Quindici minuti. Non uno di più. È la durata simbolica che i migliori tennisti del mondo hanno scelto per le loro apparizioni ai media nella vigilia del Roland Garros, in quello che si preannuncia come uno dei gesti di protesta collettiva più coordinati nella storia del Grande Slam.
Chi non si presenterà alla conferenza di apertura di venerdì si rifiuterà direttamente di concedere interviste ai principali partner televisivi dell’evento, TNT Sports ed Eurosport. Una fonte vicina agli spogliatoi ha descritto l’atmosfera come quella di uno «sciopero bianco»: ridurre al minimo le attività fuori dal campo, concentrarsi esclusivamente sulla competizione.
I nomi e le cifre
Aryna Sabalenka, numero uno al mondo, Coco Gauff, quarta in classifica, e il campione in carica Jannik Sinner sono tra i nomi di punta che all’inizio del mese avevano già firmato una dichiarazione congiunta esprimendo «profonda delusione» per la ripartizione economica del torneo parigino.
La critica è precisa: il Roland Garros ha destinato ai giocatori il 14,3% dei propri ricavi, contro il 22% garantito da altri eventi ATP e WTA Combined 1000. Nel 2025, secondo le stime dei giocatori, il torneo ha generato 395 milioni di euro, con una crescita del 14% sull’anno prima; il montepremi è salito però soltanto del 5,4%, riducendo ulteriormente la quota spettante a chi scende in campo.
Il confronto con la federazione francese
La Federazione Francese di Tennis (FFT) ha risposto con un comunicato in cui definisce l’iniziativa «penalizzante per tutti i soggetti coinvolti: i media, le emittenti, lo staff e l’intera comunità tennistica». Ha ricordato che il montepremi complessivo è stato portato a 61,7 milioni di euro, in aumento di 5,3 milioni rispetto al 2024, e che i vincitori del singolare incasseranno ciascuno 2,8 milioni di euro.
La federazione sottolinea inoltre come una parte degli aumenti sia stata indirizzata ai giocatori eliminati nei primi turni, «quelli che dipendono maggiormente dai guadagni dei tornei per finanziare la propria stagione».
Non bastano i numeri assoluti, rispondono i tennisti. Quello che conta è la proporzione, e il confronto è impietoso: l’Australian Open ha aumentato i compensi del 16% nell’ultima edizione, gli US Open del 20% l’anno scorso.
Parigi, secondo i calcoli dei giocatori, rimarrà al di sotto del 15% anche quest’anno, con un giro d’affari stimato in oltre 400 milioni di euro.
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Le rivendicazioni oltre al montepremi
Le richieste vanno oltre il semplice compenso economico. I giocatori chiedono una presenza effettiva nei processi decisionali dei quattro Slam, migliori tutele sanitarie e pensioni più adeguate.
La FFT ha annunciato un incontro con i loro rappresentanti previsto per venerdì, lo stesso giorno della conferenza stampa dimezzata, dichiarandosi disponibile a «un confronto diretto e costruttivo» su governance, tutela sociale e distribuzione del valore.
Il torneo inizia domenica. In realtà, per molti è già iniziato con le qualificazioni. La racchetta, almeno per ora, parla meno dei portafogli.