte decisiva del successo organizzativo di LA28. La qualità dell’esperienza olimpica dipenderà proprio dalla possibilità di far funzionare questa architettura senza che atleti e spettatori ne percepiscano la complessità.