L’America’s Cup non è mai stata soltanto una regata. È stata potere, denaro, segreti industriali, battaglie legali. Per 175 anni il defender ha deciso tutto: le barche, il campo di gara, le regole. Oggi, per la prima volta nella storia, quello schema è stato smontato. E a farlo ci ha pensato l’America’s Cup Partnership (ACP), nata nel dicembre 2025 con un accordo di centinaia di pagine tra il detentore del trofeo, Team New Zealand, e gli sfidanti.
A guidarla c’è Marzio Perrelli, manager italiano con un lungo percorso nel mondo dello sport business. In un’intervista al Corriere della Sera, ha spiegato con chiarezza il senso di questa trasformazione:
«Per la competizione più antica del mondo si apre un nuovo capitolo. Il compito di Acp è custodirne i valori ma allo stesso tempo continuare a farla crescere in un contesto sportivo e mediatico profondamente cambiato».
Una macchina nuova con lo stesso nome
Il cambiamento più radicale è nella governance. «Il defender, che prima decideva tutto, ora vale come gli altri. Diritti e obblighi sono uguali per tutti», afferma Perrelli. Una rivoluzione quasi contro natura per un evento che ha sempre funzionato come una monarchia assoluta.
Altrettanto dirompente è la scelta della biennalità: la Coppa si correrà ogni due anni, non più con cadenze irregolari dettate dalle fortune del vincitore.
«È fondamentale, – dice il ceo, – per calendarizzare, dare agli stakeholder la possibilità di programmare a lungo termine. Il vecchio modello iniziava ad avere difficoltà a sostenersi. La biennalità attira nuovi sfidanti, sponsor, audience; salvaguarda la Coppa».
Una parola, stakeholder, che dice molto su come sia cambiato il vocabolario della vela d’élite. E visto che l’America’s Cup interessa a tutti, ma proprio tutti, la nuova veste è necessaria.
Gli Ac75 restano, ma evolveranno
Sul fronte tecnico, nessuna rivoluzione: i monoscafi volanti Ac75 rimangono la classe di riferimento. Una scelta che risponde a una logica precisa. «Se vogliamo permettere ad altri team di entrare, come hanno fatto americani e australiani, non possiamo certo stravolgere il prodotto», spiega Perrelli. Le barche dislocanti appartengono al passato: la strada è quella dei foil, e non è in discussione.
Ma gli Ac75 non resteranno fermi. Secondo quanto riferito dal ceo, sono in arrivo aggiornamenti significativi con l’obiettivo è rendere le regate ancora più spettacolari, avvicinando ulteriormente la tecnologia della Coppa a quella dell’aeronautica.
Ma la parola d’ordine in ogni ambito è una: identità.
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Napoli come Copacabana
Il teatro della prossima edizione sarà Napoli. Le pre-regate si terranno da oggi al 24 maggio a Cagliari, anche se le sfide inizieranno domani 22, con un investimento regionale di 7 milioni di euro e un impatto economico stimato intorno ai 50 milioni, secondo Il Sole 24 Ore. Il cuore dell’evento però sarà il lungomare partenopeo, con le basi nell’area di Bagnoli, attualmente uno dei cantieri più grandi d’Italia.
Perrelli non nasconde l’entusiasmo: «Avverto già l’enorme passione di Napoli: il lungomare, con il supporto e la creatività degli stakeholder, diventerà Copacabana per tre mesi». Un paragone ardito, certo, ma non privo di fondamento. La Coppa America ha trasformato Valencia in un polo internazionale. Potrebbe fare altrettanto con il golfo più fotografato del Mediterraneo.
La sfida, però, non è solo logistica. «Devi diventare bello dal punto di vista competitivo, devi diventare bello da un punto di vista glamour, devi diventare bello da un punto di vista di tutto quello che circonda l’evento», ha precisato il ceo in un recente intervento pubblico.
Competizione in acqua e narrazione fuori dall’acqua: il binomio su cui si gioca la nuova America’s Cup.
Il nodo dei tempi
Un’ombra resta sui tempi. Il cronoprogramma dei lavori a Bagnoli prevede il completamento a partire dal 1° ottobre 2026. Nessuna data è ancora stata fissata per le regate preliminari a Napoli; se ne riparlerà dopo Cagliari. La volontà di organizzarle in estate c’è, ma per ora manca il resto.
Quanto a un secondo team italiano – la grande attesa del pubblico nazionale – Perrelli invita alla pazienza: «Tempo al tempo. In Coppa America serve un orizzonte temporale medio-lungo». Nessuna manifestazione d’interesse formale al momento, ma il ceo lascia aperta la porta: «Riparliamone l’anno prossimo, dopo la Coppa a Napoli».
Intanto, la Road to Naples 2027 è ufficialmente iniziata. E l’Italia, per qualche mese, tornerà ad essere il centro del mondo sportivo. Quanto meno in acqua.