America's Cup 2027: un anno dopo l'annuncio, cantieri aperti e ambizioni intatte

A dodici mesi dalla scelta del Golfo di Napoli come sede della 38ª edizione dell’America’s Cup, il ministro Abodi traccia un bilancio sulle sette squadre iscritte e la trasformazione di Bagnoli.

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dichiarazioni ministro abodi
Image Credits: Ian Roman / America's Cup

Era il 15 maggio 2025 quando venne annunciato che Napoli avrebbe ospitato l’America’s Cup 2027. Dodici mesi dopo, quella che sembrava un’impresa quasi visionaria sta prendendo forma tra gru, colmate a mare e flotte in arrivo da ogni angolo del globo.

A fare il punto è il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che al Mattino ripercorre la genesi della candidatura: «È tutto nato da una telefonata con un interlocutore molto affidabile – racconta – nella quale ho immediatamente manifestato l’interesse del governo di portare la Coppa in Italia, avendo conosciuto bene l’America’s Cup per la quale ho lavorato ai tempi del leggendario Moro di Venezia».

Da lì, una serie di incontri con i rappresentanti di Team New Zealand ha consolidato la scelta del Golfo partenopeo, selezionato per la sua bellezza naturale e per il potenziale di riqualificazione dell’area di Bagnoli.

La flotta cresce: sette squadre al via

Sul piano agonistico, le buone notizie non mancano. Con la recente adesione del team australiano, la flotta si amplia a sette squadre – una in più rispetto all’edizione di Barcellona – confermando l’attrattività internazionale dell’evento.

«Un ulteriore e significativo passo avanti in termini di fascino competitivo, – commenta Abodi, che non esclude la possibilità di riportare la Coppa a Napoli anche nel 2029: – Ci sono due ragioni per cui una Nazione viene scelta, ovvero per la solidità organizzativa o perché il team nazionale vince l’America’s Cup. Noi puntiamo a ospitarla per entrambe le motivazioni».

Bagnoli: cantiere aperto, tempi certi

Il nodo più delicato rimane Bagnoli. L’ex area industriale dell’Italsider, abbandonata per trent’anni, è oggi un cantiere in piena attività: le lavorazioni preliminari sono concluse, il capping ambientale copre circa metà della colmata, e sono in corso la posa delle reti di sottoservizi e le fondazioni delle gru. Le scogliere a protezione dello specchio acqueo sono entrate in fase realizzativa.

Secondo il cronoprogramma aggiornato ad aprile 2026, riportato da Il Sole 24 Ore, il completamento delle attività nello specchio acqueo antistante la colmata è previsto dal 1° ottobre 2026, con le prime basi operative pronte già da luglio

La regata preliminare napoletana, inizialmente attesa per l’estate, potrebbe quindi slittare all’autunno: Sport e Salute, la società del Ministero dell’Economia che coordina l’evento, ha confermato che «non ci sono ancora date fissate per Napoli» e che dopo le regate di Cagliari (21-24 maggio) si definiranno i prossimi passi.

L’eredità oltre l’evento

Il governo ha scelto di inquadrare l’America’s Cup non come un episodio sportivo isolato, ma come leva di sviluppo strutturale. L‘investimento pubblico si accompagna a un piano di iniziative per l’educazione al mare, con attività nelle scuole e nelle università concordate con il ministro Valditara, e a un modello di coinvolgimento che – nelle intenzioni di Abodi – dovrà raggiungere «anche le periferie, portare metaforicamente le vele alle vele».

La sfida è ambiziosa quanto i cantieri: trasformare un’area «intossicata per troppo tempo e che sembrava irrecuperabile» in un distretto vitale per la comunità, capace di restare tale ben oltre il 2027.

Un obiettivo che, se centrato, potrebbe riportare Napoli al centro del più antico e prestigioso torneo velico del mondo anche per l’edizione successiva.