Ventisei chilometri in solitaria sotto la pioggia delle Ardenne. Tadej Pogacar ha vinto la 112ª edizione della Liegi-Bastogne-Liegi con quella disinvoltura che ormai i suoi avversari conoscono bene e che il grande pubblico ha smesso di trovare sorprendente. Quarta vittoria alla Doyenne, terza consecutiva, tredicesima Classica Monumento in carriera.
Al traguardo, alle sue spalle, il 19enne Paul Seixas di Lione e Remco Evenepoel. Una corsa che ha chiuso il ciclo delle classiche di primavera e aperto la strada verso i grandi tour, per lo sloveno l’obiettivo è il Tour de France.
Vincere la Doyenne significa entrare nella storia, affiancando il proprio nome a quello di leggende come Eddy Merckx, recordman con cinque successi. Ma quanto vale, concretamente, questa vittoria? La risposta dipende da quale lente si usa per guardarla.
Quanto vale la vittoria della Liegi-Bastogne-Liegi
Il premio in denaro, intanto, è quasi simbolico. Il montepremi complessivo della Liegi-Bastogne-Liegi si attesta a 50mila euro, con circa 20mila destinati al vincitore. Una cifra che, rapportata agli standard di altri sport, sfiora il paradosso: Pogacar guadagna quella somma in meno di ventiquattro ore di contratto con la UAE Emirates XRG. Ma è nella natura delle Classiche Monumento non misurare il proprio valore in termini economici diretti.
Il prestigio e le sue ricadute commerciali viaggiano su un altro piano.
La struttura dei guadagni di Pogacar
- Stipendio UAE Emirates XRG: 8 milioni €/anno
- Bonus prestazione (Tour, Giri, Mondiali): fino a 2,25 milioni €
- Sponsorizzazioni (11 partner attivi): circa 4 milioni €
- Merchandising (Pissei, royalty): circa 1 milione €
Il vero patrimonio di Pogacar, come abbiamo ricostruito più volte su Sport e Finanza, va cercato altrove. Lo stipendio corrisposto dalla UAE Emirates si aggira intorno agli 8 milioni di euro annui. A questi si sommano i bonus prestazione, strutturati in modo selettivo dal team: un milione per il Tour de France, 500mila per ciascun altro Grande Giro, 250mila per il titolo iridato. Nel 2025, Pogacar ha incassato 1,25 milioni in bonus grazie ai successi al Tour e ai Campionati del Mondo. Le Classiche Monumento, la Strade Bianche, le altre corse a tappe rientrano invece nello stipendio base.
Il contratto con UAE Emirates, rinnovato nel 2024, garantisce il minimo da 8 milioni fino al 2030, con una clausola rescissoria da 200 milioni. Una blindatura senza precedenti nella storia del ciclismo professionistico.
Liegi Bastogne Liegi: Pogacar cerca il “riscatto” nella Doyenne
Gli sponsor
Sul fronte delle sponsorizzazioni, la vittoria alla Doyenne produce effetti immediati e misurabili. Lo scorso autunno Pogacar contava 9 partnership attive. Nei mesi successivi, l’agenzia A&J All Sports – guidata dal manager bresciano Alex Carera, che seguì il corridore già da junior – ha lavorato per capitalizzare le performance. Il portafoglio è ora salito a 11 partner: Colnago per le bici, DMT per le scarpe, MET per i caschi, Continental, Enervit, Jana, l’ufficio del turismo sloveno, MyWhoosh. Tre new entry recenti: Richard Mille nel segmento orologi di lusso, KuCoin nel mondo delle criptovalute e Whoop, il braccialetto per il monitoraggio fisiologico già indossato da Carlos Alcaraz e Jannik Sinner Sport e Finanza.
L’obiettivo dichiarato di Carera era raddoppiare le entrate da sponsorizzazione nel 2026, portandole da 2 a 4 milioni di euro. Un traguardo quasi raggiunto. Ogni Monumento vinta consolida questa traiettoria per il potere contrattuale che conferisce al corridore e al suo management.
«Non è un segreto che negli ultimi anni abbia guadagnato molti soldi. Onestamente, non mi sento molto a mio agio con questi soldi»: così ha dichiarato Tadej Pogacar all’Economia del Corriere.
Come scrive la testata economica, a muovere i flussi finanziari è una struttura societaria essenziale ma efficace, costruita attorno alla residenza monegasca, dove l’imposta sul reddito è pari a zero. Nel Principato, Pogacar e la fidanzata hanno costituito la Deux Maillots (Tadej al 48%, Urška al 47%, l’avvocato di famiglia al 5%), veicolo per investimenti in titoli e immobili, con una controllata omonima in Slovenia.
A gestire il merchandising dal sito ufficiale, per un volume di 250-300mila euro annui, è invece Na Klancu, la società del padre a Komenda.
Le prospettive di Pogacar
Nei prossimi sei-sette anni, capitalizzando successi e contratti, Pogacar potrebbe arrivare a fatturare circa 100 milioni complessivi. Ma la paragone più istruttivo forse è un altro: rispetto alle stime per Jannik Sinner o Cristiano Ronaldo, lo sloveno si muove in un mercato – quello del ciclismo – strutturalmente diverso, dove i premi in denaro rimangono contenuti ma il valore simbolico di ogni Monumento è altissimo.
Una dinamica che Pogacar stesso sembra aver capito prima di chiunque altro. La maglia iridata strappata dopo la caduta ai piedi della Cipressa alla Sanremo è stata venduta all’asta per 95.100 euro; lui ha raddoppiato personalmente la cifra, destinandola alla sua fondazione benefica impegnata nella ricerca oncologica, nel sostegno ai bambini malati e alle vittime di disastri naturali.
Una mossa che ha generato copertura mediatica internazionale e che vale, in termini di brand awareness, molte volte il suo costo.
Chi potrebbe seguire le sue orme è Paul Emmanuel Seixas. Il 19enne di Lione – secondo alla Doyenne dopo aver tenuto su Pogacar fino al sesto attacco, fresco vincitore della Freccia Vallone – ha già costituito la PS Image & Investment per gestire i proventi della propria immagine. Emmanuel Macron si spende personalmente per trattenerlo in un team francese.
Seixas è una promessa; Pogacar è già una leggenda. E la leggenda, alla Liegi-Bastogne-Liegi, ha vinto per la quarta volta.