La Corte dei Conti invoca un accelerazione per le opere olimpiche. A meno di tre mesi dall’accensione della fiamma olimpica, l’ente torna a richiamare l’attenzione sulle tempistiche legate alle infrastrutture di Milano Cortina 2026.
Con la delibera n. 68/2025, la sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato ha approvato la relazione sul Fondo opere infrastrutturali per le Olimpiadi invernali.
Il documento evidenzia la necessità di una decisa cambio di ritmo nella fase finale dei lavori per garantire la piena operatività di impianti, strade e ferrovie entro l’inizio dei Giochi previsto per il 6 febbraio, riporta Il Sole 24 Ore.
Il punto sulle opere olimpiche
La magistratura contabile ha riconosciuto che, dopo i «forti ritardi rispetto alle previsioni iniziali» registrati nel 2023, la situazione «si è andata normalizzando». Tuttavia, diversi interventi risultano ancora in corso e alcuni verranno completati solo successivamente.
Su 111 opere previste in Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige, 98 dispongono di copertura finanziaria completa con termine entro il 2025 (o oltre, se non indispensabili ai Giochi), mentre tre risultano ancora parzialmente finanziate e realizzabili per fasi successive.
La Corte invita dunque la società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 (Simico) ad aggiornare i cronoprogrammi e a rafforzare il coordinamento con Rfi e Anas, al fine di garantire una pianificazione coerente con l’avanzamento effettivo dei lavori.
Il ministero delle Infrastrutture gestisce la parte più consistente delle risorse – 2,7 miliardi sui 2,86 complessivi – stanziate per il programma, avviato nel 2020 e poi rifinanziato nel 2022 per fronteggiare l’aumento dei costi post-pandemia.
La situazione degli impianti sportivi
Particolare attenzione è stata posta sugli impianti sportivi, la cui realizzazione procede tra ostacoli tecnici e tempistiche serrate. In diversi casi, come per lo Sliding Centre di Cortina, la consegna ai Comuni avverrà in forma provvisoria e parziale, con successiva restituzione a Simico per il completamento definitivo.
Tale procedura, ammessa dall’ordinamento, comporta però l’obbligo per gli enti locali di predisporre adeguate coperture assicurative e di garantire il rispetto delle norme di sicurezza per atleti, lavoratori e pubblico.
La Corte dei Conti sottolinea inoltre la necessità di garantire la sostenibilità economica post-olimpica delle strutture, per evitare che, una volta terminati i Giochi, gli impianti si trasformino in infrastrutture sottoutilizzate o eccessivamente onerose da mantenere.
Un esempio emblematico in tal senso è quello della pista da bob di Cortina, per cui si stima un costo di gestione annuo di 1,1 milioni di euro a fronte di entrate previste pari a circa la metà, .
Le infrastrutture stradali e ferroviarie
Sul fronte delle infrastrutture, la relazione individua le varianti di Longarone e Cortina sulla SS 51 di Alemagna tra gli interventi più impegnativi, con un costo complessivo di 1,67 miliardi di euro,.
Questi lavori interessano aree montane particolarmente complesse dal punto di vista esecutivo. «Qualsiasi ulteriore ritardo nella loro attuazione rischia di compromettere la viabilità olimpica», avverte la Corte.
Per questo, il documento raccomanda di rafforzare il monitoraggio sull’avanzamento delle opere e sulla spesa, così da assicurare che gli interventi essenziali siano ultimati in tempo per la cerimonia inaugurale, prevista allo stadio San Siro tra 87 giorni.
Governance e sostenibilità
Oltre agli aspetti tecnici, la Corte richiama l’attenzione sulla governance del sistema olimpico e sulla trasparenza istituzionale.
Resta infatti aperta la questione giuridica legata alla natura della Fondazione Milano-Cortina 2026, dopo che la giudice per le indagini preliminari Patrizia Nobile ha rimesso alla Corte Costituzionale la valutazione di legittimità del decreto che la definisce.
Infine, l’organo di controllo raccomanda di introdurre un vincolo di destinazione per le infrastrutture al momento della loro cessione, così da garantirne l’uso pubblico e la manutenzione nel tempo.
L’obiettivo è duplice: ridurre i costi futuri a carico degli enti locali e della fiscalità generale e assicurare che le opere realizzate per i Giochi diventino un’eredità stabile e produttiva per il Paese.