Il mercato delle sponsorizzazioni NBA raggiunge 1,8 miliardi di dollari. Secondo l’NBA Sponsorship Intelligence Report di SponsorUnited, i ricavi da sponsorizzazioni dei team nella stagione 2025/26 sono incrementati dell’11,1% su base annua.
Nel 2025/26 i team NBA hanno raggiunto quota 2.452 accordi di sponsorizzazione, appena 51 in più rispetto alla stagione precedente, mentre i brand unici coinvolti sono saliti a 1.661, con un incremento di 35 unità.
I ricavi da sponsorship dei team
La crescita conferma l’accelerazione di un comparto che nella stagione precedente aveva già registrato un aumento del 9%. I ricavi crescono più velocemente rispetto al numero degli accordi, mentre il prezzo medio delle partnership continua a salire e si attesta attualmente a 731mila dollari.
La tendenza emerge chiaramente anche dal confronto triennale. I ricavi da sponsorizzazioni dei team sono passati da 1,48 miliardi di dollari nel 2023/24 a 1,62 miliardi nel 2024/25, fino agli 1,8 miliardi della stagione 2025/26, mentre il numero dei deal è cresciuto da 2.299 a 2.452 nello stesso periodo.
Tra le franchigie più dinamiche sul fronte della crescita dei ricavi spiccano Los Angeles Clippers, Detroit Pistons, Phoenix Suns, New York Knicks, Brooklyn Nets e Atlanta Hawks.I Knicks hanno sfruttato la quarta partecipazione consecutiva ai playoff e il nuovo status competitivo per attrarre diversi accordi a sette cifre.
Per quanto riguarda i Clippers, l’aumento è collegato al nuovo accordo di patch con Visit Rwanda, mentre i Suns beneficiano del nuovo naming rights della loro arena, diventata Mortgage Matchup Center.
Le categorie merceologiche
La finanza resta la categoria dominante per spesa stimata. Secondo il report, i brand finanziari valgono 318 milioni di dollari, quasi il doppio della tecnologia, seconda categoria con 173 milioni.
Il peso del settore finanziario è particolarmente evidente nelle jersey patch, uno degli asset più pregiati e visibili del mercato NBA. I brand finanziari occupano oggi 10 delle 29 patch attive, pari al 34% del totale, in crescita rispetto agli 8 slot su 27 della stagione precedente.
Ventinove squadre su trenta hanno un partner sulla maglia, due in più rispetto allo scorso anno, per un sistema che si sta avvicinando alla saturazione. L’unico slot rimasto libero è quello dei Portland Trail Blazers, dopo il mancato rinnovo con Brightside Windows.
Nella stagione 2025/26 sono state firmate sette nuove patch, cinque delle quali con brand al debutto assoluto nel mondo NBA.
A livello di singoli brand, Rakuten guida la classifica per spesa complessiva, davanti ad AB InBev, JPMorganChase, Hyundai Motor Group e Toyota. Tra i nuovi marchi per totale investito si segnalano All In Won Med Bill & IT, Visit Rwanda, Paze, Judi Health e Ledger Enterprise Solutions.
Tra i principali accordi per spesa stimata figurano Rakuten con i Golden State Warriors, CJ Group con i Los Angeles Lakers, Intuit con i Clippers, JPMorganChase ancora con i Warriors ed Experience Abu Dhabi con i Knicks.
Le squadre più attive
Sul fronte del numero di accordi, i Cleveland Cavaliers guidano la classifica con 103 deal, davanti a Washington Wizards, Indiana Pacers, Toronto Raptors e Phoenix Suns.
I Knicks, forti dei recenti risultati sportivi, registrano la crescita percentuale più alta nel numero di accordi, pari al 28,3%, passando da 52 deal nel 2023/24 a 59 nel 2025/26 dopo il calo della stagione precedente.
Il Madison Square Garden ha sempre rappresentato un mercato premium per gli sponsor, ma il ritorno dei Knicks tra le contendenti della Eastern Conference ha dato ai brand un motivo in più per entrare.
Anche San Antonio mostra una dinamica significativa, con gli accordi saliti da 72 a 82 nel triennio e una crescita del 13,9%. L’effetto Victor Wembanyama, secondo SponsorUnited, non si misura più soltanto in termini di audience e attenzione mediatica, ma comincia a riflettersi direttamente anche sulla capacità commerciale degli Spurs.
La tecnologia soppianta l’automotive
Emerge una forte movimentazione tra categorie merceologiche: la tecnologia ha aggiunto 31 accordi netti rispetto alla stagione precedente, mentre l’automotive ne ha persi esattamente 31.
Il calo dell’auto non appare però generalizzato. Hankook e Nexen Tire da sole spiegano 29 delle 31 uscite nette, mentre i grandi costruttori continuano a presidiare il mercato: Ford, Toyota e Lexus occupano tre posizioni nella top ten dei brand non legati ad accordi league-wide e risultano tutti in crescita.
La tecnologia, al contrario, continua ad ampliare la propria presenza, con nuovi accordi e ingressi in categorie sempre più vicine al cuore del business NBA: AWS è legata a Toronto, mentre Paylocity e Motorola presidiano Chicago.
Gli atleti più in vista
Il report dedica infine ampio spazio alle sponsorizzazioni con gli atleti. La soglia di accesso al mercato degli accordi personali si è abbassata: sei dei 25 giocatori NBA con più sponsorizzazioni sono rookie, segno che i brand non aspettano più la consacrazione sportiva prima di costruire partnership individuali.
Il caso più evidente è Jared McCain, indicato come atleta NBA con il maggior numero di brand partner unici, pari a 35, distribuiti su 14 categorie diverse, mentre LeBron James, alla ventitreesima stagione, è associato a 12 brand nel perimetro rilevato.
Dietro McCain si collocano Karl-Anthony Towns con 19 accordi, Stephen Curry con 18, Giannis Antetokounmpo con 14, LeBron James, Josh Hart e Donovan Mitchell a quota 12. Nella top ten compaiono anche Cooper Flagg, Jimmy Butler e Damian Lillard.
La tendenza dei cestisti investitori
La crescita degli endorsement è spiegata anche dal ruolo degli atleti come imprenditori, come Giannis Antetokounmpo con Superpower Health e Kalshi, Kevin Durant con Spindrift e Paris Saint-Germain, Stephen Curry con Underrated Golf e LeBron James con Fantasy Life.
Il mercato internazionale appare come una delle aree più sottovalutate. Secondo SponsorUnited, sette dei dieci giocatori internazionali breakout non hanno accordi di sponsorizzazione tracciati nella stagione in corso, nonostante basi social già significative e potenziale commerciale in crescita.
Il quadro complessivo è quello di una NBA sempre più capace di trasformare la propria rilevanza sportiva in valore commerciale distribuito su più livelli, all’interno di un ecosistema integrato. La NBA resta quindi un mercato in espansione, ma sempre più selettivo.