Cinquantatré anni di attesa si sono chiusi sabato notte a San Antonio con un punteggio di 94-90 in gara 5. I New York Knicks sono campioni NBA 2026 e, come ogni impresa sportiva di questa portata, il trionfo ha un valore che si misura su piani molto diversi tra loro.
Sul piano strettamente economico, la vittoria delle Finals vale ai giocatori dei Knicks una quota del montepremi di 9,1 milioni di dollari, da dividere tra i membri del roster.
Il montepremi: cosa porta a casa ogni giocatore
Ogni giocatore riceverà in media circa 770mila dollari. Una cifra che può sembrare modesta rispetto agli stipendi di stelle come Karl-Anthony Towns o Jalen Brunson, ma che acquista tutto il suo peso se rapportata ai compensi dei giocatori con contratti più bassi: Jeremy Sochan percepisce 806mila dollari di stipendio annuo, Mohamed Diawara 1,3 milioni, Jose Alvarado 1,7 milioni. Per loro, il bonus rappresenta un incremento straordinario.
La franchigia incasserà inoltre 471mila dollari per il terzo posto nella Eastern Conference, ai quali si sommano i premi accumulati turno dopo turno durante tutta la post-season, per un totale stimato attorno agli 11,6 milioni di dollari complessivi.
Il montepremi totale dei playoff NBA 2026 ammonta a 35,7 milioni di dollari distribuiti tra tutte le squadre partecipanti. I San Antonio Spurs, sconfitti in finale, porteranno a casa circa 3,9 milioni.
Il sacrificio di Brunson: 113 milioni lasciati sul tavolo
Il denaro della lega racconta però solo una parte della storia. La vicenda che ha reso possibile questo titolo ha un nome e un cognome precisi: Jalen Brunson. La guardia dei Knicks, nominato MVP delle Finals dopo aver registrato una media di 32,6 punti a partita nella serie, aveva in mano nell’estate del 2024 la possibilità di firmare un contratto quinquennale al massimo salariale da 269 milioni di dollari.
Scelse invece un accordo quadriennale da 156,5 milioni, rinunciando consapevolmente a circa 113 milioni di dollari per lasciare ai Knicks lo spazio salariale necessario a costruire una squadra competitiva attorno a lui. Quello spazio fu usato per acquisire Karl-Anthony Towns e Mikal Bridges, due dei pilastri del cammino verso il titolo.
In gara 5 Brunson ha segnato 45 punti, aggiudicandosi il trofeo di MVP con undici voti su undici dei media. Prima di quella prestazione, solo Michael Jordan aveva raggiunto quella soglia da guardia in una partita decisiva delle Finals.
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Il valore della vittoria, oltre i soldi
Il ritorno economico reale di questo titolo per la franchigia va cercato altrove, nelle entrate che un campionato ridisegna nel lungo periodo. Le Finals tra Knicks e Spurs hanno registrato alcuni degli indici di ascolto televisivo più alti degli ultimi decenni, trascinati dal mercato di New York, dalla siccità di titoli durata oltre mezzo secolo e dalla presenza di Victor Wembanyama come antagonista di livello globale.
Biglietti, merchandising, visibilità degli sponsor e attenzione mediatica nazionale si traducono in un ritorno che rende il montepremi ufficiale quasi secondario rispetto al valore complessivo che un titolo genera per una franchigia che torna protagonista.
I New York Knicks sono campioni NBA per la terza volta nella loro storia, a 53 anni dall’ultimo anello. Per Jalen Brunson, per la città e per i conti della franchigia, non poteva andare meglio di così.
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