Brescia prova a ripartire dopo l’addio alla Serie A: le ipotesi per riportare la Leonessa in campo

La sindaca Castelletti ha preso in mano il dossier favorendo il dialogo tra imprenditoria locale e comunità: oltre alla triangolazione con Ruvo di Puglia e Jesi per partecipare all’A2 spunta l’opzione wild card per la B Nazionale.

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tavolo istituzionale aperto
Amedeo Della Valle (Image credits: LBA)

La Pallacanestro Brescia pronta a voltare pagina. Dopo la cessione del club da Mauro Ferrari a Paul Matiasic e il trasferimento del titolo sportivo nella Capitale per dare vita a Maxima Roma, a Brescia si è aperta una corsa contro il tempo per costruire una nuova realtà. La piazza lombarda ha chiuso il capitolo più importante della sua storia recente, ma la città non sembra intenzionata ad accettare che il basket di alto livello scompaia dal PalaLeonessa.

La sindaca Laura Castelletti ha preso in mano il dossier, convocando una serie di tavoli esplorativi con ex dirigenti, sponsor e tifoseria, con l’obiettivo di capire in pochi giorni chi sia disposto a sostenere concretamente un progetto di ripartenza. Il calendario, però, impone decisioni rapide. Il termine chiave è martedì 7 luglio, data entro la quale andrà definita un’eventuale iscrizione ai campionati nazionali non professionistici, con la Loggia che si sta muovendo come soggetto facilitatore per accelerare le tempistiche.

Le opzioni per ripartire

L’offerta avanzata da Ferrari, pronto a mettere a disposizione un titolo di A2 o di Serie B Nazionale, non sembra essere la strada preferita dall’ambiente bresciano. Dopo la rottura con una parte significativa della città e della tifoseria, l’orientamento prevalente è quello di voltare pagina, evitando che la nuova società nasca attorno all’ex proprietario.

La soluzione più sostenibile appare oggi quella della B Nazionale, categoria che garantirebbe costi più gestibili rispetto all’A2 e margini di manovra più ampi nella fase di costruzione societaria. L’ipotesi per sbarcare direttamente in A2 attraverso una triangolazione con Ruvo di Puglia e Jesi – rispettivamente in A2 e B Nazionale e potenzialmente pronte a ripartire ciascuna da un gradino più basso – resta sullo sfondo, così come quella di un titolo acquisito da una società già esistente.

Contestualmente, la pista della wild card per la B Nazionale è diventata una delle opzioni più concrete. Il regolamento federale consente al Consiglio federale, sentita la Lega di competenza, di ammettere una società a un campionato nazionale non professionistico anche in aggiunta all’organico previsto, qualora siano riconosciute finalità particolari legate alla promozione della pallacanestro e a significativi obiettivi sociali.

È una formula che potrebbe adattarsi al caso di Brescia, piazza cancellata dalla Serie A dopo dieci stagioni consecutive e dopo un ciclo sportivo culminato con risultati di alto profilo. La storia recente del club, il bacino di pubblico, il peso degli sponsor e il ruolo del PalaLeonessa rappresentano elementi che la nuova governance proverà a valorizzare nel confronto con la Federazione.

Il dialogo istituzionale

Proprio il dialogo istituzionale sarà uno snodo determinante. La sindaca Castelletti dovrebbe confrontarsi anche con il presidente federale Gianni Petrucci, mentre in parallelo si lavora alla composizione del perimetro societario. 

Gli occhi sono puntati soprattutto su Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio, figure centrali nella rinascita del basket bresciano nel 2009 e ancora oggi considerate garanzia di conoscenza dell’ambiente e continuità identitaria. Attorno a loro potrebbe coagularsi un gruppo di imprenditori e professionisti chiamato a garantire capitali e capacità gestionali.

Nel possibile perimetro della nuova società potrebbero rientrare anche alcuni dei partner che negli anni hanno accompagnato la crescita della Pallacanestro Brescia. Tra i nomi più rilevanti figurano A2A, storicamente legata anche alla valorizzazione del PalaLeonessa, Banca del Territorio Lombardo, Centrale del Latte, Bonera, Inblu, Intred, Techne e altri soggetti della galassia imprenditoriale che ha sostenuto il club.

Il coinvolgimento degli sponsor sarà decisivo per capire quale categoria possa essere realmente sostenuta. L’A2 avrebbe un impatto economico superiore e richiederebbe una struttura già molto solida, mentre la B Nazionale consentirebbe una ripartenza meno onerosa.

La posizione dei tifosi e le tempistiche

I tifosi, in particolare gli Irriducibili, hanno già manifestato la volontà di partecipare alla ricostruzione e potrebbero essere coinvolti attraverso una forma di azionariato diffuso. Sarebbe un modo per trasformare la frattura degli ultimi giorni in un progetto condiviso, restituendo alla piazza un ruolo diretto nella nuova fase.

L’idea è costruire una società meno dipendente dalle scelte di un solo soggetto e più legata a un equilibrio tra imprenditoria locale e comunità. Il precedente dell’Union Brescia, nato in ambito calcistico attraverso un forte impulso cittadino, viene osservato come modello. Anche nel basket la Loggia punta a favorire una soluzione che permetta alla città di reagire rapidamente.

In caso di via libera, la nuova Brescia dovrebbe poi passare subito alla costruzione della squadra, dello staff e della struttura dirigenziale, con tempi estremamente compressi rispetto all’avvio della stagione. La B Nazionale, nella formula prevista con due gironi da 18 squadre, partirebbe il 27 settembre. Brescia, dunque, avrebbe meno di tre mesi per trasformare un progetto ancora embrionale in un club in grado di presentarsi al via del campionato con pronto a scendere in campo.

La vecchia Leonessa non c’è più, almeno nella forma societaria che l’ha portata stabilmente in Serie A. Ma Brescia ha già iniziato a muoversi per costruirne una nuova, con tempi stretti, per trasformare una ferita in un nuovo punto di partenza.

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