Under Armour non gode di buona salute. L’azienda dello sportswear archivia l’esercizio fiscale 2026 con un bilancio ancora appesantito dal calo delle vendite e da una perdita netta quasi raddoppiata rispetto all’anno precedente.
Il gruppo statunitense dell’abbigliamento e dell’equipaggiamento sportivo ha chiuso l’anno al 31 marzo 2026 con ricavi pari a circa 5 miliardi di dollari, in flessione del 4% rispetto all’esercizio precedente.
La redditività aziendale
Il dato conferma una fase complessa per il marchio, alle prese con una domanda debole nel mercato domestico, una pressione crescente sul canale wholesale e un business delle calzature che mostra segnali di cedimento.
La perdita netta dell’esercizio è salita a 496 milioni di dollari, contro i 201 milioni registrati nel 2025, anche per effetto di oneri contabili e costi legati al piano di ristrutturazione, che stenta a portare risultati in questa fase.
A pesare sul risultato è stata in particolare una svalutazione da 247 milioni di dollari relativa ad attività fiscali differite negli Stati Uniti, mentre l’utile netto adjusted si è attestato a 50 milioni di dollari.
Da un lato l’azienda mostra effettivamente segnali di tenuta rispetto alla gestione operativa, dall’altro il conto economico continua a riflettere la profondità del processo di risanamento in corso.
L’andamento sul mercato domestico
L’ultimo trimestre dell’esercizio ha offerto indicazioni contrastanti. Nei tre mesi chiusi al 31 marzo 2026, i ricavi sono stati pari a 1,2 miliardi di dollari, leggermente sopra il consensus degli analisti fissato a 1,17 miliardi, ma comunque in calo dell’1% su base annua.
Il Nord America resta il mercato principale, nonostante nell’ultimo trimestre i ricavi dell’area sono scesi del 7% a 641 milioni di dollari, soprattutto per la debolezza del wholesale, mentre sull’intero esercizio il calo è stato dell’8%, con vendite inferiori ai 3 miliardi di dollari.
Il dato conferma la difficoltà del gruppo nel recuperare trazione nel suo mercato più importante, dove la concorrenza resta elevata e il riposizionamento del brand procede con fatica.
La panoramica sulle altre geografie
Più positivo, invece, l’andamento internazionale, che nell’ultimo trimestre ha registrato una crescita del 10% a 539 milioni di dollari, ridotta però al 3% a cambi costanti. Su base annua, i ricavi fuori dal Nord America sono aumentati del 4% a 2,1 miliardi di dollari, ma il dato risulta sostanzialmente stabile al netto dell’effetto valutario.
L’area Emea, in particolare, ha segnato un incremento dell’8,6% a 1,18 miliardi di dollari, mentre l’Asia-Pacifico ha chiuso in calo del 4,8% a 719 milioni. Anche l’America Latina ha contribuito positivamente, con ricavi in crescita dell’8,7% a 234 milioni di dollari.
La fotografia geografica restituisce così un gruppo in difficoltà nel mercato domestico, ma ancora capace di trovare spazi di crescita in alcuni mercati, soprattutto dove il marchio mantiene margini di sviluppo commerciale.
I canali di vendita e le categorie merceologiche
Per canali di vendita, il wholesale è stato il comparto in maggiore difficoltà avendo registrato nell’esercizio un calo del 4,9% a 2,83 miliardi di dollari, mentre il direct-to-consumer è sceso di quasi il 2% a 2,05 miliardi.
Nell’ultimo trimestre, tuttavia, il Dtc ha mostrato un segnale positivo, con ricavi in crescita del 5% a 406 milioni di dollari,mentre il wholesale ha confermato il trend negativo cedendo iil 3% attestandosi a 748 milioni.
La categoria più fragile resta quella delle calzature, che ha chiuso l’anno con una contrazione dell’11% a 1,1 miliardi di dollari, il calo più marcato dell’intero portafoglio. L’abbigliamento, core business del gruppo, è sceso del 2% a 3,4 miliardi, mentre gli accessori sono rimasti sostanzialmente stabili, con ricavi pari a 414 milioni di dollari.
Il piano di ristrutturazione fiscale e l’outlook per il 2026
Proprio per sostenere questa fase, Under Armour ha deciso di estendere il piano di ristrutturazione fiscale 2025, aumentando il costo complessivo previsto a circa 305 milioni di dollari rispetto alla precedente stima di 255 milioni.
Gli oneri di ristrutturazione sono già saliti da 58 milioni nel 2025 a 127,7 milioni nell’ultimo esercizio, con il completamento sostanziale del programma che si attende entro il 31 dicembre 2026.
Le prospettive per il 2027 restano prudenti. Under Armour prevede un’ulteriore riduzione delle vendite nell’esercizio appena iniziato, provocato da un’ulteriore flessione in Nord America.
Il gruppo si attende invece una crescita negli altri mercati, in particolare in Emea e Asia-Pacifico, ma il recupero internazionale dovrà essere abbastanza solido da compensare il peso del rallentamento domestico.