Così il CEO dell'Eurolega Bueno: «Siamo il punto di partenza per l'NBA in Europa»

Chus Bueno è l’uomo che può trovare l’accordo con Adam Silver: il punto tra i rapporti con  l’NBA, l’ipotesi franchigie permanenti, il futuro dell’Olimpia e le opzioni per una terza squadra italiana in Eurolega.

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Il basket europeo è a un bivio. Da un lato la NBA, con i suoi miliardi e il suo brand globale, pronta a sbarcare nel Vecchio Continente con un progetto di nuove franchigie. Dall’altro l’Eurolega, con settant’anni di storia, tradizione e un prodotto competitivo che nessun investitore può permettersi di ignorare. La novità è che, per la prima volta, i due mondi sembrano orientati non allo scontro, ma alla collaborazione.

A raccontarlo, in un’ampia intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, è Chus Bueno, il nuovo CEO dell’Eurolega: manager spagnolo con dodici anni di carriera nella lega americana alle spalle, scelto non a caso come figura di raccordo tra i due mondi.

Il cambio di rotta della NBA

Fino a pochi mesi fa, la NBA sembrava intenzionata a procedere in autonomia, costruendo un proprio torneo europeo – NBA Europe – in aperta concorrenza con l’Eurolega, raccogliendo manifestazioni di interesse da nuovi investitori. Poi qualcosa è cambiato.

Il commissioner Adam Silver ha dichiarato pubblicamente, come già anticipato su Sport e Finanza: «Siamo convinti che per il bene del basket europeo la cosa migliore sarebbe una soluzione comune con l’Eurolega, trovando un accordo per un approccio di sistema alla crescita».

Un segnale non trascurabile, che coincide con l’arrivo di Bueno alla guida della competizione e con un dato emerso in questi giorni. Tra le manifestazioni di interesse per NBA Europe presentate entro la scadenza di martedì non figura nessun club già esistente: solo nuovi soggetti. Un dato che ridimensiona le ambizioni autonome della lega americana e rafforza la posizione negoziale dell’Eurolega.

Il modello Bueno

Sul fronte interno, Bueno non è rimasto fermo. All’Eurolega ha proposto una trasformazione strutturale: i tredici club con licenza decennale diventeranno franchigie con licenza permanente, con un orizzonte di investimento a venti o trent’anni invece che a dieci. L’effetto stimato è un incremento del valore dei club del 30%. In una seconda fase, anche i club con licenze più brevi – come la Virtus Bologna, al primo anno di un triennale – potranno accedere al modello franchigia, pagando una quota di ingresso.

Parallelamente, è in sviluppo una piattaforma digitale dedicata ai tifosi, con un potenziale di ricavi stimato in un miliardo di euro annuo. Numeri che cambiano la conversazione con la NBA.

Italia protagonista: Olimpia intoccabile, ma c’è spazio per crescere

L’Italia si conferma mercato chiave. Su Milano, Bueno è netto nell’escludere scenari alternativi all’Olimpia: «Non vedo neanche la possibilità che qualche altro brand gestisca una squadra di basket di riferimento di Milano che non sia l’Olimpia. Se c’è qualche soggetto interessato a investire a Milano, non vedo nessuno scenario in cui non sia su questa squadra».

Una risposta diretta alle voci su un possibile interesse di Milan e Inter ad entrare nell’NBA Europe.

Più aperta, invece, la prospettiva su una terza squadra italiana in Eurolega. «Sono già in contatto con Trento, Venezia e Napoli», rivela Bueno, che non esclude l’ingresso di Roma nella competizione, pur con cautela: «So che non è facile costruire a Roma, per questo sono cauto. Ma se c’è un progetto, lo guarderemo».

La partita commerciale

Il cuore della questione resta economico. JB Capital ha valutato l’Eurolega a 1,4 miliardi di euro per la stagione in corso, con le singole squadre stimate tra i 60 e i 320 milioni. La NBA, dal canto suo, puntava a raccogliere intorno ai 5 miliardi di euro complessivi, con una quota del 50% nell’impresa.

In questo contesto, la visione di Bueno è quella di una partnership complementare, non di una resa: «Gli asset che noi portiamo sono le squadre, le città e la competizione. E loro possono portare la loro competenza nel gestire leghe, il capitale e hanno un logo molto riconosciuto, importante per portare partner come tv e sponsor. Entrambi abbiamo risorse da mettere sul tavolo».

Sul rischio opposto, quello di una frammentazione del mercato europeo, il CEO è altrettanto diretto: «Non ci sono mai stati 5 miliardi da investire nel basket in Europa. Frammentare il mercato non sarebbe buono per nessuno».

Aprile, il mese della verità

L’agenda è già fissata. Dopo la chiusura della data room di NBA Europe, le due parti si siederanno a un tavolo per esplorare concretamente le forme di una collaborazione. Il 14 aprile è previsto anche un consiglio di amministrazione dell’Eurolega, che dovrà decidere se mantenere l’attuale formato a venti squadre o espandersi a ventidue già dalla prossima stagione.

Le prossime settimane diranno quanto siano solide le fondamenta di questa possibile alleanza. Quel che è certo è che il basket europeo non è mai stato così al centro dell’interesse finanziario globale.

La speranza, come sempre in questi casi, è che i soldi servano allo sport e non il contrario.

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