Divorzio confermato tra PIF e Liv Golf. Il fondo saudita infatti, ha annunciato di chiudere i rubinetti a quello che è stato – ed è tuttora – il progetto più ambizioso e va da sé costoso, mai realizzato nel mondo del golf professionistico.
Dopo aver investito oltre 5 miliardi di dollari dal 2021, il fondo sovrano saudita interromperà il proprio supporto al termine della stagione, aprendo una fase di profonda incertezza per il circuito alternativo al PGA Tour.
La notizia segna un passaggio chiave non solo per LIV Golf, ma per l’intero ecosistema sportivo finanziato da Riyadh, sempre più orientato verso modelli di investimento sostenibili e meno legati a logiche di pura espansione.
La risposta della lega, pur trovatasi a dir poco spiazzata, è già in corso. LIV Golf ha annunciato una “evoluzione strategica” che prevede la creazione di un board indipendente guidato da Gene Davis e Jon Zinman, due figure con esperienza in ristrutturazioni aziendali e trasformazioni finanziarie, con l’obiettivo di attrarre nuovi capitali e ridefinire il modello operativo.
In sintesi: il circuito è, di fatto, sul mercato.
Secondo fonti vicine al dossier, LIV è “totalmente in vendita” e sta avviando contatti con potenziali investitori per garantire continuità al progetto. Allo stesso tempo, la lega prevede una riorganizzazione significativa, con un possibile ridimensionamento del calendario – oggi composto da 14 eventi – e una revisione complessiva della struttura.
Nonostante ciò, il management prova a mantenere una linea rassicurante. Il CEO Scott O’Neil ha ribadito che la stagione 2026 proseguirà «come previsto e senza interruzioni» mentre il nuovo board punta a “formalizzare la struttura e posizionare il business per una crescita futura”, secondo quanto ricostruito da BBC Sport.
PIF lascia LIV Golf: tutti i numeri del progetto dalle perdite miliardarie
Il nodo principale resta a carattere economico. LIV Golf è stato sostenuto fin dalla nascita da un flusso continuo di capitali sauditi, arrivato a superare i 5,3 miliardi di dollari complessivi, con un ritmo di investimento stimato in circa 100 milioni al mese.
A fronte di questo impegno, i risultati finanziari sono stati a dir poco negativi, con perdite nette che hanno superato 1,1 miliardi di dollari dal 2021 e con un rosso di oltre 460 milioni nel solo 2024. I ricavi, tra diritti televisivi e sponsorizzazioni, non sono ancora in grado di sostenere il modello, mentre il break-even è stato stimato in un orizzonte temporale di almeno cinque-dieci anni: un’eternità.
Alcuni segnali positivi esistono – ricavi in crescita e proiezioni di +100 milioni di dollari nel 2026, oltre a team che potrebbero diventare profittevoli – ma insufficienti a giustificare un impegno finanziario così rilevante in assenza di ritorni concreti nel breve periodo.
Rahm e DeChambeau: i top player e l’incerto ritorno nel PGA Tour
L’uscita del PIF apre inevitabilmente interrogativi anche sul futuro dei giocatori. Il circuito ha attirato negli ultimi anni alcuni dei nomi più importanti del golf mondiale – da Jon Rahm a Bryson DeChambeau, fino a Phil Mickelson e Cameron Smith – grazie a contratti fuori mercato.
Ora, con la prospettiva di una riduzione dei finanziamenti, si riapre il tema di un possibile ritorno verso il PGA Tour o il DP World Tour. Alcuni segnali in questa direzione sono già emersi, anche se restano incerti tempi e condizioni di una eventuale reintegrazione.
Nel frattempo, i protagonisti provano a difendere il progetto. “Il mio obiettivo è far funzionare la lega anche dopo quest’anno”, ha dichiarato DeChambeau, sottolineando l’impegno dei giocatori nel tentativo di garantire continuità a LIV.
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La nuova strategia di PIF: meno sport, più ritorni economici
Il caso LIV Golf è solo l’ultimo esempio lampante di un evidente cambio di strategia più ampio da parte del fondo sovrano saudita.
Nel nuovo piano 2026-2030 del PIF, lo sport non compare più tra i pilastri prioritari di investimento, a differenza del precedente ciclo strategico.
Un segnale chiaro di riposizionamento: meno espansione internazionale e maggiore attenzione alla redditività e agli impatti sull’economia domestica con le prime conseguenze già visibili.
Il fondo ha avviato la cessione di asset sportivi, come il 70% dell’Al-Hilal, e ridimensionato alcune iniziative internazionali, mentre altri progetti – dal tennis al ciclismo – risultano in bilico, come anticipato poche settimane fa da Sport e Finanza.
Restano invece protetti gli investimenti legati a obiettivi strategici nazionali, come i Mondiali FIFA 2034 o le infrastrutture collegate.
Come detto LIV Golf rappresenta il caso più emblematico: un progetto costruito su capitali quasi illimitati e su aspettative di rendimento differite, che oggi si scontra con una nuova logica finanziaria e innesca una domanda sulla quale ogni sport deve in qualche modo interrogarsi, ossa se si può ancora contare sui fondi sovrani come investitori strutturali, oppure occorre cambiare decisamente paradigma e tornare a misurarsi con modelli più tradizionali di sostenibilità economica.
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