Mercoledì 10 giugno Ian Walker, CEO del team britannico GB1, ha apposto la sua firma sui documenti che danno ufficialmente il via alla costruzione della base a Bagnoli, i cui lavori dureranno tre mesi. Era con lui il primo camion del team, carico della struttura preassemblata già utilizzata a Barcellona nel 2024. Bagnoli diventa, giorno dopo giorno, la città della vela.
«Solo quando arrivi qui e vedi 14 nodi di brezza marina proveniente da terra e uno scenario mozzafiato, ti rendi conto di quanto sarà straordinaria la 38ª America’s Cup Louis Vuitton, – ha dichiarato Walker alla testata Il Mattino. – È assolutamente perfetta, e ora tocca al nostro team di costruzione trasformare il concetto in realtà».
Il sito è gestito da Sport e Salute, soggetto attuatore per l’esecutivo. In quanto Challenger of Record, GB1 occuperà una posizione adiacente ai defender di Emirates Team New Zealand. Gli altri team arriveranno a breve, non appena i rispettivi lotti saranno disponibili.
Sostenibilità e riuso: l’80% della base viene da Barcellona
Uno degli aspetti più rilevanti sul piano industriale riguarda il riutilizzo dei materiali. Circa l’80% della struttura impiegata in Catalogna è stata trasferita e verrà riassemblata nel golfo partenopeo. «Stiamo riutilizzando la stessa struttura che avevamo a Barcellona, un elemento importante del nostro impegno per la sostenibilità», ha spiegato Walker, precisando che il completamento della base è previsto entro la fine di settembre o l’inizio di ottobre.
Dal punto di vista sportivo, GB1 punta a essere in acqua già a settembre con l’AC40 one-design nella regata preliminare, per poi varare l’AC75 in autunno. «Il tempo stringe mentre ci prepariamo per la navigazione e lo sviluppo della barca principale, che è fondamentale», ha sottolineato il CEO.
Il fattore immobiliare e la ricaduta sul territorio
La macchina si muove anche sul fronte abitativo. Il team britannico sta valutando una fascia geografica che va dal centro di Napoli fino a Pozzuoli, con esigenze molto differenziate: famiglie con figli, che cercano vicinanza a scuole e spiagge; profili single, orientati verso il centro città. «La cosa positiva di Napoli è che offre una vasta gamma di soluzioni in grado di soddisfare le esigenze di tutti», ha osservato Walker.
Sul fronte dell’eredità economica, il CEO non ha dubbi: l’America’s Cup ha generato benefici significativi in tutte le sedi precedenti. «L’impatto più significativo sarà la rigenerazione dell’area di Bagnoli, insieme a importanti investimenti nell’economia locale grazie ai team, ai membri delle squadre e ai tifosi che arriveranno in città. L’America’s Cup farà bene a Napoli, ma Napoli farà molto bene anche all’America’s Cup».
Le stime, riportate da Il Mattino, parlano chiaro: secondo il ministro dello sport Andrea Abodi, la competizione potrebbe produrre un impatto socio-economico di un miliardo di euro. Dentro quella cifra ci sono 370 milioni di spesa turistica diretta tra hotel, ristorazione e trasporti, 70 milioni legati all’organizzazione, 21,6 milioni riconducibili alla presenza dei team velici per oltre tre mesi e 165 milioni di investimenti pubblici e privati su porti, bonifiche e fan zone.
L’onda lunga raggiungerebbe Roma attraverso la sua rete alberghiera di alto livello, mentre l’effetto indiretto sul Mezzogiorno coinvolgerebbe Puglia e Sicilia tramite forniture e servizi collegati alla competizione.
America's Cup, Napoli raccoglie il testimone di Cagliari: il Sud deve fare sistema
Il nodo del 2029
Resta aperta la questione della continuità dell’evento oltre il 2027. GB1 avrebbe, in caso di vittoria, la facoltà di scegliere la sede della prossima edizione.
Walker non chiude la porta a Napoli, anzi: «Vorremmo operare qui non solo in vista dell’America’s Cup del 2027, ma anche per il nostro programma di sviluppo a lungo termine. Speriamo davvero che Napoli possa continuare a ospitare l’evento per molti anni».
L’obiettivo di lungo periodo rimane tuttavia portare la Coppa in Gran Bretagna, nelle acque in cui si disputò per la prima volta.