America's Cup, Napoli raccoglie il testimone di Cagliari: il Sud deve fare sistema

Dalle regate preliminari di Cagliari al via dei lavori a Bagnoli: l’America’s Cup diventa motore di rigenerazione urbana e sviluppo economico per il Mezzogiorno.

America's cup cagliari
lavori in corso
Image Credits: Ian Roman / America's Cup

La vela come leva di sviluppo economico e urbano. Il grande sport come catalizzatore di infrastrutture, turismo e visibilità internazionale. È questo il filo che unisce Cagliari, dove si sono appena concluse le regate preliminari dell’America’s Cup, e Napoli, prossima sede del trofeo più antico dello sport nel 2027.

Un asse meridionale che, secondo i protagonisti, potrebbe diventare un modello di rilancio per tutto il Paese.

Cagliari, il banco di prova

Le regate preliminari si sono chiuse con un verdetto lusinghiero per la città sarda. Il team di «Luna Rossa», vincitore della competizione, non ha lesinato elogi: secondo le dichiarazioni raccolte da più fonti presenti all’evento, «Cagliari ha vinto su tutti i fronti: sole, vento, pubblico, organizzazione, logistica, scenario. Anche le squadre straniere hanno apprezzato una città che si sente viva, facile da vivere e a misura umana».

Parole confermate dallo stesso Max Sirena, team director di Luna Rossa, che dal palco della premiazione ha sottolineato come non avesse «mai visto una simile folla», come riferito dal sindaco di Cagliari Massimo Zedda.

Il primo cittadino del capoluogo sardo, intervistato da Il Mattino, ha rivendicato la solidità organizzativa della città: «Difficoltà non ce ne sono state: sotto il profilo sportivo la caratteristica del golfo con condizioni meteomarine eccezionali consente di regatare senza interruzione con vento teso. È uno scenario unico».

L’unica criticità affrontata è stata la riparazione dei danni causati a gennaio dal ciclone Harry, che aveva colpito un tratto di costa.

Il lascito infrastrutturale: non solo trofei

Al di là della competizione sportiva, Zedda ha indicato l’obiettivo strategico: «Il vero lascito della Coppa America per noi è la ferma volontà di costruire un centro velico internazionale per la fruizione della costa, per i grandi professionisti della vela e per tutti gli appassionati e gli sportivi».

Un approccio che guarda al lungo periodo e che a Napoli trova una declinazione ancora più ambiziosa, con risorse economiche significative già mobilitate. Nel quartiere di Bagnoli – area ex industriale in attesa di bonifica da oltre trent’anni – sono in corso lavori intensivi sulla cosiddetta «colmata», un’area di 200mila metri quadri nata come scarico dell’Italsider. Come sottolinea l’Avvenire, «Tra qualche mese, diventerà la base operativa dei più importanti team velici del mondo che tra un anno si sfideranno nelle acque del Golfo di Napoli».

Il governo ha stanziato 1,2 miliardi di euro dai fondi di coesione per la rigenerazione dell’intera area.

Il sindaco e commissario straordinario alla bonifica, Gaetano Manfredi, ha illustrato la visione post-evento: al termine della competizione, l’area ospiterà un parco a mare con spazi per lo sport, la socialità e la balneazione diretta dalla vecchia colmata trasformata.

Il patto tra le città e la sfida al gap strutturale

Sul piano politico-economico, l’America’s Cup alimenta un ragionamento più ampio sul ruolo del Mezzogiorno. Zedda, a Il Mattino, è esplicito: «Il rilancio dell’Italia può concretizzarsi solo grazie al sud che ha margini di crescita impressionanti. Quello dello sport e dei grandi eventi è uno di questi. La Coppa America in questo senso non è solo sport. È innovazione, altissima tecnologia, quella aerospaziale, applicata alla nautica».

Tra Napoli e Cagliari esiste già un asse istituzionale consolidato: Manfredi è anche presidente dell’Anci, il rettore dell’Università di Cagliari ha origini napoletane, e i due sindaci si confrontano con regolarità. Le due città, sottolinea Zedda, condividono radici storiche profonde: «Sono città elleniche, hanno caratteristiche che non si trovano in nessuna altra parte del mondo».

La pressione su Napoli

Il passaggio di consegne, però, porta con sé aspettative elevate. Come ha dichiarato il team Luna Rossa: «Napoli eredita un’eredità pesante: lo sfondo del Vesuvio sarà spettacolare, ma il confronto con Cagliari non sarà facile».

La sfida è aperta.

I fondi ci sono, i cantieri sono avviati, il modello è stato testato. Resta da vedere se Napoli saprà trasformare un grande evento sportivo in un cambio di passo duraturo per il proprio territorio e, con esso, per tutto il Mezzogiorno.