Sono oltre 18 milioni gli italiani che dichiarano di seguire lo sport femminile. Un numero che non lascia spazio a equivoci: il movimento ha superato la soglia della nicchia e aspira a diventare un pilastro dell’offerta sportiva nazionale. Eppure qualcosa continua a non tornare.
A fare il punto è una ricerca di YouGov, presentata insieme a Spike Media e the breakaway.
Un paese anomalo in Europa
A trainare questo sviluppo è soprattutto la pallavolo. Mentre in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito il calcio femminile domina l’interesse del pubblico, l’Italia percorre una strada diversa: qui è la pallavolo a guidare con il 29% delle preferenze, seguita dal tennis (25%) e dalla ginnastica (20%).
Il calcio non compare nemmeno nella top tre.
«La pallavolo è l’emblema del potenziale dello sport femminile in Italia, – afferma Simone Tomassetti, General manager di Spike Media, società nata dalla joint venture tra la Lega Pallavolo Serie A Femminile e Gameday. – Parliamo di un movimento che muove le folle, che accoglie tifosi, appassionati, curiosi davanti allo schermo, nei palazzetti ma anche sui social: la Lega Volley femminile è la lega più seguita sui social, seconda solo alla Serie A maschile di calcio».
I 14,6 milioni di appassionati alla pallavolo femminile mostrano una caratteristica inattesa: il 61% è composto da uomini. Un segnale che lo sport femminile sta superando le segmentazioni tradizionali, conquistando una platea trasversale.
Il pubblico c’è, il problema è trovare le partite
Chi segue lo sport femminile non lo fa per caso o per l’effetto traino delle grandi manifestazioni. I fan tendono a seguire anche le competizioni ordinarie di campionato, a conoscere le atlete e le squadre, a ricercare i contenuti di propria iniziativa. Un profilo, secondo la ricerca, «più esperto, partecipe e fidelizzato» rispetto al pubblico generico.
Il problema non è l’interesse, ma l’accessibilità. Il 30% di chi segue lo sport femminile individua nella scarsa copertura mediatica la principale barriera allo sviluppo. Solo il 14%, per contro, attribuisce il minor seguito a una percepita minore spettacolarità.
Il pregiudizio sulla qualità dello spettacolo, insomma, non regge ai dati.
In tal senso, Tomasetti ha evidenziato il lavoro di Spike Media: «Non vogliamo aspettare che il pubblico arrivi da noi attraverso eventi occasionali come Olimpiadi e Mondiali, ma vogliamo portare il contenuto dove è il pubblico: in tv, nelle piazze, nei palazzetti, ma anche sui social dedicando a quest’ultimo mezzo non i contenuti ancillari, ma il meglio che possiamo offrire al pubblico affinché anche i curiosi sappiano dove trovare highlight, partite, azioni, contenuti esclusivi e da curiosi diventino così appassionati e infine tifosi».
Lo sport italiano alla prova della sostenibilità
Le barriere che frenano
Se i numeri del pubblico crescono, permangono ostacoli strutturali che limitano la partecipazione delle donne allo sport, sia come atlete sia come spettatrici. Il 42% delle donne dichiara di avvertire un blocco nella pratica sportiva legato agli stereotipi di genere; il 29% segnala il persistere di sessismo e commenti inappropriati.
«Lo sport femminile va trattato come un prodotto con una propria identità, non come un’estensione del maschile, – sottolinea Elena Mirandola, fondatrice di the breakaway, società di advisory specializzata nel supportare organizzazioni sportive e brand nella valorizzazione economica dello sport femminile. – I dati confermano che il pubblico ha caratteristiche, motivazioni di consumo e comportamenti distintivi. Per trasformare questa crescita in valore sostenibile servono strategie dedicate e innovative».
Lo sport femminile in Italia, in sostanza, merita di vivere come fenomeno a se stante da attenzionare, su cui investire e da cui imparare.
Dove si gioca la partita vera
La ricerca restituisce un quadro chiaro: la domanda c’è, il potenziale di crescita è elevato – il 37% del campione si dichiara “abbastanza interessato” allo sport femminile – ma l’offerta di contenuti non riesce a intercettarlo con continuità.
Circa il 50% dei fan ricorda le sponsorship durante le partite, segno che chi riesce a raggiungere questo pubblico ottiene risultati concreti in termini di attenzione e memorabilità.
La partita, insomma, si gioca fuori dal campo. E il cronometro è già partito.