Il tennis perde miliardi per la frammentazione: Gaudenzi spinge per la rivoluzione

La divisione tra ATP, WTA, ITF e Slam continua a frenare la crescita commerciale del tennis, che secondo il presidente ATP potrebbe raddoppiare o triplicare i ricavi rispetto agli attuali 3,5 miliardi di dollari annui.

Atp Gaudenzi
appello all'unità
Andrea Gaudenzi (Photo by: Nicolò Campo / Insidefoto)

L’unione fa la forza. Il tennis professionistico continua a lasciare sul tavolo miliardi di dollari di ricavi potenziali a causa della sua struttura frammentata. È l’allarme lanciato da Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP, secondo cui la mancata integrazione commerciale tra circuiti maschile e femminile, ITF e tornei del Grande Slam limita in modo significativo la capacità dello sport di crescere sul piano economico.

In un’intervista al Financial Times, Gaudenzi ha spiegato che il tennis potrebbe trasformare radicalmente il proprio modello di business se ATP, WTA, International Tennis Federation e i quattro Slam – Roland Garros, Wimbledon, Australian Open e US Open – riuscissero a presentarsi al mercato come un sistema più unitario. Secondo le sue stime, i ricavi generati oggi dal tennis professionistico, pari a circa 3,5 miliardi di dollari l’anno, potrebbero raddoppiare o addirittura triplicare.

La frammentazione del tennis

«Il tennis è sotto-monetizzato. C’è un’enorme opportunità per far crescere la torta», ha dichiarato Gaudenzi. L’obiettivo, ha aggiunto, sarebbe quello di creare un sistema capace di «muoversi, cambiare, adattarsi, innovare ed essere pronto per le sfide che tutti noi affronteremo nei prossimi 10 anni».

A differenza di altri grandi sport globali, il tennis è diviso tra una molteplicità di soggetti con interessi, asset e modelli economici differenti. Questa separazione rende più complessa la vendita centralizzata dei diritti media e delle sponsorship, riducendo il potere negoziale complessivo del prodotto tennis sui mercati internazionali.

«Siamo ancora troppo frammentati, troppo lenti, c’è troppa lotta interna, troppa attenzione su quale quota della torta dovremmo ottenere tutti noi invece che sul far crescere la torta nel suo complesso», ha aggiunto il presidente dell’ATP. 

Le trattative con CVC

Un primo schema di intesa, sostenuto anche dal fondo di private equity CVC Capital Partners, era stato definito nel 2021, ma non si è mai tradotto in un accordo operativo. Le trattative si sono arenate su diversi punti critici, tra cui la ripartizione dei ricavi futuri e le valutazioni attribuite ai diversi soggetti coinvolti nel progetto.

Uno degli elementi più delicati riguarda il ruolo dei tornei del Grande Slam, che operano come organizzazioni non profit e reinvestono i proventi nelle federazioni dei rispettivi Paesi. Nel caso di Wimbledon, ad esempio, su un utile operativo di 52,7 milioni di sterline registrato lo scorso anno, 48,1 milioni sono stati distribuiti alla Lawn Tennis Association, l’organismo britannico di riferimento per tennis e padel.

Gaudenzi riconosce che gli ostacoli che hanno bloccato finora il processo sono ancora presenti, ma continua a ritenere possibile un accordo di sistema: «L’opportunità è enorme, e ho ancora molta energia per continuare a lottare e provarci».

La strada intrapresa dal circuito WTA

Dopo lo stallo delle trattative per una riforma complessiva del tennis, la WTA ha seguito una strada autonoma, chiudendo nel 2022 un accordo di investimento da 150 milioni di dollari con CVC. L’operazione ha portato alla creazione di una società dedicata alla gestione dei ricavi commerciali del circuito femminile.

Gaudenzi, tuttavia, si mostra prudente sull’ingresso di capitali esterni in una riforma più ampia del tennis. Il private equity può fornire risorse utili per finanziare la crescita, come l’ampliamento delle arene o il potenziamento delle infrastrutture, ma secondo il numero uno del circuito maschile non mancano le controindicazioni.

«La diluizione ha un costo. Una volta che lo fai, stai rinunciando a ricavi e profitti in modo perpetuo. Non sono un grande sostenitore di questo perché la liquidità dovrebbe essere reinvestita nella crescita», ha dichiarato Gaudenzi. A suo giudizio, l’ATP genera già ricavi sufficienti per finanziare le proprie strategie senza dover necessariamente ricorrere a investitori esterni.

Il programma One Vision

Parallelamente, l’ATP ha portato avanti il programma di riforme “OneVision”, pensato per razionalizzare il calendario, rafforzare il peso degli eventi principali e rendere il circuito più leggibile per tifosi, media e sponsor.

Il progetto ha già prodotto alcuni cambiamenti rilevanti. Sette dei nove Masters 1000 esistenti, il livello più alto del circuito ATP al di sotto degli Slam, sono stati estesi a 12 giorni, mentre il numero dei tornei ATP 250, la categoria più bassa, si sta progressivamente riducendo. Sono state inoltre allentate alcune regole sugli obblighi minimi di partecipazione dei giocatori ai tornei d’elite, con l’obiettivo di diminuire il rischio di sovraccarico fisico.

Il tema del calendario resta infatti uno dei più sensibili nel tennis contemporaneo. Diversi giocatori hanno denunciato negli ultimi mesi l’eccessiva congestione della stagione, un problema che colpisce soprattutto gli atleti di vertice.

Alcune modifiche introdotte dall’ATP guardano anche al 2028, quando un nuovo Masters 1000 in Arabia Saudita entrerà ufficialmente nel calendario. Nonostante Riyadh abbia recentemente ridotto gli investimenti in alcuni settori dello sport, tra cui golf e boxe, Gaudenzi si aspetta che l’interesse per il tennis resti solido. «Sono certamente concentrati su proprietà premium, e noi siamo una di queste», ha affermato il presidente dell’ATP..

Il tema dei compensi agli atleti

Sul fronte interno, ATP, WTA e tornei del Grande Slam devono però fare i conti con il malcontento crescente dei giocatori sul tema dei compensi. Wimbledon e Roland Garros hanno annunciato aumenti dei montepremi per questa stagione, ma gli incrementi sono rimasti inferiori rispetto alle richieste avanzate da una parte degli atleti.

Nell’ambito di OneVision, l’ATP ha introdotto un meccanismo di profit sharing con i giocatori e ha aperto per la prima volta l’accesso ai conti del circuito, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza. Il tour sottolinea inoltre che i pagamenti complessivi agli atleti sono saliti quest’anno a 267 milioni di dollari, con un incremento di 100 milioni rispetto al 2019.

Anche i contributi pensionistici sono più che raddoppiati nello stesso periodo, arrivando a 28 milioni di dollari. Per il circuito Challenger, riservato ai giocatori più giovani o di classifica inferiore, il montepremi complessivo dovrebbe superare quest’anno i 33 milioni di dollari, con una crescita superiore al 160% rispetto al 2022.

«Al momento, abbiamo una relazione un po’ scomoda in cui i giocatori sono lavoratori autonomi. I tornei fanno le proprie cose, il che va bene, ma non è completamente allineato. Potrebbe essere molto meglio», ha concluso Gaudenzi..

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