Cancellati i Gran Premi in Medio Oriente, la Formula 1 conta i danni

I Gran Premi di aprile saltano per il conflitto in Medio Oriente. Secondo Guggenheim Partners, Liberty Media perderà fino a 200 milioni di ricavi. Il colpo è pesante, soprattutto sui proventi da promoter.

f1 bahrain
conta delle perdite
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Il fragore dei motori non si sentirà a Sakhir né sul lungomare di Gedda. La Formula 1 ha confermato ufficialmente la cancellazione dei Gran Premi in Bahrain e Arabia Saudita, entrambi in calendario ad aprile, vittime dirette del conflitto in corso in Medio Oriente esploso dopo i raid militari americani e israeliani sull’Iran.

Nessuno dei due eventi verrà recuperato: si apre così un vuoto di cinque settimane nel calendario iridato, tra il Gran Premio del Giappone del 29 marzo e quello di Miami del 3 maggio.

I conti del disastro

Gli analisti di Guggenheim Partners hanno già messo i numeri sul tavolo: la perdita stimata per Liberty Media – il colosso americano che controlla la Formula 1 – si aggira tra i 190 e i 200 milioni di dollari di ricavi, con un impatto sull’EBITDA di circa 80 milioni, pari all’8% del margine degli ultimi dodici mesi. Numeri significativi, ma non letali per un business che nel 2025 ha sfiorato i 3,9 miliardi di ricavi complessivi e un utile operativo di 632 milioni.

Non è un caso che il titolo Liberty Formula One, quotato al Nasdaq, abbia perso soltanto l’1,3% nella giornata in cui si rincorrevano le voci di cancellazione.

Eppure, a guardare la struttura del conto economico del Circus, c’è una voce che subirà un colpo particolarmente diretto: le commissioni dei promotori. Si tratta dei pagamenti che circuiti, città e governi versano alla Formula 1 per il diritto di ospitare le gare, gestendo biglietteria e sponsorizzazioni locali. Nel 2025 questa linea di business ha generato circa 824 milioni di dollari, il 27% dei ricavi primari del campionato.

Un flusso stabile e prevedibile, costruito su accordi pluriennali siglati con largo anticipo.

La generosità del Golfo

Il Medio Oriente rappresenta uno degli angoli più redditizi di questa mappa finanziaria. Secondo le stime di Guggenheim, Bahrain e Arabia Saudita versano complessivamente 115 milioni di dollari all’anno per ospitare la Formula 1, circa il 14% dell’intero gettito da promoter. I sauditi, entrati nel circuito soltanto nel 2021, hanno sottoscritto un accordo da circa 70 milioni annui valido fino al 2030; il Bahrain, presenza storica del calendario, contribuisce con circa 52 milioni fino al 2036.

Per fare un raffronto: Monza versa 27 milioni stagionali a Liberty Media.

Il legame tra la penisola arabica e la Formula 1, peraltro, va ben oltre i diritti di gara. Il fondo sovrano saudita PIF ha co-investito 550 milioni nella McLaren nel 2021, mentre il Bahrain, attraverso Mumtalakat, ne è diventato proprietario al 100%. Saudi Aramco, la compagnia petrolifera di Stato, ha firmato un accordo di sponsorizzazione decennale con il campionato da 40-45 milioni annui ed è title partner di Aston Martin.

La macchina regge

Non mancano certo Paesi e regioni che vogliono ospitare le gare di Formula 1. Un segnale che Liberty Media, pur incassando il colpo, non si trova in una posizione di fragilità strutturale.

La storia dei conti del Circus dà ragione a questo ottimismo. Dopo il buco dell’anno Covid, 386 milioni di perdita operativa nel 2020, la risalita è stata costante: +92 milioni nel 2021, +239 nel 2022, +392 nel 2023, +492 nel 2024, fino ai +632 milioni dello scorso anno. Un trend che Guggenheim ha confermato non sarà compromesso dalle cancellazioni, mantenendo il rating Buy e il prezzo obiettivo a 124 dollari.

Il Circus tornerà in Medio Oriente? Per ora, il calendario prevede ancora due tappe regionali: il Qatar il 29 novembre e Abu Dhabi il 6 dicembre. Ma l’instabilità geopolitica nella regione pone interrogativi di lungo periodo sulla tenuta di questi accordi e sulla capacità della Formula 1 di fare affidamento strutturale su un’area così redditizia e così volatile.

La cancellazione colpisce anche i campionati cadetti: Formula 2, Formula 3 e F1 Academy perderanno anch’essi i round previsti a Sakhir e Gedda. MotoGP e World Endurance Championship, che avevano gare programmate in Qatar, hanno optato diversamente: entrambi hanno scelto il rinvio a date successive, in attesa di una stabilizzazione del quadro regionale.