Ventisei medaglie, di cui nove ori. Un terzo posto nel medagliere, dietro solo alla Norvegia e in piena lotta con gli Stati Uniti per il secondo gradino del podio. Questa è l’Italia olimpica di oggi che sul piano sportivo, sta regalando all’Italia una delle migliori edizioni di sempre dei Giochi invernali.
Federica Brignone conquista due ori a meno di un anno da un infortunio che sembrava comprometterne, non solo la partecipazione alle Olimpiadi nazionali ma addirittura la carriera. Francesca Lollobrigida firma una doppietta nel pattinaggio di velocità con una naturalezza disarmante che è figlia di chi impegno e dedizione nel suo sport li immette ogni giorno, da tempo immemore.
E poi Arianna Fontana, che diventa l’italiana più medagliata di sempre ai Giochi, con 14 medaglie e la possibilità di aggiornare ancora il record.
Sono solo tre nomi, di tre campionesse assolute, tre rappresentanze di un movimento che sta incartando.
Il tutto sullo sfondo di un contesto, quello delle montagne italiane che non smette di lasciare il mondo a bocca aperta: la Valtellina, le Dolomiti di Cortina, il Trentino e l’Alto Adige, a cui si aggiunge Milano con quel suo indiscusso fascino italiano e al contempo internazionale.
Una cartolina perfetta.
Ma è un momento di entusiasmo dietro il quale si provano a celare anche aspetti non esattamente virtuosi, come la tenuta economica dell’organizzazione stessa, dove i numeri raccontano un’altra storia.
Il bilancio che non torna: budget a 1,8 miliardi e passivo da 100 milioni
Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, il Consiglio di amministrazione della Fondazione Milano Cortina si sarebbe riunito d’urgenza, a ridosso dell’inaugurazione, per tentare di far quadrare i conti.
Il budget organizzativo, inizialmente stimato intorno a 1,3 miliardi, è stato rivisto al rialzo fino a 1,7 miliardi di euro da diversi mesi ma il ritocco sarebbe comunque stato insufficiente: nonostante i generosi aiuti pubblici ricevuti, il bilancio chiuderebbe oggi con un passivo nell’ordine di 100 milioni di euro, forse anche superiore.
Scommettere su un conto finale a 1,8 miliardi finali sarà quindi una scelta ottimistica.
Un dato previsionale, certo, ma che conferma una tendenza: la Fondazione si trascina difficoltà finanziarie sin dalla nascita nel 2019.
L’ente ha infatti chiuso il bilancio 2024 con un passivo di 30 milioni di euro, che ha portato il deficit patrimoniale oltre i 150 milioni di euro in quattro anni (e che potrebbero quindi superare di slancio i 200-250 nel quinto anno).
A questo si aggiunge la mancata corresponsione regolare delle somme dovute a Coni e Cip, con crediti accumulati rispettivamente per circa 12 milioni (Coni) e oltre 4 milioni più 1,8 nel 2026 (Cip), secondo quanto riportato sempre dal Fatto.
Come ribadito a più riprese su queste colonne, non è l’aumento dei costi in sé a sorprendere: i grandi eventi globali raramente rispettano le stime iniziali e rappresentano più investimenti di immagine, che comportano un ROI più a lungo termine.
Il nodo è la gestione, la trasparenza, la narrazione che prova a raccontare un equilibrio che oggi non c’è.
Nell’estate scorsa, il decreto Sport ha introdotto un commissario straordinario per le Paralimpiadi, con una dotazione di 387 milioni di euro.
Peccato che le attività paralimpiche erano inizialmente incluse nel dossier olimpico, non considerate un qualcosa a se stante: lo scorporo ha consentito di alleggerire il bilancio della Fondazione, trasferendo parte dei costi su un altro capitolo di spesa pubblica.
Formalmente (forse) legittimo. Politicamente – e ancor più eticamente – discutibile.
Il risultato è un’operazione che ha migliorato i conti sulla carta, ma non ha modificato la sostanza: la spesa complessiva per i Giochi resta elevata e fortemente sostenuta da risorse statali.
Milano Cortina, i conti passano dai tornelli: l’equilibrio è legato all’affluenza
Le opere strategiche rinviate alla “legacy”
Se i conti dell’organizzazione destano interrogativi, la situazione delle infrastrutture non è meno complessa.
La narrazione ufficiale insiste sulla legacy territoriale, ma i numeri parlano di un piano complessivo che vede ancora meno della metà delle opere realizzate.
Dei 98 interventi, di cui 47 sportivi e 51 infrastrutturali, per un valore stimato di circa 3,5 miliardi di euro ad oggi, secondo l’aggiornamento de Il Sole 24 Ore, risultano 40 opere concluse, 29 in esecuzione, 27 ancora in progettazione e 2 in gara.
Il Veneto, che prevede (prevedeva?) 25 opere per un investimento potenziale di 1,5 miliardi di euro (pari a circa il 40% dell’intero pacchetto) vede due grandi infrastrutture viabilistiche considerate strategiche fin dall’inizio del dossier olimpico: la variante di Longarone e la variante di Cortina.
La variante di Longarone, del valore stimato di 439 milioni di euro, prevede un tracciato di 11,2 chilometri con 1.600 metri di galleria naturale e sette viadotti, finalizzato a bypassare il centro abitato e alleggerire la pressione sulla statale 51.
Ha appena superato la fase autorizzativa: i lavori dovrebbero iniziare nell’aprile 2026, quindi a Giochi conclusi, con termine previsto nell’aprile 2029.
Non un’opera olimpica, ma post-olimpica.
Ancora più delicata la situazione della variante di Cortina, un bypass in galleria di 4,7 chilometri dal valore complessivo di circa 535 milioni di euro. Inserita fin dall’inizio come prioritaria, ha visto slittare progressivamente i lotti: il primo intervento da 21 milioni dovrebbe essere pronto a giugno 2026, ma per il lotto principale non esistono date definitive, mentre un altro segmento è stato rinviato al 2032.
Il cronoprogramma, in parte, è stato eliminato dalle tabelle ufficiali di Simico. È una delle opere più costose dell’intero piano e rappresenta da sola quasi un terzo delle risorse previste per il Veneto, ma resta la principale incognita.
Non cambia la viabilità nell’altra regione principale, la Lombardia, dove le altre due grandi opere essenziali – che non sono pronte – sono la variante di Trescore-Entratico, un intervento da 48 milioni di euro che potrebbe vedere la luce solo nel 2029, e la tangenziale di Sondrio, dal valore di 43,5 milioni, la cui apertura è prevista per ottobre 2027.
Il risultato è evidente: le infrastrutture che avrebbero dovuto decongestionare aree alpine già strutturalmente fragili dal punto di vista del traffico diventano “legacy”, cioè eredità futura.
Una legacy senza data certa.
Le medaglie oggi e i conti domani
Milano Cortina 2026 sta funzionando sul piano sportivo e mediatico. L’Italia vince, il Paese si mostra al mondo nel suo momento migliore.
Ma il successo agonistico non può diventare una copertura permanente per questioni finanziarie e infrastrutturali irrisolte.
Non ci si stanca di sottolineare che non è un problema che un grande evento costi più del previsto. È un problema se questo aumento viene minimizzato, frammentato o redistribuito senza una piena assunzione di responsabilità da parte di nessun soggetto che invece ha molto agio nel celebrarsi e nel fregiarsi dei titoli conquistati sì, ma dagli atleti.
Le medaglie resteranno nella storia. I conti e le opere incompiute, invece, resteranno nei bilanci e nei territori.
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