Tadej Pogacar ha vinto il suo terzo Giro delle Fiandre, staccando uno ad uno tutti i rivali e tagliando il traguardo di Oudenaarde in solitaria. Un’impresa sportiva di proporzioni storiche: la stessa coppia Sanremo-Fiandre nella stessa stagione, prima di lui, l’aveva realizzata solo Eddy Merckx.
Ma quanto vale, in termini economici, un successo simile?
Il paradosso del montepremi
La risposta, paradossalmente, è quasi irrisoria rispetto alla portata dell’impresa: 20mila euro. È questa la cifra che gli organizzatori garantiscono al vincitore di una Monumento, come ricorda la Gazzetta dello Sport. Meno del doppio di quanto viene riconosciuto per una singola vittoria di tappa in un Grande Giro, ferma a 11mila euro. Numeri che stonano con il peso specifico di una corsa considerata tra le più prestigiose del calendario mondiale.
Il vero patrimonio di Pogacar va cercato altrove. Lo stipendio corrisposto dalla UAE Emirates si aggirerebbe intorno agli 8 milioni di euro annui, cui si sommano i proventi degli sponsor: la stima complessiva dei suoi guadagni, come ricostruito anche su Sport e Finanza, oscilla tra i 12 e i 13 milioni di euro annui. Il premio di Oudenaarde è, in questo quadro, poco più di una voce contabile.
Il valore che non si misura in euro
Sarebbe però un errore ridurre tutto a una questione di assegni. Il valore di questa vittoria si misura in una valuta diversa: quella della storia. Con il successo in Fiandra, Pogacar sale a quota 12 Monumenti in carriera – 3 Fiandre, 3 Liegi, 5 Lombardia, 1 Sanremo – inseguendo il primato assoluto di Merckx, fermo a 19. E come sottolinea Il Giornale, «le caselle vuote lo indispettiscono»: il prossimo obiettivo è la Parigi-Roubaix, l’unico Monumento che ancora gli manca.
Se domenica prossima dovesse trionfare nel velodromo André Pétrieux, diventerebbe il quarto corridore nella storia ad aver vinto tutte e cinque le monumento – dopo Merckx, De Vlaeminck e Van Looy – e soprattutto il primo in assoluto a conquistarli tutti nello stesso anno solare. A certificare la dimensione dell’impresa ci pensano le parole di Van der Poel, arrivato a 34 secondi: «Ho un problema, c’è un fenomeno in giro. Stavo pedalando a 650 watt e non riuscivo a tenere la ruota».
Il valore di Pogacar, insomma, non sta nell’assegno che incassa a Oudenaarde. Sta nel fatto che i suoi avversari, al traguardo, lo applaudono.