La protesta dei tennisti sul prize money arriva anche a Wimbledon. Dopo le prime iniziative messe in campo al Roland Garros a Parigi, i giocatori hanno deciso di alzare il livello della pressione, limitando ulteriormente la propria disponibilità nei confronti dei media durante la prima settimana dei Championships.
L’iniziativa prevede che i tennisti riducano a 15 minuti gli impegni con la stampa non solo nel tradizionale media weekend che precede il torneo, ma anche nelle apparizioni post-partita dei primi giorni di competizione. Il numero non è casuale: i 15 minuti richiamano simbolicamente il 15% dei ricavi che, secondo le stime dei rappresentanti dei giocatori, gli Slam destinano oggi al montepremi.
I volti simbolo della protesta
La decisione è stata presa, spiegano i rappresentanti degli atleti, «dopo una consultazione dettagliata con i giocatori di entrambi i circuiti». Il tema di fondo resta la distribuzione della ricchezza generata dagli Slam. I giocatori chiedono che il montepremi sia collegato in maniera più diretta ai ricavi dei tornei e puntano, per quest’anno, a una quota pari al 16% delle entrate complessive di ciascun evento.
A Parigi, la protesta si era già tradotta in un’applicazione rigida degli obblighi minimi: Aryna Sabalenka aveva interrotto in anticipo la conferenza stampa pre-torneo, mentre anche Jannik Sinner e Iga Swiatek avevano seguito la linea del “work to rule”, limitandosi agli impegni essenziali. Novak Djokovic, pur essendosi spesso espresso a favore dei diritti dei giocatori, non aveva invece preso parte all’iniziativa.
Proprio Sinner è uno dei volti più iconici della protesta. Il numero uno al mondo, come Sabalenka e le altre grandi firme del circuito, non dipende certo da qualche punto percentuale in più per rendere sostenibile la propria carriera. Proprio per questo, però, la sua adesione assume un valore simbolico a tutela delle fasce meno protette del circuito, dove costi di viaggio, staff, tasse e infortuni rendono fragile la sostenibilità economica di una carriera.
La crescita del montepremi di Wimbledon
Le proteste arrivano nonostante a Wimbledon si è assistito ad un aumento storico del prize money. L’All England Club ha annunciato per l’edizione 2026 un montepremi complessivo da 64,2 milioni di sterline, in crescita del 20% rispetto all’anno precedente: si tratta del maggiore incremento annuale mai registrato nella storia del torneo. I campioni dei singolari maschile e femminile incasseranno 3,6 milioni di sterline ciascuno, mentre chi uscirà al primo turno riceverà 80mila sterline.
Numeri rilevanti, che i rappresentanti dei giocatori hanno riconosciuto come «un passo avanti autentico e significativo» e come «una dichiarazione d’intenti importante». Tuttavia, secondo la loro lettura, l’aumento non colma ancora il divario rispetto all’obiettivo fissato sul rapporto tra prize money e ricavi: il fondo complessivo resterebbe infatti inferiore di circa 7 milioni di sterline rispetto alla cifra che i giocatori avrebbero voluto ottenere.
La posizione dell’All England Club
Da parte sua, l’All England Club ha reagito con freddezza alla scelta dei tennisti, definendosi «sorpreso e deluso» dall’iniziativa. «Wimbledon mette i giocatori al centro di tutte le sue decisioni e investe in modo significativo su di loro ogni anno – ha spiegato l’AELTC, ricordando anche – gli investimenti per centinaia di milioni di sterline nel miglioramento delle strutture dedicate ai giocatori, nell’ambito di una trasformazione triennale per creare un ambiente di performance di livello mondiale».
La posizione del club londinese è che la sola percentuale sui ricavi non possa essere il parametro corretto per stabilire il montepremi. Deborah Jevans, presidente dell’AELTC, lo ha spiegato alla BBC: «Noi non guardiamo alle percentuali, non crediamo che siano la metrica giusta. È una metrica basata esclusivamente sui ricavi e non tiene conto di alcun costo, e non possiamo gestire un’attività in questo modo».
Jevans ha poi aggiunto: «Abbiamo delle spese, abbiamo parlato di infrastrutture e di investimenti nel tennis su erba. Non si può gestire un’attività sostenibile, e noi esistiamo da quasi 150 anni, guardando soltanto ai ricavi. Questo è semplicemente sbagliato».
Le rivendicazioni dei tennisti
La vertenza, però, non riguarda soltanto il montepremi. I giocatori chiedono anche contributi a un fondo di welfare e benefit, oltre a un maggiore coinvolgimento nelle decisioni che riguardano il funzionamento degli Slam. Su questi due fronti, sostengono di non aver ancora ricevuto da Wimbledon una «risposta sostanziale». L’AELTC contesta questa ricostruzione e afferma di aver contattato i giocatori alla fine dello scorso anno per proporre un confronto sulla creazione di un player council, che avrebbe poi potuto discutere anche il tema dei benefit.
La scelta di ridurre gli impegni media rappresenta una forma di pressione che rischia di colpire soprattutto broadcasters e giornalisti, ovvero chi contribuisce ogni giorno ad amplificare il prodotto tennis e a costruirne il valore commerciale. Al Roland Garros, molti big si erano limitati a una conferenza stampa e a una sola intervista televisiva.
Le regole degli Slam prevedono infatti che tutti i giocatori del tabellone principale partecipino alle opportunità media prima e durante il torneo, con l’obiettivo di aumentare il coinvolgimento del pubblico e offrire esposizione a media e tifosi. Chi salta completamente gli appuntamenti può essere multato fino a 50mila sterline, salvo la presenza di una motivazione valida comunicata agli organi competenti.
La protesta di Wimbledon si inserisce inoltre in un confronto più ampio con tutti e quattro gli Slam. Al Roland Garros l’aumento del prize money è stato pari al 9,5% e i rappresentanti dei giocatori si aspettano che la Federazione francese presenti nuove proposte durante la kermesse londinese. In parallelo sono previsti colloqui anche con la USTA, che sta finalizzando lo stanziamento per lo US Open, al via il 30 agosto.