Ricavi in crescita del 12% per l’Eurolega: i club allargano le maglie del salary cap

I tredici club proprietari hanno approvato la rimozione del limite salariale “duro” che sarebbe dovuto entrare in vigore nel 2027/28, mantenendo un sistema più flessibile nella gestione della spesa per i roster.

Dove Final Four Eurolega
la direzione futura
Alessandro Pajola e Matthew Strazel (Image credit: Frederic DIDES/PANORAMIC/Insidefoto)

L’Eurolega chiude la stagione con fatturato in crescita. La competizione ha registrato un incremento del 12% dei ricavi nel 2025/26, con la crescita dei ricavi che si rifletterà anche sui club, con un aumento di almeno il 10% nella distribuzione delle risorse. Il direttore commerciale Gawain Davies aveva confermato a 2Playbook che già nell’esercizio 2024/25 l’Eurolega aveva superato i 100 milioni di euro di fatturato, cifra che sarà dunque oltrepassata anche per la stagione appena conclusa.

Al contempo, i tredici club proprietari hanno approvato la rimozione del limite salariale “duro” che, a partire dal 2027/28, avrebbe dovuto fissare la spesa massima per il roster al 60% dei ricavi. La decisione, che dovrà essere ratificata dall’assemblea generale, non cancella il sistema di controllo economico varato nel 2024, ma ne rende più graduale l’applicazione. 

La volontà di mantenere un sistema flessibile

L’Eurolega non esclude che un tetto più rigido possa essere ripreso in futuro, ma per il momento ha scelto di rinviare a data da destinarsi l’entrata in vigore del cosiddetto High Remuneration Level. Resterà invece operativo il secondo livello del sistema, basato su un limite salariale più flessibile e costruito intorno a una soglia pari al 40% dei ricavi netti dei club. In questo caso sono previste diverse eccezioni, a partire dalla possibilità di escludere dal calcolo gli stipendi di un massimo di tre giocatori franchigia per squadra.

La differenza rispetto al livello più alto è significativa, perché il limite “duro” avrebbe ricompreso anche queste remunerazioni, imponendo un controllo più stringente sulla spesa complessiva per la prima squadra. Con la nuova impostazione, l’Eurolega punta quindi a preservare un equilibrio tra sostenibilità economica e capacità dei club di competere sul mercato dei talenti.

Il passaggio verso il modello franchigie

Nel corso della riunione degli azionisti è stata inoltre confermato il rinnovo della licenza del Real Madrid – ultima squadra che mancava all’appello – per i prossimi dieci anni. Parallelamente, l’Eurolega ha ribadito l’obiettivo di espandere il torneo a 24 squadre a partire dalla stagione 2026/27. In termini di format, la lega continuerà a valutare soluzioni che consentano a tutti i club di affrontarsi tra loro, cercando al tempo stesso una maggiore integrazione con il calendario generale del basket europeo..

L’amministratore delegato Chus Bueno ha infine aggiornato i club anche sul processo di trasformazione delle licenze a lungo termine in franchigie. L’iter dovrebbe completarsi nel corso della prossima stagione, mentre il processo formale per l’assegnazione delle nuove franchigie prenderà il via il 1° luglio 2026.

Attraverso le quote di ingresso delle nuove franchigie l’Eurolega punta a incassare circa 400 milioni di euro. Una cifra che garantirebbe una distribuzione superiore ai 30 milioni di euro per ciascuno dei tredici club fondatori, tra cui l’Olimpia Milano.

Il valore delle fee dovrebbe variare in base al profilo dei club e dei mercati coinvolti. Per alcune realtà, come la Virtus Bologna e il Valencia Basket, l’ingresso potrebbe essere fissato intorno ai 50 milioni di euro, mentre per altre piazze il costo potrebbe salire fino a 90 milioni.

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