Un filo diretto che lega Madrid e Roma. Il rapporto tra le due capitali europee non è soltanto connesso alla consequenzialità dei due tornei su terra rossa, ma affonda radici tennistiche proprio nel palcoscenico del Foro Italico.
Se c’è una nazione che più di ogni altra ha lasciato un’impronta profonda nella storia – soprattutto recente – degli Internazionali d’Italia, quella è la Spagna, che con 17 titoli nel singolare maschile vanta il primato assoluto nell’albo d’oro del torneo.
Il dominio di Rafa Nadal
Un’egemonia che porta soprattutto la firma di Rafael Nadal, beniamino assoluto del Foro Italico, e che oggi trova continuità in Carlos Alcaraz, campione in carica e nuovo volto di una tradizione vincente.
Nessun giocatore ha vinto quanto Rafa agli Internazionali: dieci titoli in singolare, 70 match conquistati su 79 disputati e una longevità che ha trasformato il suo rapporto con il torneo in un binomio inscindibile.
Il suo regno al Foro inizia il 3 maggio 2005, quando, da diciottenne e numero 7 del mondo, conquista Roma alla prima apparizione, facendo innamorare il pubblico italiano di un talento destinato a diventare leggenda.
Quel primo trionfo resta una pietra miliare, seguito da altri due successi consecutivi che aprono un ciclo vincente che si chiude soltanto nel 2021, un dominio che ha portato complessivamente a dieci titoli nell’arco di 16 edizioni.
Il passaggio del testimone ad Alcaraz
L’ultima vittoria in ordine cronologico ha aggiunto un altro primato alla sua leggenda: Nadal è diventato il primo tennista capace di conquistare Roma in tre decenni diversi, dagli anni Duemila ai Venti.
Dietro di lui, nella classifica dei plurivincitori, c’è Novak Djokovic con sei titoli, colui che ha interrotto il filotto di 5 titoli spagnoli collezionati tra il 2003 e il 2007: oltre al treble di Rafa, nel 2003 aveva alzato il trofeo Félix Mantilla seguito nel 2004 da Carlos Moyá.
Balzando all’attualità, il 2025 ha segnato la prima affermazione di Carlos Alcaraz, arrivata con il successo su Jannik Sinner in finale, primo italiano a disputare l’ultimo atto al Foro dai tempi di Adriano Panatta nel 1978.
Il successo a Roma per il murciano avvenuto l’anno successivo al ritiro dal tennis del suo illustre predecessore ha segnato un vero e proprio passaggio del testimone, considerando che con il percorso agli Internazionali è diventato il tennista più giovane dopo Nadal raggiungere i quarti di finale in tutti i Masters 1000.
Le nazioni più vincenti
Nella classifica delle nazioni più vincenti agli Internazionali dietro alla Spagna si posizionano gli Stati Uniti, che non sollevano il trofeo dal 2002 con Agassi, a quota 11 seguiti dall’Australia, ferma a 10 dal trionfo di Rod Laver nel 1971.
Appaiate al quarto posto si trovano Italia e Serbia con 6 titoli l’una, che per i balcanici sono tutti portati in dote da Novak Djokovic, mentre per gli azzurri vedono diversi protagonisti che raccontano epoche diverse del tennis azzurro.
Dai pionieri Emanuele Sertorio e Giovanni Palmieri negli anni Trenta, passando per Fausto Gardini nel dopoguerra e il doppio sigillo di Nicola Pietrangeli a cavallo degli anni sessanta, a cui è dedicato un campo al Foro in seguito alla sua scomparsa.
Cinquant’anni di digiuno azzurro
L’ultimo trionfo è firmato Adriano Panatta, che nel 1976 è riuscito a prevalere su Guillermo Vilas, e a cinquant’anni dall’ultima volta in cui si è suonato l’inno al termine del torneo, il Foro spera di sprigionare il suo boato per un italiano.
Complice l’assenza di Alcaraz, fermo ai box per un infortunio al polso, nonché della possibile assenza del veterano Djokovic, il favorito assoluto risponde al nome di Jannik Sinner, chiamato a riportare il titolo a casa dopo cinquant’anni di digiuno.
Dietro di lui scalpitano altri due protagonisti della golden age azzurra: in primis lo specialista della terra rossa Lorenzo Musetti, in cerca del calore del suo pubblico per rilanciarsi ad alto livello, e Flavio Cobolli, sempre più in ascesa dopo aver trascinato lo scorso anno l’Italia alla vittoria della Coppa Davis.