Barcellona all’avanguardia per sostenibilità. Il Circuit de Barcelona-Catalunya si conferma il tracciato più sostenibile al mondo secondo la sesta edizione del Sustainable Circuits Index, il report realizzato da Enovation Consulting in collaborazione con Paolo Taticchi, professore di Strategy and Sustainability alla UCL School of Management. Alle sue spalle resta il Mugello Circuit, mentre Silverstone completa il podio scalando la classifica grazie a nuovi progetti ambientali e a una gestione sempre più sostenibile del Gran Premio di Gran Bretagna di Formula 1.
L’indice prende in esame 115 circuiti di motorsport tra permanenti e temporanei, valutando soltanto le informazioni pubblicamente disponibili tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025. La metodologia assegna fino a 100 punti sulla base di 21 criteri, articolati in sette aree: certificazioni, accreditamenti, premi, performance ambientale, impatto sociale, ricaduta economica e approccio complessivo alla sostenibilità.
Il ranking
Nel ranking dei circuiti permanenti, Barcellona mantiene la prima posizione con 77 punti e quattro “cups”, mentre il Mugello resta secondo a quota 74 punti, confermandosi tra le eccellenze globali del settore. La top ten è completata da Indianapolis Motor Speedway, Circuit de La Sarthe, Yas Marina Circuit, Circuit Paul Ricard, Misano World Circuit Marco Simoncelli, Circuit Gilles-Villeneuve e Circuit de Spa-Francorchamps.
Il dato più rilevante, però, riguarda l’allargamento della base dei circuiti impegnati sul fronte ESG. Nel 2026 sono 43 i tracciati permanenti che hanno migliorato il proprio punteggio, mentre soltanto tre restano fermi a zero punti..
Tra i progressi più significativi spicca Indianapolis Motor Speedway, salito di 12 posizioni fino al quarto posto, anche grazie alla pubblicazione di iniziative con obiettivi quantitativi al 2030. Spa-Francorchamps entra invece nella top ten dopo un incremento di dieci punti, mentre il Lusail International Circuit è indicato dal report come il tracciato più migliorato, con un balzo di 17 punti e 31 posizioni in classifica.
Il caso Mugello
Il Mugello rappresenta un eccellenza: il circuito toscano dispone di un set completo di certificazioni, tra cui ISO 14001, ISO 45001, ISO 20121, ISO 9001, EMAS e FIA 3-Star Environmental Accreditation, oltre a una produzione fotovoltaica annua pari a 120.000 kW e a progetti consolidati su biodiversità, gestione dei rifiuti e riduzione dell’inquinamento acustico.
Il report richiama anche il ruolo del Mugello come primo circuito ad aver ospitato un evento MotoGP “Keep it Shiny and Sustainable”, il programma sociale e ambientale del Motomondiale avviato nel 2013 proprio in occasione del Gran Premio d’Italia. Il tracciato può inoltre contare su 900.000 metri quadrati di aree verdi, 300.000 metri quadrati di bosco e iniziative dedicate alla fauna locale, fino all’adozione di 120.000 api nell’area della curva San Donato.
Tra i circuiti temporanei, il Marina Bay Street Circuit di Singapore si conferma leader mondiale con 55 punti. È l’unico tracciato non permanente a pubblicare un report di sostenibilità, uno dei due ad avere una strategia formale e registra punteggi positivi in quasi tutti i parametri analizzati.
La mappatura delle iniziative
Sul piano ambientale, la gestione dei rifiuti e l’economia circolare restano le attività più diffuse, presenti in 54 circuiti permanenti. Seguono le iniziative legate alla mobilità, attive in 51 tracciati, e quelle su energie rinnovabili ed efficienza energetica, rilevate in 50 impianti, mentre i programmi formali sul cambiamento climatico si fermano a 34 circuiti.
La dimensione sociale mostra numeri più elevati, con 67 circuiti impegnati in iniziative di accessibilità e altrettanti in attività filantropiche. Più indietro resta invece il contrasto allo spreco alimentare, presente in 28 impianti, nonostante la scala delle operazioni di catering legate ai grandi eventi motoristici renda questo tema una delle aree con maggiore margine di crescita.
Il punto debole rimane la governance. Soltanto 24 circuiti misurano pubblicamente il proprio impatto economico sul territorio, appena 11 pubblicano un report di sostenibilità e solo cinque dichiarano una strategia strutturata con obiettivi chiari, a conferma di un settore in cui molte iniziative ambientali e sociali sono ormai avviate ma non sempre inserite in un quadro di rendicontazione maturo.
Il quadro complessivo conferma una trasformazione ampia del motorsport La spinta arriva anche dai regolatori sportivi: FIA, FIM e ACO stanno progressivamente rafforzando criteri e framework ambientali, mentre dal 2025 la FIA richiede l’accreditamento ambientale a tre stelle per tutti i campionati mondiali e dal 2030 lo estenderà a tutte le competizioni sanzionate. Per i circuiti, quindi, la sostenibilità sta diventando una condizione competitiva, oltre che un tema reputazionale.