Il Foro Italico si prepara ad una nuova vocazione polifunzionale. Il progetto che Sport e Salute sta portando avanti sull’area romana punta a trasformare il complesso in una piattaforma permanente, capace di vivere dodici mesi l’anno tra sport, intrattenimento, concerti e grandi eventi internazionali.
Una traiettoria che si intreccia inevitabilmente con il dibattito sulle Olimpiadi estive a Roma, rilanciato negli ultimi giorni anche dal presidente del Coni Luciano Buonfiglio e dal sindaco Roberto Gualtieri, come raccontato da Sport e Finanza.
L’investimento messo in campo è da 160 milioni di euro e prevede, oltre alla riqualificazione funzionale dell’impianto, anche il recupero del patrimonio monumentale e architettonico dell’area.
I contorni del progetto
La capitale sta lavorando per dotarsi di infrastrutture moderne, senza perdere il legame con la propria identità storica, che possano dunque dare ulteriore autorevolezza alla candidatura a cinque cerchi.
Il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma vede il progetto come un passaggio strategico per consolidare il ruolo della Capitale nel mercato dei grandi eventi sportivi, rilanciando il Foro come patrimonio strategico della città.
«È un’azione congiunta con il Governo che, attraverso la Struttura di Missione per gli Anniversari Nazionali, ha investito 80 milioni – ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Tuttosport -. Il Foro Italico è unico: è un grande impianto sportivo, ma anche una testimonianza storica di grande architettura».
La copertura del Centrale
Il passaggio decisivo sarà la copertura mobile del Centrale, intervento destinato a cambiare la natura stessa dell’impianto, che assumerà la configurazione di arena coperta e modulabile.
«Stiamo agendo da un lato per uno sviluppo della struttura sportiva e dall’altra per il recupero e rigenerazione delle parti monumentali e architettoniche, senza dimenticare il verde. E tra pochissimo partiranno i lavori per la copertura del campo Centrale. Questo, del resto, è un impianto in continua evoluzione, un monumento vivo».
La riqualificazione non serve soltanto a migliorare l’esperienza degli Internazionali, già diventati uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario tennistico internazionale, ma a costruire una legacy infrastrutturale duratura.
L’idea è di un Foro «polivalente e attivo 365 giorni l’anno grazie alla copertura mobile. Una volta terminati i lavori registrerà un aumento dei posti a sedere che vedrà una capienza che varierà in base agli eventi: dai 12.400 posti per il tennis, agli oltre 13 mila per il basket e altre discipline, concerti, spettacoli».
La timeline dei lavori
I lavori dovrebbero partire già quest’anno al termine dell’edizione corrente degli IBI: «A giugno partiremo con i primi lavori e, se vogliamo essere prudenti, entro il 2027 completeremo l’opera, per cui l’edizione degli Internazionali 2028 si svolgerà col “nuovo” Centrale coperto».
La trasformazione del Foro si inserisce anche nel perimetro più ampio della missione di Sport e Salute. La società pubblica è ormai diventata un soggetto centrale nella gestione degli investimenti sportivi.
«È una società pubblica al 100% del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il controllo e indirizzo del Ministro per lo Sport. Siamo una società di servizi per il mondo dello sport e siamo chiamati ad occuparci di diversi ambiti: per conto dello Stato finanziamo e sosteniamo gli organismi sportivi, operiamo sull’impiantistica sportiva essendo anche stazione appaltante e centrale di committenza e quindi collaborando con gli enti locali».
L’expertise maturata nei grandi eventi
Da un lato c’è la promozione della pratica sportiva, dall’altro c’è la capacità di organizzare di concerto con le federazioni eventi del calibro di Internazionali d’Italia, Sei Nazioni, Piazza di Siena, Golden Gala e Coppa America.
«Gestiamo gli interventi che il Governo vuole attuare in ambito sportivo: dai bandi per la promozione dell’attività fisica, all’azione nelle scuole, ai Giochi della Gioventù che organizziamo con il Ministero dell’Istruzione e con il Ministro per lo sport».
La capacità organizzativa nei grandi eventi, insieme ad un parco infrastrutture moderno e competitivo, può diventare un vero e proprio fattore determinante nel far pendere l’ago della bilancia verso un dossier di candidatura vincente.
Le ambizioni olimpiche dell’Italia
Da una parte Torino, Genova e Milano hanno manifestato disponibilità per un progetto congiunto in vista del 2036 o del 2040; dall’altra Roma osserva la partita interessata, spalleggiata dalle istituzioni.
Mezzaroma non chiude la porta: «Io penso che l’Italia e Roma in particolare siano pronte per ospitare di nuovo i Giochi estivi. Abbiamo dimostrato di saper gestire grandi eventi sportivi che hanno ricadute economiche e sociali importantissime sul territorio. Certamente tutte le opportunità vanno studiate bene prima in termini di costi e ricavi, ma se ci sono queste condizioni siamo pronti a recepire nuove manifestazioni come un’Olimpiade».
Il progetto del Centrale coperto diventa dunque un tassello di una strategia più ambiziosa, in cui la Capitale prova a dimostrare di poter tornare a ospitare i grandi appuntamenti globali, sognando i cinque cerchi che mancano dal 1960.