«È il contenuto a dover cercare l’utente e non viceversa. Perché l’utente è inondato costantemente di contenuti e la sfida, nel raccogliere l’interesse prima ancora che l’attenzione, non è solo con gli altri sport ma con ogni forma di entertainment».
Kike Levy, head of Gameday powered by NJF Holdings ha un pensiero diretto e lineare, tanto quanto la strategia della società che rappresenta, “braccio armato” nello sport del fondo di investimento dell’imprenditrice tedesca Nicole Junkermann.
Levy e Gameday sono nomi che stanno iniziando a circolare alle latitudini italiane per aver creato con la Lega Volley Femminile, la newco Spike Media, una joint venture che dalla prossima stagione gestirà in esclusiva tutti i diritti media della pallavolo femminile.
“Diritti media” forse è un concetto riduttivo perché la strategia di Gameday non passa più dalla vendita al “miglior offerente” dei diritti di riproduzione e distribuzione di partite e highlights ma dalla veicolazione del contenuto non in esclusiva, su qualsiasi mezzo e piattaforma perché l’obiettivo di questo nuovo paradigma è solo uno «portare il volley ovunque».
E in questa prima stagione, ancora transitoria, il nuovo modello ha iniziato a dare i suoi frutti con l’ecosistema digitale del campionato italiano di Serie A, inteso come un aggregato dei canali ufficiali di Lega e club, ma soprattutto delle singole atlete, abbia generato, in ogni angolo del mondo 1,4 miliardi di visualizzazioni, solo nella regular season.
E dalla prossima stagione, con il pieno controllo dei diritti e maggiori risorse in termini di produzioni video i numeri sono destinati a crescere.
Abbiamo parlato di strategie e prospettive direttamente con Kike Levy, che ha scelto Sport e Finanza per rilasciare al sua prima intervista ufficiale in Italia.
Domanda. Partiamo dalle cose semplici. Perché la divisione sport di un fondo di investimenti creato da un’imprenditrice tedesca e guidata da un manager spagnolo sceglie il volley italiano?
R. Perché abbiamo scelto il volley italiano? Perché è il top del top. E tra tutte le strategie vincere è la migliore possibile (ride N.d.R). Abbiamo ovviamente fatto le nostre rilevazioni e sommando 1,5 milioni di praticanti amatoriali e circa 400 mila tesserati ho almento altrettante “case” dove veicolare il modello che ho in mente.
La Lega Volley Femminile aveva già iniziato un percorso che andava nella direzione che condividiamo, non siamo stati costretti a partire da zero, insomma. Abbiamo invece così la possibilità di implementare prima e di massimizzare poi quello che è stato fatto.
Il contenuto è al centro di tutto ma la concorrenza non è solo con altri sport e con qualsiasi tipo di intrattenimento e di contenuto. Per questo ritengo che il contenuto non è da considerarsi un asset revenue ma un asset marketing: Io porto il contenuto ovunque e in qualsiasi forma, poi il modo di monetizzare lo si trova: dalle sponsorizzazioni agli eventi, dai dati alle esperienze digitali.
E’ la strategia che potremmo definire di upper funnel: io mi posiziono in alto, con il contenuto di qualità e lo distribuisco a chiunque me lo chieda e non mi limito a un solo modo per farmi riconoscere economicamente quanto vale.
D. Entrando nel dettaglio, come si declina la strategia cosa prevede questo nuovo paradigma di distribuzione media?
R. Abbiamo una doppia strategia parallela e complementare. Da una parte il digitale, in ogni sua forma, su ogni dispositivo come detto.
Dall’altra il live, l’evento dal vivo che non si limita al solo perimetro sportivo ma include lo show, l’entertainment, l’esperienza.
Non mi stanco di ripetere che il volley deve essere ovunque perché nell’epoca che viviamo è il contenuto che deve cercare l’utente che è sempre connesso e o lo è su più piattaforme in contemporanea e non necessariamente sa cosa vuol vedere.
I contenuti non saranno in esclusiva, non più. Parlo e continuerò a parlare con tutti gli interlocutori “storici” come VBTV, Rai e DAZN ma non ci sono preclusioni verso nuove forme e possibilità.
Penso al volley come un ecosistema e dialogo con tutti gli attori che ne fanno parte.
Perché dovrei precludermi la possibilità di far trasmettere le partite dal profilo di una top player che magari dal suo paese di origine ha oltre 2 milioni di fan? Io mi preoccupo solo di dare il segnale e di portarlo laddove ci sono gli utenti.
Questo è il cambio di paradigma che non passa più dalle esclusive e non casca neanche nell’errore di creare una propria OTT. Perché lì poi il problema non è il costo tecnologico di realizzazione ma quello di distribuzione e gestione.
Record social, fondi e palazzetti esauriti: il volley femminile italiano non si ferma più
D. Come valuta la situazione dei diritti media sportivi in Italia e in generale in Europa?
R. Paragono spesso l’industria dello sport a quella musica ma non al momento attuale, bensì alla fase che stava vivendo più di vent’anni fa. E questo non vale solo in Italia, intendiamoci. Per decenni la musica ha concentrato il business solo sulla vendita del disco, dell’oggetto fisico, tutto il resto era ancillare. Poi è arrivato Napster, il file-sharing e il download e tutto è cambiato rapidamente. La musica ha saputo reinventarsi e trovare un equilibrio, passando da una fonte di revenue pressoché esclusiva a tante fonti: piattaforme di ascolto in streaming come Spotify, festival ed eventi, social ed entertainment e via così. L’industria dello sport deve fare la stessa cosa e capire che non può essere così tanto dipendente dai diritti media.
D. In questa prima fase siete entrati in “punta di piedi”, diciamo prendendo le misure per la stagione sportiva 2026/27. Cosa avete iniziato a fare?
R. Sono particolarmente orgoglioso del banco di prova che hanno rappresentato le Finali di Coppa Italia di gennaio a Torino. Quando abbiamo deciso il tutto mancava solo un mese e mezzo alla data prevista, agli sponsor abbiamo venduto un sogno e Comune e Regione ci chiedevano se fossimo sicuri di riuscire a fare tutto e a riempire un palazzetto (Inalpi Arena N.d.R.) che tradizionalmente fa il sold out di manifestazioni sportive solo con le Atp Finals di tennis. Beh, il tutto esaurito (oltre 12mila e 800 tagliandi venduti) lo abbiamo fatto, affiancando alle sfide sul campo – due semifinali e la finalissima – lo show di Rose Villain, apprezzatissima dal pubblico e forse ancor di più dalle giocatrici che si son fermate a ballare nel post partita. È stato l’evento di pallavolo più partecipato della storia della Lega Volley Femminile.
D. Che tipo di accordo avete siglato con la Lega Volley Femminile? In termini di durata, impegno economico e ritorno dall’investimento.
R. Abbiamo siglato un accordo decennale, al netto di questa prima stagione, come detto interlocutoria. La nostra fortuna è che quando Nicole (Nicole Junkermann, titolare del fondo NJF) crede in un progetto che rientra nella sua visione non ci sta con il fiato sul collo e non abbiamo quindi la pressione di rientrare dall’investimento entro 5 anni. Possiamo mettercene 7 così come 3 e questo ci dà la possibilità di lavorare con l’approccio giusto e far capire al mercato il nostro nuovo modello.
Il mercato dei diritti media in Italia vale circa 1,5 miliardi, di cui più di un miliardo arriva dalla la Serie A. Poi ci sono gli altri campionati top europei, Premier e Liga che pesano qualche decina di milioni e seguire la Serie B e gli altri sport di squadra. Tutti a lottare per una fetta di torta già piccola e destinata a rimpicciolirsi ancora di più. Ma il mercato della pubblicità invece vale circa 11 miliardi di euro, circa 10 volte tanto quindi con brand e aziende che vogliono e possono investire. Intendo dire che bisogna solo essere flessibili, adattare la strategia al mercato.
D. Sull’impegno economico ha sorvolato…
R. Abbiamo investito tanto. (ride. N.d.R.). Ma abbiamo anche tanto prodotto.
D. Oltre al volley femminile e all’Italia, su quali piazze vuole muoversi Gameday? Quali possono essere i prossimi obiettivi?
R. Ragioniamo su mercati che presentano analogie per pubblico e tradizione sportiva, quindi oltre all’Italia, Spagna e Francia. Lo sport femminile è un’opportunità ancora non colta e questo perché finché si proverà a venderlo come l’altra faccia dello sport maschile non funzionerà. Puoi vendere tacchi agli uomini? Senz’altro ma te li compra uno su cento.
In generale riteniamo che tutto quello che non è massima serie, first tier per intenderci, è un’opportunità. In Spagna ad esempio abbiamo fatto un accordo con la Liga per avere gli highlights delle partite e 1 match a giornata della Segunda Division. Abbiamo lanciato un canale You Tube, Cayo TV e dato la possibilità a un rooster selezionato di creator di utilizzare i contenuti: risultato dal lancio los corso settembre abbiamo totalizzato 260 milioni di views e una media di visualizzazione di 20 minuti, un “eternità” per i contenuti video.