Il tennis sta vivendo un’epoca d’oro senza precedenti. Lo confermano i numeri degli spettatori, gli accordi commerciali milionari e i montepremi in crescita esponenziale. A guidare questa rivoluzione c’è Andrea Gaudenzi, ex numero 18 del mondo e presidente ATP dal gennaio 2020, che in un’intervista alla rivista Undici traccia il presente e il futuro di uno sport che sta conquistando nuovi territori.
La doppia prospettiva, da giocatore e da manager, gli ha fatto comprendere una verità fondamentale: «Gli sport, ormai, sono in competizione con i videogiochi, con le piattaforme, con lo spettacolo. Insomma, sono diventati un prodotto di intrattenimento. E allora bisogna innovare».
Il progetto One Vision: verso una governance unitaria
L’innovazione passa innanzitutto dalla governance. Il progetto One Vision rappresenta l’ambizione più grande del presidente ATP.
«La prima fase si poneva l’obiettivo di mettere a posto le cose, io la definivo getting our house in order, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, – racconta Gaudenzi alla rivista Undici. – La fase due sarà più complessa, perché presuppone l’allineamento di tutte le governance: senza una linea unica tra ATP, WTA e i tornei dello Slam, è difficile pensare a dei cambiamenti trasversali».
Il modello a cui guardare, secondo il presidente, è chiaro. NBA e Formula 1, che hanno un controllo totale del loro prodotto, dimostrano che quella è la strada giusta per crescere.
Attualmente la frammentazione penalizza sia l’industria che gli appassionati. ATP, WTA, gli Slam, l’ITF con la Davis: tutti vanno sul mercato separatamente. Ciò disorienta.
Masters 1000: la riforma che funziona
Tra i provvedimenti più impattanti firmati da Gaudenzi c’è l’allungamento di nove tornei Masters 1000, che da quest’anno durano 12 giorni.
«I numeri ci dicono che l’impatto c’è stato ed è stato positivo, – conferma il presidente nell’intervista. – Abbiamo registrato una crescita significativa delle sponsorizzazioni, dei biglietti venduti, dei ricavi della parte broadcast: il numero degli spettatori, quelli che vedono il tennis dal vivo o in televisione, è sempre la cosa più importante da misurare».
Non tutti i giocatori hanno accolto la novità con entusiasmo, ma Gaudenzi difende la scelta: «In effetti gli abbiamo richiesto qualcosa di diverso: dare priorità ai tornei 1000 insieme a quelli del Grande Slam». La complessità del tennis, spiega, sta nella sua matematica spietata: «A differenza di tutti gli altri sport, praticamente, la metà degli iscritti a un torneo gioca una sola partita in quello stesso torneo. Il 75% degli iscritti ne gioca solo due».
Questo crea calendari completamente diversi: «I top player, che arrivano quasi sempre in semifinale o in finale, si ritrovano ad avere un calendario molto diverso rispetto a chi occupa il settimo o l’ottavo posto del Ranking».
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Trasparenza economica e prize money triplicato
Una delle battaglie vinte da Gaudenzi riguarda la trasparenza finanziaria. «Per 35 anni il business è stato in mano solo ai tornei, nessuno conosceva i reali guadagni, – rivela il presidente. – Ora invece le cifre sono pubbliche, siamo in un’era di profit sharing vero e proprio tra i tornei e i giocatori».
I risultati economici sono significativi: «Nel 2020 era di 12 milioni, ora è quasi triplicato», spiega Gaudenzi riferendosi al prize money complessivo. «La cosa che mi ha dato più soddisfazione e che credo rimarrà è l’aver convinto i tornei a dare trasparenza sui ricavi. Se unisci gli interessi di tutti, hai una speranza di crescere nel futuro».
Secondo il presidente ATP, i giocatori professionisti sono intorno ai 250-300, ovvero quelli iscritti alle qualificazioni di un torneo Slam. «è a partire da questo numero che, da quando sono arrivato, abbiamo ritenuto che il Prize Money dovesse essere alzato».
Sinner-Alcaraz e il futuro del tennis
Sul dominio attuale di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, Gaudenzi mantiene un approccio equilibrato: «Sono d’accordo che una rivalità a quattro potrebbe essere meglio di una rivalità a due, garantirebbe più varietà. Però devo dire che, per il pubblico, sarebbe disorientante anche avere un numero uno diverso ogni anno».
La visione strategica è chiara.
«Per noi è fondamentale che i tennisti più forti al mondo si affrontino tra loro nei migliori eventi, – ha dichiarato – nelle città più attraenti e nelle infrastrutture più belle e accoglienti. Ed è per questo che la nostra idea è quella di dare priorità ai Masters 1000, quindi a una decina di tornei più i quattro Slam e le Finals».
Sul fronte dell’espansione geografica, Gaudenzi indica chiaramente le priorità. Mentre in questo momento predominano Europa e Stati Uniti, dove magari il tennis non è lo sport più popolare ma è comunque in Top 5 di quelli più seguiti, il mercato in cui ci sono più margini di crescita è l’Asia. Non è un caso quindi che sia stato annunciato un nuovo Masters 1000 in Arabia Saudita.
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L’Italia e le ATP Finals di Torino
Sull’Italia, Gaudenzi esprime grande soddisfazione.
«L’Italia ha fatto un percorso straordinario, – sottolinea nell’intervista rilasciata a Undici. – Un campione come Sinner non si può né costruire né tantomeno programmare a livello industriale, ma avere cinque-dieci giocatori nei primi 100 è frutto di un grande lavoro».
Il presidente riconosce il merito di Binaghi, che con la Federtennis ha creato un sistema decentralizzato fatto di tanti tornei, con molti allenatori e maestri forti: un ecosistema perfetto per allevare talenti.
Sulle ATP Finals a Torino, giunta alla quinta edizione consecutiva, il presidente ricorda: «Siamo arrivati a Torino nel 2020: io non ero ancora presidente ATP, ma ricordo che venivamo dalla bellissima esperienza di Londra e che c’erano dei dubbi. E invece la città, la regione Piemonte e tutto il Paese risposero in maniera magnifica».
Tennis del futuro: contenuti e intrattenimento
Guardando avanti, Gaudenzi immagina un tennis capace di competere con le nuove forme di intrattenimento:
«Dobbiamo ragionare in modo diverso rispetto al passato, i bambini e i ragazzi di oggi hanno tante alternative a cui appassionarsi, oltre lo sport. E allora dobbiamo pensare a delle cose che vadano al di là di ciò che succede live, formati brevi come gli highlights, oppure contenuti che raccontino le storie dei giocatori».
L’obiettivo finale rimane ambizioso: convincere tutti questi attori, anche gli Slam, a lavorare tutti insieme. Solo così, secondo il presidente ATP, il tennis potrà consolidare la sua età dell’oro e trasformarsi in un prodotto di intrattenimento globale competitivo.