Matiasic rompe il silenzio: «Trieste avrà una squadra anche il prossimo anno»

Il presidente del club giuliano ribadisce la volontà di assicurare continuità sportiva al progetto, mentre sarebbe impegnato alla ricerca di un titolo sportivo di A2 per compensare il potenziale trasferimento della licenza di A nella Capitale.

Trieste basket
il triangolo tra trieste, roma e ruvo
Image credits: LBA

Giorni di fermento per il basket triestino. Dopo le incessanti indiscrezioni rispetto al disimpegno del presidente Paul Matiasic dato come prossimo a sganciarsi dalla città giuliana per concentrarsi sul dossier Roma, il vertice del club è intervenuto sulla questione.

Dopo giorni di silenzio, l’avvocato americano ha scelto di esporsi pubblicamente per respingere l’idea di un addio imminente, rivendicando invece la ricerca di soluzioni alternative.

Il nodo della sostenibilità economica

«Il disimpegno non è mai l’opzione attraente, al contrario, il mio obiettivo qui è trovare soluzioni – ha dichiarato a Il Piccolo -. Sono impegnato a elevare l’ecosistema della pallacanestro in Italia e Trieste spicca come esempio di come questo sviluppo possa avvenire». 

La volontà dichiarata dal vertice del club rimane quella di non abbandonare Trieste anche se, allo stesso tempo, viene sottolineata la necessità di ripensare radicalmente il modello economico che ha sostenuto il progetto negli ultimi anni.

Il nodo centrale, secondo Matiasic, riguarda la sostenibilità economica di lungo periodo: negli ultimi tre anni la proprietà ha sostenuto investimenti superiori ai quindici milioni di euro, accompagnando la squadra verso traguardi importanti.

La mancanza di un main partner

Il club triestino è tornato con forza anche sulla scena europea dopo due decenni di assenza, senza però riuscire ad attrarre quel main sponsor ritenuto indispensabile per consolidare il progetto

«Ho trovato molta collaborazione e affetto a Trieste, che ho ricambiato. In definitiva, tutti vogliono la stessa cosa, la sostenibilità economica. Abbiamo bussato instancabilmente a molte porte e molti imprenditori hanno risposto. Abbiamo anche ottenuto il sostegno della Regione, che è uno sponsor e un partner prezioso. Ma la struttura ha ancora bisogno di essere sostenuta da un main partner in grado di mettere a disposizione un budget primario, come avviene per la maggioranza dei team di Lega».

Il modello fondato su un unico proprietario disposto a coprire quasi integralmente i costi non sarebbe più sostenibile nel tempo. La crescita sportiva, nelle intenzioni della proprietà, avrebbe dovuto rappresentare il catalizzatore capace di attirare adeguati investimenti privati.

L’obiettivo, che però finora non si è concretizzato, resta quello di trasformare la Pallacanestro Trieste in un asset competitivo anche dal punto di vista industriale e commerciale.

La frattura tra proprietà e piazza

Nel suo intervento, Matiasic ha anche risposto con toni duri alle ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, accusando parte dell’ambiente di alimentare volutamente un clima di tensione.

«Ci sono alcune persone qui a Trieste che, con le loro ardite speculazioni e teorie infondate, stanno servendo gli interessi di altri. Mirano a incitare l’opinione pubblica e ad alimentare sentimenti negativi. È sbagliato. I tifosi non meritano il gioco di burattinai a cui stanno assistendo». 

La frattura tra proprietà e parte della piazza sia ormai diventata uno degli elementi più delicati dell’intera vicenda, nonostante il presidente abbia respinto con decisione l’idea che Trieste sia considerata una tappa provvisoria in attesa di mercati più ampi. 

«Non investi oltre 15 milioni di euro in meno di tre anni in un esperimento. Li investi perché fai tutto il possibile affinché il progetto funzioni, e per molti versi ci è riuscito. Ho investito di più quest’anno con l’obiettivo di elevare ancora il Club, perché pensavo che in questo modo, con più ambizioni ed entusiasmo, potessero arrivare nuovi investimenti». 

Le garanzie sul futuro

Il punto più sensibile resta inevitabilmente quello legato a Roma, ipotesi che continua a circolare con insistenza. «A oggi abbiamo cercato risorse solo su Trieste, lo facciamo da oltre due anni e non sono arrivate». 

Una riflessione che lascia intravedere come la valutazione di scenari alternativi possa nascere più da esigenze economiche che da una volontà di rottura con la città. Matiasic ha però voluto sgomberare il campo da una delle paure più diffuse tra i tifosi.

«È stato ipotizzato da alcuni, che sembrano intenzionati a creare allarmismo, che in qualche modo Trieste non avrà una squadra il prossimo anno: semplicemente non è vero. La avrà». 

Le dichiarazioni non dipanano però aperti gli interrogativi sulla categoria e sulla struttura futura del club. Qualora dovesse effettivamente realizzarsi il trasferimento del titolo nella Capitale, la proprietà starebbe lavorando per evitare che Trieste resti senza basket professionistico.

Nonostante la fine dell’idillio tra società e piazza, si punta a non lasciare «il deserto» dietro un eventuale riassetto, mantenendo viva una continuità tecnica e organizzativa per il club giuliano.

L’ipotesi Ruvo di Puglia

Per compensare il possibile trasloco verso Roma, sarebbe in corso la ricerca di una licenza che consenta la permanenza nella serie cadetta. Tra i nomi circolati con maggiore insistenza è comparso quello della Crifo Wines Ruvo di Puglia, società militante in Serie A2 indicata da alcune indiscrezioni come possibile target dell’operazione. 

L’ipotesi, tuttavia, è stata respinta con decisione dal club pugliese, intervenuto pubblicamente con un comunicato che chiude in maniera definitiva ad ogni potenziale negoziazione. 

«La società non ha mai intavolato alcun confronto finalizzato alla cessione del titolo conquistato sul campo al termine di una stagione straordinaria, frutto di programmazione, sacrifici e investimenti sostenuti con serietà e visione. Crifo Wines Ruvo di Puglia ribadisce con fermezza la volontà di proseguire il proprio percorso sportivo nel rispetto della città, dei tifosi, degli sponsor e di tutti coloro che hanno contribuito a costruire questo progetto».

Resta dunque ancora in zona d’ombra il progetto sportivo che ha rialzato le ambizioni della città attraverso forti investimenti ma che oggi si trova davanti alla necessità di ridefinire il proprio modello economico, stretto tra l’opzione del ridimensionamento oppure la ricerca di nuove strade per continuare a competere ai massimi livelli.

Il futuro del club rimane sospeso: al canale che si è aperto tra Trieste e Roma si aggiunge anche Ruvo di Puglia, in un risiko che potrebbe ridefinire i contorni del panorama cestistico nazionale.

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