L’Italia torna a muovere le proprie pedine sulla scacchiera olimpica. Non esiste ancora un dossier, nessuna candidatura è stata formalizzata e il percorso verso i Giochi del 2036 o del 2040 resta ancora nella fase delle suggestioni.
Ma nel mondo olimpico le grandi candidature nascono molto prima dei documenti ufficiali e necessitano di un percorso lungo e costellato di relazioni e grandi eventi che vanno a costruire quella necessaria “credibilità internazionale” a vincere su tutte le concorrenti.
Una premessa doverosa: negli ultimi anni il Comitato Olimpico Internazionale ha progressivamente abbandonato l’idea delle candidature fondate su nuovi impianti e investimenti miliardari, premiando invece modelli territoriali diffusi, utilizzo delle strutture esistenti e progetti capaci di lasciare una legacy concreta.
Ed è proprio qui che si inseriscono le parole del presidente del CONI Luciano Buonfiglio raccolte da Il Mattino di Napoli, che raccontano la strategia del numero uno dello sport italiano, che appare perfettamente allineata alla nuova filosofia olimpica. Si torna sull’asse Roma-Napoli, ipotesi già emersa nei mesi scorsi, ma con un percorso immaginato per renderlo credibile e che poggia le sue basi sul ruolo dell’America’s Cup come passaggio strategico.
Perché il tema è dimostrare sin da subito la capacità organizzativa con eventi di respiro globale e poi trasformare quel patrimonio in un capitale da spendere davanti al CIO.
Roma guarda al Sud: l’accordo strategico (e politico) per i Giochi condivisi
L’idea dell’asse con Napoli, come detto non nasce oggi. Il tema era già emerso nei mesi scorsi, anche attraverso iniziative politiche e mozioni che puntavano a costruire un fronte comune tra Capitale e Mezzogiorno. Ma stavolta emerge un elemento nuovo: il ruolo dell’America’s Cup come passaggio strategico.
«Immaginiamo il pugilato o la lotta al Colosseo, oppure le gare di vela e di nuoto qui a Napoli. Abbiamo tutto quello che serve», ha spiegato Buonfiglio.
La logica è precisa: utilizzare ciò che esiste già. Roma può contare su un patrimonio infrastrutturale difficilmente replicabile — Stadio Olimpico, Foro Italico, Golf Club già valorizzato dalla Ryder Cup — mentre Napoli potrebbe ereditare direttamente il lavoro di organizzazione, visibilità e infrastrutture legate alla prossima America’s Cup.
Lo stesso presidente del CONI ha chiarito il collegamento: «Per conquistare sempre più fiducia a livello internazionale è necessario continuare a organizzare grandi eventi».
Più che un evento sportivo, dunque, l’America’s Cup diventa una sorta di esame preliminare, un potenziale banco di prova attraverso cui mostrare capacità organizzativa, gestione logistica e affidabilità internazionale.
In Italia la corsa è già iniziata: Nord-Ovest ed Emilia-Toscana accelerano
Il problema per Roma-Napoli è che la partita interna si è fatta molto più complessa. Piemonte, Lombardia e Liguria hanno già avviato un percorso condiviso con le tre città più rappresentative a livello globale, ossia i capoluoghi Torino, Milano e Genova
Non una semplice idea ma una struttura operativa che prevede gruppi di lavoro istituzionali e un dialogo preliminare con stakeholder e Governo.
Il vantaggio dell’asse del Nord-Ovest è soprattutto organizzativo: Torino porta in dote l’esperienza dei Giochi del 2006 ma anche l’ottima gestione delle Atp Finals, Milano l’eredità dei Giochi Invernali e Genova la componente marittima, nota in tutto il mondo.
Ma Roma e Napoli non devono guardare al solo accordo del Nord Ovest perché anche l’asse Emilia-Romagna-Toscana pare procedere a passo spedito.
Bologna e Firenze, ma Rimini, la costa adriatica, e poi ancora Punta Ala e perfino San Marino compongono una candidatura che prova a puntare su turismo, capacità ricettiva e connessioni territoriali.
Una base è comune a entrambi gli schieramenti che possono insidiare Roma: le candidature vogliono fare leva sulla valorizzazione dell’esistente.
E qui emerge un tema delicato per Roma: se è vero che la Capitale resta probabilmente la candidata naturale, forte di impianti già pronti – o che presto saranno – e del sostegno esplicito del CONI, va anche detto che le rivali hanno già costruito strutture operative, mentre il binomio Roma/Napoli procede con maggiore prudenza, complice anche un calendario politico che guarda al 2027.
Nel nuovo sistema del CIO, però, arrivare prima conta.
Londra osserva: ma anche nel Regno Unito la partita è interna
Se l’Italia deve fare i conti con i propri campanilismi, anche Oltremanica il quadro appare meno lineare di quanto sembri. Considerando che, stando a una regola non scritta e a un ragionato sistema di rotazione geografica, i Giochi del 2036 o del 2040 potrebbero tornare in Europa, è certo che la partita si giochi nel Vecchio Continente.
E infatti anche il Regno Unito ha iniziato a valutare una candidatura olimpica per il 2040 e, sulla carta, Londra rappresenterebbe la soluzione più naturale: tre edizioni organizzate, un’eredità infrastrutturale ancora pienamente utilizzabile e un brand globale difficilmente eguagliabile.
Eppure il dibattito britannico racconta altro.
Parte del governo guarda infatti al nord dell’Inghilterra come occasione di riequilibrio territoriale e rigenerazione urbana, immaginando una candidatura alternativa costruita attorno a città come Leeds, Liverpool e Manchester.
Uno scenario che ha già aperto una frizione politica con il sindaco di Londra Sadiq Khan, convinto che lasciare fuori la capitale significherebbe rinunciare al patrimonio costruito nel 2012.
Il parallelismo tocca da vicino quanto sta accadendo in Italia con Roma, teoricamente favorita, supportata da istituzioni che vogliono dare un supporto maggiore al Sud (che in Inghilterra diventa Nord in un fantastico gioco di opposti equilibri) che si trova a guardarsi alle spalle.
E Londra, teoricamente imbattibile, pure.
Perché oggi le Olimpiadi non si vincono più soltanto con la storia, il blasone o l’impiantistica (tassello fondamentale). Servono organizzazione, alleanze territoriali e capacità di presentarsi al CIO con un progetto già pronto prima ancora di diventare una candidatura ufficiale.
Per i Giochi del 2036 o del 2040 la partita è appena iniziata ma le prove generali sono già in corso e non da poco.
E come suggerisce Buonfiglio, per Roma e Napoli potrebbero iniziare dal Golfo e dall’America’s Cup.
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