Formula 1 e city branding: come Baku e le grandi capitali usano i GP per costruire la propria immagine

Dai GP di Baku, Singapore e Las Vegas alla strategia di Abu Dhabi: come la Formula 1 è diventata uno strumento di city branding, tra turismo, investimenti e immagine internazionale.

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città simbolo
(Image credit: DPPI/Panoramic/Insidefoto)

Il calendario 2026 della Formula 1 è appeso ad un filo. Nato con 24 appuntamenti, si è ridotto a 23 dopo la cancellazione delle due tappe mediorientali di aprile, il Gran Premio del Bahrain a Sakhir e quello dell’Arabia Saudita a Jeddah, entrambe saltate per il conflitto nel Golfo Persico. Jeddah non ha trovato una sede sostitutiva, mentre la gara del Bahrain è stata trasferita al Sepang International Circuit in Malesia, pur mantenendo denominazione e title sponsor originali: la Formula 1 Gulf Air Bahrain Grand Prix continua a chiamarsi così a seimila chilometri di distanza dal Paese che le dà il nome.

Uno scenario simile potrebbe ripetersi anche a fine stagione. Con Qatar e Abu Dhabi in dubbio per ragioni di sicurezza, cresce l’ipotesi di un finale di campionato a Imola, nel weekend del 4-6 dicembre, anche se Liberty Media continua a considerare valido il calendario ufficialmente pubblicato.

Questa dissociazione tra il nome della gara e il territorio che la ospita non è però una novità. Il precedente più significativo, come ricostruisce un’analisi de Il Sole 24 Ore, è quello di Baku. Nel 2016, alla sua prima edizione sul Baku City Circuit, la gara si chiamava Gran Premio d’Europa, nonostante la capitale azera si affacci sul Mar Caspio, ben oltre i confini continentali. Una scelta coerente con l’appartenenza della nazionale di calcio del Paese alla UEFA anziché all’AFC. Solo dal 2017 l’evento ha assunto il nome Azerbaijan Grand Prix, che si corre oggi.

Cosa significa costruire il brand di una città

Dietro queste scelte si cela una logica precisa: quella del city branding, ovvero l’insieme di strategie attraverso cui un territorio costruisce e promuove la propria identità, selezionando gli elementi più efficaci per attirare attenzione, turismo e investimenti. Come accade per un marchio aziendale, entrano in gioco logo, slogan, architettura, cultura e narrazione storica.

È un processo che richiede un aggiornamento costante, perché l’immagine di una città evolve insieme al contesto economico e sociale in cui si inserisce. In questa prospettiva, il Gran Premio non è più soltanto un evento sportivo, ma diventa una vetrina capace di veicolare, nell’arco di un unico weekend, l’identità che una città vuole trasmettere al mondo.

Baku: dal petrolio al design

Baku rappresenta il caso più compiuto. L’incontro tra un’estetica europea, ereditata dagli investitori arrivati durante il boom petrolifero, e una popolazione a maggioranza islamica ha contribuito a far guadagnare alla città il soprannome di Parigi del Caucaso. Dall’indipendenza del 1991, il governo ha investito in edifici simbolo come le Flame Towers, la Baku Crystal Hall e il Centro culturale Heydar Aliyev, un percorso che nel 2019 ha portato la capitale a entrare nell’UNESCO Creative Cities Network nella categoria Design.

Il circuito cittadino è parte integrante di questa narrazione: il lungo rettilineo sul mare, la strettoia di 7,6 metri accanto alle mura della Città Vecchia, patrimonio UNESCO, e lo skyline futuristico sullo sfondo compongono, in una sola inquadratura, il racconto di un Paese che vuole mostrarsi contemporaneamente antico e contemporaneo.

Non solo Baku: Singapore, Abu Dhabi e Las Vegas

Altre città hanno seguito percorsi analoghi. Singapore corre dal 2008 sul circuito di Marina Bay, sede della prima gara notturna nella storia della Formula 1. Secondo il Ministry of Trade and Industry locale, l’evento ha generato oltre 550mila visitatori internazionali e circa due miliardi di dollari singaporiani di entrate turistiche aggiuntive, con un pubblico televisivo cumulato superiore al miliardo di spettatori tra il 2008 e il 2022.

Abu Dhabi ha costruito intorno al circuito di Yas Marina un polo turistico che comprende hotel, centri commerciali e parchi a tema come il Ferrari World. Las Vegas ha portato questa logica ancora oltre, facendo correre le monoposto lungo la Strip, davanti al Bellagio, al Caesars Palace e al Venetian. Il debutto del 2023 ha attirato 59,3 milioni di spettatori televisivi, oltre 316mila presenze e un impatto economico stimato in quasi 1,5 miliardi di dollari.

I costi e il ritorno dell’investimento

Organizzare un Gran Premio comporta costi che vanno ben oltre la fee versata a Liberty Media: dalla preparazione dell’asfalto alle barriere di sicurezza, dall’allestimento di tribune e paddock alla gestione della viabilità cittadina. Per l’Azerbaigian non esistono cifre ufficiali, ma secondo le stime della stampa specializzata il contratto precedente valeva circa 55 milioni di dollari l’anno, tra i più onerosi del calendario, con un ulteriore aumento previsto nell’accordo firmato nel settembre 2025, che estende la gara fino al 2030.

Più trasparente è il caso di Singapore, dove il ministro del Commercio Gan Kim Yong ha quantificato il costo complessivo in 135-140 milioni di dollari singaporiani l’anno, coperto per il 60% dallo Stato e per la parte restante da soggetti privati, come catene alberghiere e compagnia di bandiera.

Sul fronte dei ricavi, una valutazione commissionata a PwC dal Baku City Circuit sulle prime quattro edizioni, dal 2016 al 2019, stima un contributo complessivo di 506,3 milioni di dollari all’economia locale, tra spesa diretta in alberghi, ristorazione e trasporti e spesa indiretta lungo la filiera dei fornitori. L’occupazione temporanea è inoltre salita fino a 7.500 posti nelle edizioni più recenti.

A questo si aggiunge il valore d’immagine. Nel 2024 il Gran Premio di Baku ha raggiunto una platea televisiva globale stimata in 66 milioni di spettatori, rafforzata dal contorno di eventi musicali che accompagnano il weekend di gara, dai concerti di Calvin Harris a quelli di Katy Perry, capaci di trasformare la città in un festival diffuso.

E il fatto che si gareggi di sabato e non di domenica rende il GP di Baku ancora più identificabile nella collettività. Oltre ai gatti, quelli non mancano mai.